Evasione dalla realtà*

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La tendenza ad aggregarsi a gruppi sociali è evidente nelle culture più diverse e nasce dai vantaggi che un gruppo offre nel soddisfare i bisogni giornalieri e nel lottare contro le avversità. Comunque, l’attrazione per gruppi settari molto compatti è tale da indurre gli adepti ad esporsi a molti rischi per fedeltà al gruppo: compiere lunghi periodi di duro lavoro non retribuito, esporsi al pubblico ludibrio, rinunciare a una gravidanza, rifiutare allettanti offerte di lavoro e trascurare la possibilità di farsi un’istruzione superiore, evasione dalla realtà. Un tipo di evasione dalla realtà è rappresentato dalla “sindrome di Peter Pan”, ben descritta da Eileen Barker: “in questo caso i convertiti sembrano ritornare allo stato emotivo di un’infanzia in cui genitori severi, ma affettuosi, dicono loro cosa devono fare e prendono tutte le decisioni importanti. A volte questi convertiti lavorano molto per il movimento, ma non hanno responsabilità. I genitori hanno riferito che in tali casi la loro preoccupazione non è che i loro figli stanno male, ma che sono felici e beati, senza alcun pensiero per il futuro. Anzi certi convertiti non credono che ci sia un domani … A volte aspettano sereni l’imminente fine del mondo o il loro estatico futuro in un’altra vita”.

Di solito chi entra a far parte di un tale gruppo rinuncia alla possibilità di prendere decisioni autonome e aderisce alle norme del movimento, cosa che potrebbe contrastare con i suoi bisogni di adattamento. Far risalire la responsabilità di una cosa a certe categorie di persone (i vertici del gruppo) invece che agli individui è uno degli espedienti più tipici ed efficaci di un regime totalitario, in primo luogo per costringere l’individuo a sottomettersi completamente, e in secondo luogo per “distruggerlo” come soggetto dotato di autonomia individuale. Allora quale meccanismo psicologico fa scattare la tendenza all’affiliazione?

Quando certe persone si fanno coinvolgere in un gruppo settario, si realizza un rapporto inverso fra i loro sentimenti di disturbo emozionale e il grado di affiliazione al gruppo. La capacità d’impegno individuale verso il gruppo è mediata dal sollievo da disturbi nevrotici, un sollievo che i proseliti provano con l’affiliazione e con la costante appartenenza al gruppo; più vi si sentono legati, meno angoscia provano. Al contrario, se si distaccano un po’ dal gruppo, essi vengono indotti a tornarvi a motivo dell’aumentata angoscia che avvertono. Un adepto diventa simile a una cavia di un esperimento di condizionamento; come osserva Marc Galanter, un adepto “può essere spinto ad adottare un modello di comportamento se in principio viene ricompensato ogni qualvolta agisca in un modo particolare. Constatando che, quando si sente legato al gruppo, la sua angoscia sparisce, tenderà a mantenere stretti contatti, e il sentimento d’intimità con il gruppo diventerà fonte di rafforzamento operante. Tale abitudine può svilupparsi senza che l’individuo ne sia consapevole. Analogamente la ripetuta disforia associata a sentimenti di disaffezione induce i membri a evitare l’allontanamento dal gruppo; è un rafforzatore negativo per rimanere uniti. … Il neofita, il prodotto di un processo di rafforzamento, continuerà il modello di intimità anche se le ricompense vengono date solo sporadicamente. L’effetto sollievo serve, quindi, a rafforzare un costante impegno di gruppo. … L’effetto sollievo è mediato dagli atteggiamenti affiliativi di coesione sociale e di dottrine condivise – cioè, da mezzi sociali e cognitivi”.

In sostanza, il gruppo settario promuove angoscia mentre, al tempo stesso, dà sollievo: il gruppo promuove norme comportamentali che possono esporre l’affiliato a una potenziale angoscia; poi egli si convince che il sollievo dall’angoscia dipende dalla fedeltà al gruppo, il che rende – a sua volta – il seguace più ricettivo alle richieste del gruppo e dei leader di questo. L’effetto sollievo è correlato a una coscienza di esclusività. Ovviamente non si può tacere sul rischio che l’atteggiamento difensivo possa diventare paranoia e questa sfociare in violenza: un movimento del genere può diventare “violento” contro gli affiliati, se è guidato da un alienato; la fede di un paranoide nella propria visione distorta del mondo può catapultare un individuo apparentemente irrilevante dall’anonimato all’adulazione, purché vi sia la giusta combinazione di circostanze. Grazie alla facilità con cui si può esercitare il controllo del gruppo, le fantasie di un leader si possono tradurre in azioni rituali che, sebbene bizzarre e nocive, hanno un senso all’interno del sistema del gruppo. Interagendo con i seguaci, il leader si convince sempre più del “grandioso” ruolo attribuitogli, ciò può indurlo a pretendere dagli adepti prestazioni che per gli estranei sono illegali; il gruppo può anche attribuire uno speciale significato agli avvenimenti e al linguaggio quotidiani.

* Tratto da S. Pollina – A. Aveta, Movimenti religiosi alternativi, LEV – Città del Vaticano 1998

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