Ambientalismo e Costituzione: il Cile firma il Trattato di Escazù

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Lo scorso anno, il 22 aprile, entrò in vigore l’Accordo di Escazù, il primo accordo regionale dell’America Latina e Caraibi sull’ambiente, firmato fino a pochi giorni fa da 24 Stati del Centro e Sud America. Ma cos’è questo accordo è perchè è così importante? Nato il 4 marzo 2018 ad Escazù, in Costa Rica, da cui prende il nome, è il primo accordo al mondo che definisce specifici meccanismi di protezione per i difensori dei diritti ambientali e rinforza la partecipazione cittadina e delle comunità, introducendo anche dei meccanismi giudiziari in materia ambientale. Pochi giorni fa, il 18 marzo scorso, il Cile ha finalmente firmato l’Accordo che per il Paese sudamericano e per la vicina Argentina è particolarmente importante: entrambi condividono i territori della Patagonia, entrambi hanno al proprio interno un’alta percentuale di comunità indigene, entrambi hanno ancora questioni delicate da affrontare in merito ai diritti ambientali ed ai loro difensori. Che sia il caso di Santiago Maldonado in Argentina o le rivendicazioni delle comunità Mapuche nel nord del Cile, la firma dell’accordo di Escazù rafforza i rapporti tra i due Paesi.

Questo è il primo progetto che inviamo alle Camere ed è un chiaro segnale del senso di urgenza che hanno per noi la crisi climatica e la protezione dei diritti umani di coloro che difendono il nostro ambiente, i nostri fiumi, i nostri mari, le nostre coste e i nostri boschi”, ha dichiarato il neoeletto Presidente cileno Boric.

L’accordo prevede una maggiore trasparenza ed accesso all’informazione in materia ambientale da parte dei cittadini, anche in casi di grave minaccia per la salute pubblica. Questi meccanismi, insieme ad una maggiore partecipazione e coinvolgimento della popolazione tramite sondaggi, decisioni, emendamenti cerca di rimettere al centro il dialogo tra difensori dei diritti ambientali, istituzioni e popolazioni locali.

In Cile uno dei primi atti di Gabriel Boric poco dopo l’insediamento è stato proprio quello di firmare il Trattato, anche per delineare e rafforzare il ruolo dell’ambientalismo e della tutela della biodiversità del Paese e delle comunità indigene che lo abitano. La nuova Costituzione, che sarà sottoposta a referendum popolare il prossimo luglio, non solo è redatta da un’Assemblea Costituente con esponenti delle comunità mapuche cilene ma prevede specifiche leggi a favore della pacifica convivenza con le stesse e con la loro rappresentanza nel Parlamento e nelle altre istituzioni del Paese.

L’accordo, che inizialmente era già stato valutato dal governo cileno di Sebastian Piñera nel 2014, era poi stato messo in stand-by a causa delle forti pressioni che soprattutto le grandi imprese minerarie di estrazione nel nord del Paese avevano esercitato sul governo di allora.

Al momento la firma manifesta l’interesse del Cile ad entrare a far parte dell’Accordo, ma bisognerà attendere l’approvazione da parte delle Camere prima di poter poi passare alla fase di ratifica, con cui si sancisce il carattere vincolante del suo rispetto.

L’importanza dell’accordo, oltre che per l’aspetto ambientale, risiede anche nel riconoscimento dell’interdipendenza tra diritti umani e giustizia ambientale, e tra quest’ultima ed un trasparente accesso all’informazione. Inoltre è uno dei primi accordi al mondo vincolante dal punto di vista del rispetto dei diritti umani in relazione all’ambiente.

Le prime critiche sono arrivate da alcuni deputati cileni di centro destra, preoccupati per le implicazioni che l’accordo di Escazù potrebbe avere sulla sovranità nazionale del Cile e sulle relazioni con altri Paesi.

Ad ogni modo, la protezione dei diritti delle generazioni presenti e future ad uno sviluppo sostenibile, ad un ambiente sano, alla tutela della biodiversità dovrebbero essere inseriti nelle Costituzioni del mondo intero. Dei 33 Paesi del Centro e sud America ne mancano ancora diversi, ma si spera che questo possa essere solo un primo passo verso quella giustizia ambientale che ancora oggi viene silenziata attraverso uccisioni e violenza ma che, al pari di altre tematiche come il femminismo, ha bisogno di essere inserita nei programmi scolastici, nelle bozze legislative, nelle discussioni parlamentari e nelle assemblee di quartiere. L’impatto che questi temi hanno sulla nostra vita, soprattutto in un momento storico delicato come quello che stiamo vivendo, è inimmaginabile. Ben venga dunque l’Accordo di Escazù, ma soprattutto ben venga il carattere vincolante dello stesso, attraverso cui si spera che si possano davvero mettere in pratica virtuosi esempi di difesa e cura delle risorse naturali.

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