Si accettano miracoli

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Le immagini del rider Gianni, rapinato a calata Capodichino a Napoli, hanno fatto il giro d’Italia. Come spesso succede, tutto ciò che accade nel Mezzogiorno assume connotati folkloristici e romanzati in cui la stampa e le tv non risparmiano mai di calcare la mano. Purtroppo oltre al ruolo controverso dei media, qui a Napoli bisogna fare i conti con un’escalation di criminalità e violenza che aumenta di anno in anno, complice la pandemia che ha inasprito il tessuto sociale già di per sé lacerato. Sui social le immagini hanno scatenato grande rabbia e frustrazione, soprattutto in quella parte di popolazione che si fa in quattro per mandare avanti le economie familiari tra mille difficoltà e dunque non vuole essere coinvolta dai racconti romanzati del resto del Bel Paese. Insomma senza andare alle origini di un divario che ha radici secolari, bisogna prendere in mano la situazione partendo dal presente.

Il Sud Italia fa i conti con un diffuso disinteresse e abbandono da parte delle istituzioni, per giustificare questa affermazione non serve riportare i dati Svimez o Eurispes che ci dicono come dal 2000 al 2017 i governi abbiano sottratto al Sud 840 miliardi di euro, una media di 46,7 miliardi l’anno. Questi numeri non determinano solo disoccupazione, mancanza di servizi per la popolazione e emigrazione, ma da ciò nascono soprattutto i conflitti sociali. Rapine, furti, giovani assoldati dalla camorra, ecco cosa determina la mancanza non solo di prospettive ma la totale anarchia alla quale sono soggetti i cittadini del Mezzogiorno. Contratti di lavoro a nero, occupazioni precarie, inefficienza dei trasporti, intere zone regalate alla criminalità che vivono con il lasciapassare dello Stato. Ma quello che manca al Sud non è solo il vile danaro, ma la mano di chi, dichiarandosi Stato, interviene a tutela del cittadino anche sul piano culturale. Questi dati taglienti certamente non vogliono giustificare i pietosi atti di chi sceglie la strada più semplice: quella della criminalità e della violenza; allo stesso modo però non possiamo pensare di risolvere il problema della criminalità con uno sterminio di massa. Sarebbe più opportuno parlare di ri-educazione: Napoli non ha bisogno di 70.000 agenti per sentirsi al sicuro, avrebbe bisogno di scuole nei quartieri malfamati, educatori e assistenti sociali, interventi reali nella sanità per permettere alle persone di curarsi a casa e non di andare a Milano magari per una banale operazione. Napoli avrebbe bisogno che lo Stato investisse realmente su un territorio fortunato, incastonato tra mare e montagne, in cui la popolazione potrebbe sfamarsi principalmente con il settore manifatturiero, con il turismo o la ristorazione, giusto per citarne alcuni. Una lista di desideri che al Sud sembrano sempre essere posticipati. Il Corriere della Sera del 13 settembre 1972 scriveva: “Le prospettive di un problema che tormenta l’Italia – Il divario fra Nord e Sud verrà colmato solo nel 2020”. Purtroppo i giornalisti di allora sono stati ottimisti nel pensare che qualche governo nell’arco di comodi 48 anni potesse risolvere la situazione o quanto meno tamponarla. Niente.

L’unica gioia che ci resta nel merito della questione del noto rider, con cui abbiamo aperto l’articolo, è che nella controversa era social, quell’episodio è stato diffuso ad un ampio pubblico. Qualcuno sbraitava a suon di tastiera cosa fosse giusto o sbagliato, altri gioivano per l’arresto di quei farabutti, come se questo risolvesse un problema; purtroppo non tutti sono così “fortunati” a finire nell’occhio di uno smartphone e scene del genere sono purtroppo all’ordine del giorno. Qualcun altro infine ha aderito ad una raccolta fondi che ha superato di gran lunga l’importo del costo del motorino. Ma la domanda che ci tormenta è: “Può Napoli, e il Sud Italia in generale, continuare a campare con la generosità e la solidarietà della propria gente?” Si accettano miracoli.  

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