Riso amaro: 19 marzo 2024

tempo di lettura: 2 minuti

Elezioni in Russia: cosa vuol dire una campagna elettorale efficace! Ha votato per Putin l’88% degli elettori, molti dei quali convinti all’ultimo momento con le buone (o con le cattive, fate voi). E non si può parlare di brogli perché la trasparenza è stata assicurata, a partire dalle urne in plexiglass di ottima qualità. Gli stessi elettori hanno contribuito a creare un clima di fiducia rinunciando a piegare la scheda elettorale prima di inserirla nell’urna. D’altra parte le riprese video delle votazioni, seggio per seggio, garantivano l’assoluta visibilità delle operazioni di voto. Né si possono lamentare intimidazioni: i militari presenti in tutti i seggi sono intervenuti nelle cabine elettorali con estrema discrezione tenendo sempre i mitra visibilmente puntati verso l’alto.

Nulla da obiettare dunque: Putin inaugura il suo quinto mandato consecutivo con visibile soddisfazione meritandosi messaggi di felicitazioni dalla Cina, dalla Corea del Nord e dall’Iran. Anche in questi paesi asiatici, alleati della Russia, si vota di tanto in tanto con modalità diverse ma con analoghe garanzie e poi si scambiano reciproci complimenti per la limpida vittoria del partito al potere. Tutti condividono una più che decennale tradizione democratica, ma di una democrazia forte, che lascia poco spazio per deleterie improvvisazioni innovative. I candidati ritenuti troppo avventurosi vengono infatti dissuasi dal presentare liste autonome, avveniristiche, che potrebbero turbare gli elettori, sempre alla ricerca della stabilità e della tradizione.

I mezzi di dissuasione vanno talvolta oltre i limiti della Costituzione che, se c’è, è comunque molto elastica e permissiva quando si tratta di difendere il bene del popolo russo. Popolo russo sollevato financo dalla fatica di individuare quale e dove sia questo bene perché lo sa Putin così come i capi degli alleati asiatici di cui si diceva.

Letti i risultati elettorali in Russia, tirano un sospiro di sollievo anche i tre candidati sconfitti, perché hanno raccolto percentuali di voto tra il 4 ed il 3 per cento: chi avesse malauguratamente superato la soglia del 5 per cento avrebbe potuto suscitare l’irritazione di Putin che, avvezzo agli intrighi per deformazione da Kgb, avrebbe potuto leggere in questo risultato un’insidia al suo primato e, di conseguenza, al popolo russo che ne beneficia. Superare il 5% poteva infatti alimentare il sospetto che il candidato, messo in lista come mansueto concorrente dallo stesso Putin, avesse condotto una propria sotterranea campagna elettorale. E, si sa, i sospetti di Putin possono tramutarsi in spiacevoli interventi punitivi. L’esito contenuto, molto contenuto, dei tre concorrenti ci fa pensare invece che, spinti da questa comune preoccupazione, abbiano tutti, compattamente, invitato gli elettori a non disperdere stupidamente il voto ed a concentrarlo, per il bene della Russia, sull’amato zar Vladimir. Mancano, al momento, le felicitazioni di Erdogan e di Orban ma è comprensibile: pur mantenendo nei loro Paesi sistemi elettorali che si ispirano, con successo, al modello russo, sono rispettivamente membri della Nato e dell’UE e quindi, Putin vorrà comprendere, non si può. Il solo, intrepido Salvini, che governa un paese membro sia della Nato che dell’UE, si è spinto in un apprezzamento di alto spessore etico: “Quando un popolo vota ha sempre ragione”.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Torna in alto