• Quel che ascoltate sottovoce gridatelo dai tetti. Mt,10

La ragione del nostro silenzio

Nelle settimane scorse la Redazione ha ricevuto non poche richieste, da parte di affezionati lettori, tendenti a conoscere la ragione della prolungata stasi nella pubblicazione di articoli sul portale www.zonagrigia.it. Ebbene oggi, 29 ottobre 2018, questa ragione è divenuta drammaticamente evidente: dopo una breve, ma devastante malattia, ci ha lasciati Gaetano Placido, direttore responsabile di questa testata.

Se questo giornale on line è nato, lo si deve alla determinazione e alla capacità di coinvolgimento con la quale Gaetano ha saputo contagiare un manipolo di amici, trasfondendo loro entusiasmo e determinazione, necessari per la realizzazione di quella che per lui era inizialmente una “visione”, ma che poi egli stesso ha saputo trasformare in bella realtà.

Gaetano Placido è stato l’incarnazione dell’autentico civis, caleidoscopico promotore di tantissime iniziative finalizzate alla tutela dei diritti altrui, soprattutto di minoranze e di categorie di persone alle quali tali diritti venivano negati. Il suo impegno civile nell’affermazione della indispensabilità di educarsi ed educare alla convivenza civile resterà a lungo nelle menti e nei cuori dei tanti che hanno avuto il privilegio di conoscerlo e di godere della sua amicizia.

A questa Redazione mancheranno i sapienti indirizzi del Direttore, i suoi affettuosi consigli, la prudente e certosina attenzione con la quale seguiva il lavoro dei collaboratori, la sua caparbietà nella ricerca di fatti, storie, problematiche meritevoli di essere indagati e segnalati alla pubblica opinione.

La Redazione si stringe in un affettuoso abbraccio ai familiari di Gaetano e si accomiata dallo stimato Direttore con l’augurio: Sit tibi terra levis.

“Che la terra ti sia finalmente lieve”

 

Io non ho bisogno di denaro.

Ho bisogno di sentimenti,

di parole, di parole scelte sapientemente,

di fiori detti pensieri,

di rose dette presenze,

di sogni che abitino gli alberi,

di canzoni che facciano danzare le statue,

di stelle che mormorino all’orecchio degli amanti.

Ho bisogno di poesia,

questa magia che brucia la pesantezza delle parole,

che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

(Alda Merini)

Riceviamo dalla Comunità di base del Cassano e volentieri pubblichiamo.

Carissimo Gaetano

senza di te la Comunità perde la gioia di vivere e la vitalità, l’ironia ed il sorriso che non ti abbandonava mai, anche nei momenti più difficili, come quelli vissuti nei giorni ultimi della malattia. 

Eri tra i più giovani del gruppo, non solo per età anagrafica, ma soprattutto per lo sguardo con cui osservavi il mondo, che tu consideravi, nonostante tutto, un posto bello in cui vivere, in grado di donare gioia a chi sa apprezzarne la bellezza. E tu eri sempre capace di apprezzarla.  

Il tuo ininterrotto impegno sociale e politico trovava la sua origine proprio in questa capacità di cogliere la bellezza del mondo e nella volontà di tutelarla e proteggerla il più possibile, con ogni mezzo.

Anche la tua vocazione giornalistica nasceva dal bisogno di aver cura delle cose e degli altri.

Le tue analisi non erano mai fini a sé stesse, ma costantemente tese alla comprensione della realtà per migliorarla e renderla, in qualche modo, più equa. La tua scrittura era funzionale alla vita concreta ed espressione della rete di relazioni che avevi costruito ed alimentato.  

In questa rete un ruolo centrale ha svolto per te la Comunità: luogo della riflessione sulla fede, ma soprattutto spazio di amicizia e fraternità, in cui hai coltivato relazioni profonde ed autentiche, nella piena disponibilità verso tutti, con la ‘leggerezza’ di chi sa che solo insieme agli altri si può essere felici, riuscendo a sostenere, almeno un po’, il peso dell’esistenza.

Insieme a te si stava bene, il rapporto fluiva semplice e spontaneo, senza alcun bisogno di strategie comunicative, con la certezza di essere capiti.

Rapporti solidi, rafforzati dal trascorrere del tempo, che parevano destinati a durare per sempre. 

Per questo la tua fine inaspettata e dolente risulta inaccettabile, procurando un senso di smarrimento in tutti noi.

Questa volta la retorica della memoria consolatrice non basta a dare forza ai nostri cuori afflitti.

Un moto di rabbia attraversa la nostra anima di fronte alla malattia, alle ragioni incomprensibili della sofferenza, alla fragilità dell’esistenza, fino al non senso dell’attimo finale.

Tutto ciò interroga la nostra fede vacillante, messa a dura prova dalla scomparsa improvvisa di un fratello, come te.

Non ci resta che la speranza, come principio etico, ma dal contenuto difficilmente definibile. 

Caro Gaetano, Direttore carissimo, non è un caso che il tuo ultimo articolo -  pubblicato il 13 settembre 2018, su “zona grigia.it” - si intitoli proprio: “C’è ancora speranza?”.

In esso, con grande sensibilità politica e umana, analizzavi il dramma dei migranti e degli esclusi e concludevi, scrivendo:  

«La domanda è: C’è ancora speranza? Come uscire dalla trappola di un presente che ha smarrito la propria memoria?

La cultura e la politica dominanti, complici social e media asserviti, hanno represso il pensiero, pregiudicando la nostra libertà e la nostra stessa umanità.

La domanda ritorna: “C’è ancora speranza?”.

Crediamo che nessuno possa fornirci una risposta. Perché essa è imprigionata dentro noi stessi.

E bisogna ricercarla…prima che sia troppo tardi». 

I contenuti della speranza sono dentro di noi, imprigionati nella nostre anime, così afferma Gaetano in questa sorta di testamento spirituale. Non dobbiamo mai smettere di cercarli, anche nei momenti bui del dolore e della disperazione, quando la luce sembra irrimediabilmente spenta.

Questa speranza sarà nutrimento per la nostra fede e definirà gli orizzonti della nostra ricerca: te lo promettiamo, fratello caro.

Adesso speriamo solo che, in qualche modo, tu possa sentire la nostra vicinanza e il nostro affetto durante il viaggio che hai appena intrapreso.  

Ciao Gaetano. Ti vogliamo bene.

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