Diario di un “segregato”: 14 aprile 2020

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Pasqua laica. Neppure quel poco di liturgia casalinga ereditata dalla tradizione familiare. Mancando sia l’acqua santa che il ramoscello di ulivo, niente benedizione. Entrare in possesso dell’ulivo sarebbe stato comunque problematico perché pare l’abbiano requisito le forze politiche per scambiarsi i segni di pace cui abbiamo assistito nella settimana santa. E tuttavia non ho lesinato a mia moglie le occasioni per mandarmi a far benedire altrove. Come quando ho osservato che il casatiello era diventato un tortano. Ottimo ma non più ascrivibile alla categoria dei casatielli. Mia moglie è insofferente al rigore stilistico. In cucina è uno spirito libero che ama volare in alto come Icaro spingendosi però oltre il limite di cottura e quindi, nel caso specifico, bruciacchiando i cannelloni. Le mie proteste sono state all’origine del secondo invito alla benedizione esterna.

La pastiera è andata in fumo, solo nel senso che non l’abbiamo fatta per mancanza di ricotta: l’ha portata nostra figlia. Il pranzo pasquale è stato una bella tavolata. Infatti abbiamo un tavolo bello grande che ci ha consentito di tenere le distanze con la nostra figliola, unica commensale, da sempre terrorizzata all’idea di un nostro possibile contagio.

Né la preoccupazione diminuisce, benché da qualche giorno il trend della diffusione del Covid-19 si sia favorevolmente invertito: la sequenza del numero di contagiati, di guariti e di deceduti è andata via via migliorando, certo non fino al punto di segnalarci dei resuscitati: c’è l’ha fatta, come ogni anno, soltanto il Solito Raccomandato, che vanta conoscenze molto Altolocate.

Qualcosa di simile alla resurrezione è avvenuto in Gran Bretagna con le dimissioni dall’ospedale di Boris Johnson, graziato dal Covid-19 ed anche dal popolo-gregge che doveva immunizzarsi da solo ed al quale il premier-pastore non ha ritenuto di dover chiedere scusa. Si è limitato a ringraziare i suoi salvatori. Speriamo che possano ringraziarli anche gli inglesi del gregge.

La Pasquetta l’abbiamo passata fuori. Abbiamo di comune accordo optato per il balcone più facile da raggiungere. E siamo stati benissimo. Non c’era nessuno. Qualche discussione c’è stata in merito a ciò che per tradizione caratterizza la Pasquetta fuori porta: la frittata di maccheroni. Volevamo portarla ma qui lo scontro è stato frontale: mia moglie ama quella con i vermicelli ed io invece preferisco quella con le penne (una volta denominate “maltagliati”) perché si “arruscano” meglio. In mancanza di una mediazione accettabile per entrambi abbiamo concordato di portarci il casatiello (per me tortano!) e i residui della “fellata” pasquale. Siamo rientrati nel pomeriggio senza incontrare traffico. Un’esperienza da ripetere.

P.S. Un ringraziamento a mia moglie che giudica preventivamente quanto da me scritto e sorvola su parecchie forzature e qualche “licenza poetica”.

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