Riso amaro: 15 maggio 2024

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Con l’approssimarsi delle elezioni si intensifica di giorno in giorno la batteria di ipocrisie, di ribaltamenti della verità che la destra al potere somministra sin dal suo infausto avvento. L’opposizione, spesso alle corde, non sarebbe in grado, anche se unita, di rispondere adeguatamente a questo fuoco di fila, un po’ perché non ha una capacità di amplificazione così potente, un po’ perché, con le sole eccezioni di Renzi e di Conte, oppositori a mezzo servizio, manca di una vera vocazione al riguardo. La sinistra ama ancora argomentare educatamente, ma la cosa funziona a stento con una destra che non solo inveisce ed insulta ma spesso crea artificiosamente le occasioni per poterlo fare.

La prova più recente di questa strategia della provocazione è stato l’intervento della ministra Roccella agli Stati Generali della Natalità, manifestazione provocatoria già nella magniloquenza della denominazione che vuole apparire come costitutiva di un movimento epocale. Intervento, come del resto gli altri, che non prevedeva alcun contraddittorio, nel più puro stile della Meloni che pontifica via social ed evita come la peste le conferenze stampa. All’intervento la Roccella ha rinunciato, com’è noto, per un inizio di contestazione da parte di una ventina di studenti.

Cosa avrebbe detto la Roccella se avesse avuto la pazienza di dare sfogo a quelle rumorose proteste? Bene, probabilmente avrebbe chiarito per l’ennesima volta che i pro-life introdotti nei consultori dal provvedimento contestato non avrebbero giammai tentato di dissuadere le donne dalla decisione di abortire, adottando le stesse pratiche colpevolizzanti in uso nei paesi sovranisti, ma avrebbero semplicemente ascoltato le ragioni della dolorosa scelta. Soltanto se fossero emersi motivi di natura economica, secondo la Roccella ed i suoi amici del coro, avrebbero proposto soluzioni alternative alla donna che si accingeva a compiere un “omicidio”. Come avrebbero potuto aiutarla? Ma è evidente! Le avrebbero trovato un lavoro decoroso a tempo indeterminato. Se un lavoro, magari indecoroso e precario, ce l’aveva già, le avrebbero offerto di costruire un asilo-nido sotto casa o, per risparmiare qualche milioncino, le avrebbero trovato una casa vivibile nei pressi di un asilo già in funzione. Impedire alla Roccella di illustrare queste sane prospettive ha comportato per gli studenti l’accusa di aver censurato la Ministra. Accusa formulata dalla stessa Roccella e riecheggiata dai replicanti a mezzo stampa del governo, come i soliti Sechi, Sallusti e compagnia insultante.

Alla Meloni però non è parso sufficiente che una semplice contestazione studentesca fosse gonfiata fino ad assumere la forma della censura, attività che è, per antonomasia, prerogativa di chi ha il potere. La Meloni l’ha trovata “ignobile”, aggettivo recentemente apparso nella propaganda di destra. Strumentalizzato anche il messaggio di Mattarella che giustamente, come garante della libertà di espressione, non poteva esimersi dal pronunciarlo. Non è stato elegante per la Meloni e la sua coorte riscoprire il Presidente in questa sola circostanza favorevole dopo averlo ignorato sistematicamente in tutti i suoi frequentissimi richiami al rispetto della Costituzione, del Parlamento e dell’autonomia della Magistratura. Ma attendersi dalla Premier la giusta misura nei fatti di politica interna è un miraggio. Ed infatti, quando gli studenti hanno spostato in piazza la loro protesta cercando di raggiungere la sede degli Stati Generali ancora in corso, sono stati regolarmente manganellati.

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