Anticonformisti

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Marina Ovsyannikova intervistata da Fazio su RAI3 (Fonte: www.iodonna.it)

Marina Ovsyannikova, nata nel 1982 a Odessa da madre russa e padre ucraino, è la giornalista che il 14 marzo scorso ha interrotto un seguitissimo notiziario televisivo serale del Channel One Russia per protestare contro l’invasione dell’Ucraina in corso, esibendo un cartello con la scritta in russo e in inglese: «Ucraina No War Russia. Ferma la guerra, non credere alla propaganda, qui ti viene mentito. Russi contro la guerra» e gridando: «Stop alla guerra! Nessuna guerra!» La trasmissione è stata interrotta, mentre la coraggiosa giornalista è stata arrestata, multata e poi rilasciata.

L’azione della Ovsyannikova è particolarmente rilevante perché realizzata durante una trasmissione di una rete televisiva prona alla linea del Cremlino che parla di una “operazione militare speciale” e che ai propri telespettatori non ha mai parlato dell’invasione russa dell’Ucraina come di una guerra.

La coraggiosa impresa della Ovsyannikova mi ha fatto ricordare una vicenda analoga, narrata da Noam Chomsky nel suo libro del 1985 La conoscenza del linguaggio, pubblicato in Italia nel 1989 dal Saggiatore. Il noto linguista riferisce che «nel maggio 1983 ebbe luogo a Mosca un avvenimento eccezionale. Dalla radio di Mosca un coraggioso radiocronista, Vladimir Dancev, in cinque trasmissioni nello spazio di una settimana denunciò la guerra dei Russi in Afghanistan, invitando i ribelli “a non deporre le armi” e a combattere contro “l’invasione” sovietica della loro nazione. … Nel dicembre, Dancev ritornò al lavoro dopo una cura psichiatrica. Un funzionario sovietico dichiarò: “Non è stato punito perché non si può punire un malato”.»

All’epoca l’atto di Dancev fu giustamente considerato come un rifiuto dell’intimidazione della violenza totalitaria: nella sua azione fu notevole il fatto che avesse definito “invasione” l’intervento sovietico in Afghanistan; infatti nella narrazione di regime si parlava solo di “difesa sovietica dell’Afghanistan” contro terroristi sostenuti dall’estero.

Nelle società autoritarie i mezzi di comunicazione di massa possono essere una forza imponente se mobilitati a sostegno del sistema di propaganda di stato. Perciò, come ha scritto Giuliano Aluffi su il venerdì, “per spezzare i pericolosi autoinganni di massa sono preziosi i segnali di dissidenza come il cartello pacifista mostrato a sorpresa, durante il tg della tv di stato russa, dalla giornalista Marina Ovsyannikova”.

Comunque, non bisogna dimenticare che il conformismo è implicito anche nella natura dei sistemi occidentali di indottrinamento; infatti, se nei sistemi illiberali appare poco apprezzata l’utilità propagandistica di un atteggiamento critico che però faccia proprie le ipotesi fondamentali della dottrina ufficiale e perciò renda marginale la discussione critica autentica e razionale, quella che deve essere bloccata, tuttavia, come sostiene Chomsky, nei sistemi a democrazia avanzata “è in questi modi che la storia viene plasmata nell’interesse di quelli che hanno privilegi e potere. … La democrazia permette che la voce del popolo venga ascoltata, ed è compito degli intellettuali assicurare che questa voce appoggi quello che leaders previdenti decidono essere il giusto corso. La propaganda sta alla democrazia come la violenza sta al totalitarismo. … L’espediente del dissenso simulato, che ingloba le dottrine della religione dello stato e elimina la discussione critica razionale, è uno dei mezzi più ingegnosi, sebbene vengano largamente impiegati anche la semplice menzogna e il tener nascosti i fatti e altre rozze tecniche assai efficaci nel proteggerci dalla conoscenza e dalla comprensione del mondo in cui viviamo”.

Per quanti aspirano alla libertà non v’è compito più urgente di quello di riuscire a comprendere e smascherare i meccanismi e le pratiche di indottrinamento, questi sono facilmente individuabili nelle società totalitarie, ma lo sono molto meno nei sistemi democratici.

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