Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei

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Giornali, televisioni e i media in generale ci hanno informato che domenica 19 maggio, nell’arena Palacio de Vistalegre, a Madrid, circa diecimila persone hanno assistito a Viva24, una convention organizzata dal partito di estrema destra spagnolo Vox, alla quale hanno preso parte diversi leader ed esponenti di partiti dell’estrema destra europea e internazionale. Si è trattato di un raduno significativo in quanto organizzato a tre settimane dalle elezioni europee che, visto il quadro politico attuale, potrebbero per la prima volta consegnare ai partiti di estrema destra più seggi che mai in precedenza, guadagnando un peso specifico che finora non hanno mai avuto.

Alla convention, naturalmente, non poteva in alcun modo mancare la nostra Presidente del Consiglio, anche se in collegamento audio-video, che secondo il suo stile e, parlando in perfetto spagnolo, ha esordito con il suo slogan preferito, “Patriotes españoles buenas dias, Yo soy Giorgia, soy una mujer, soy una madre, soy cristiana”, ovvero, “Patrioti spagnoli, buon giorno. Io sono Giorgia, sono una donna, sono una madre, sono cristiana”.

Chi erano gli altri ospiti che, insieme a Giorgia Meloni, hanno preso parte alla manifestazione? È importante saperlo, perché dalle compagnie di cui si fa parte si può meglio conoscere chi è una persona. Cominciamo, allora, dall’organizzatore del raduno e presidente del partito Vox: Santiago Abascal.

Ha fondato il suo partito nel 2014 e nei dieci anni trascorsi da allora lo ha portato a essere il terzo partito di Spagna, dopo socialisti e popolari. Abascal è un nostalgico di Francisco Franco, il dittatore fascista che governò la Spagna dal 1939 al 1975. Abascal è un fedele alleato di Meloni ed è noto per ciò che disse alla festa di Fratelli d’Italia che si tenne ad Atreju il 17 dicembre del 2023, alla quale era stato invitato. Intervistato da un giornalista, dichiarò che “verrà il momento in cui la gente vorrà impiccare per i piedi” il premier socialista spagnolo Sanchez, con un chiaro riferimento a Piazzale Loreto, e che suscitò, com’era prevedibile, un vespaio di polemiche. La sua ideologia politica comprende la demonizzazione della comunità Lgbt, il femminismo, l’ambientalismo, è contro l’aborto e l’eutanasia, e ritiene che quella del cambiamento climatico sia una balla colossale. È, come abbiamo detto, in sintonia assoluta con Giorgia Meloni, e il suo partito in Europa fa parte del gruppo dei conservatori e riformisti come FdI. Dopo la sua ultima visita a Roma di qualche mese fa, la Premier ha pubblicato questo tweet: “Due popoli fratelli per un’Europa unita di nazioni libere e sovrane. Grazie Santi Abascal per la tua gradita visita. Adelante juntos!”

Ci interessa, adesso, allargare il nostro orizzonte e fare conoscenza con alcuni degli altri illustri partecipanti al convegno di Madrid. Possiamo cominciare con Andrè Ventura, portoghese e fondatore del partito di estrema destra Chega; è deputato al Parlamento del Portogallo. Sono note le sue dichiarazioni anti-rom, islamofobe, xenofobe e sessiste. È a capo del fronte anti aborto e si dichiara un convinto cristiano, ha infatti anche un passato da ex seminarista. Proprio per questa sua fede radicata nel 2020 approvò una mozione del suo partito da presentare in Parlamento per la rimozione delle ovaie alle donne che hanno abortito. Che fortunatamente non passò.

Era presente anche Josè Antonio Kast deputato del partito repubblicano cileno, facente parte del Frente Social Cristiano, che fa della lotta all’immigrazione uno dei suoi punti di forza. È anche un sostenitore dell’abolizione della legge che autorizza l’aborto in caso di stupro o di pericolo per la vita della madre (legge Bachelet) e, come il nostro Salvini, propone di autorizzare i cittadini a portare armi e il diritto di sparare ai ladri ovunque si trovino. È anche lui un fervente cristiano e ha proposto di reintrodurre le lezioni di religione nelle scuole, sostenendo che “i cileni hanno bisogno di Dio e lo Stato dovrebbe promuovere la religione nelle scuole”. È un nostalgico della dittatura di Pinochet, che tanti lutti ha arrecato al Cile.

Non potevano mancare anche l’ungherese Viktor Orbàn e il polacco Mateusz Morawiecki ex primo ministro della Polonia. Il primo è da quattordici anni primo ministro dell’Ungheria, e le sue posizioni antieuropeiste sono note a tutti, così come la sua politica interna basata sulla retorica populista ha causato un processo di arresto ed arretramento della democrazia in Ungheria che sta muovendosi nella direzione di uno stato illiberale e autoritario. Il suo governo vorrebbe reintrodurre la pena di morte in Europa e le sue modifiche alla costituzione hanno limitato e ridotto la libertà di espressione, le libertà individuali, la libertà di stampa e hanno indebolito la corte costituzionale e il potere giudiziario. Infine Morawiecki, che ha ricoperto il ruolo di primo ministro per sei anni, fino 2023. Sotto di lui la Polonia ha avuto un forte regresso democratico, limitando la libertà di stampa, l’indipendenza della magistratura, e imprimendo una forte svolta in direzione dell’autocrazia e dell’autoritarismo. Concludiamo con l’attuale presidente argentino, Javier Milei, che è un concentrato di tutti gli altri personaggi di cui abbiamo parlato. È “moralmente contrario” all’eutanasia e all’aborto anche in caso di stupro. È anche contrario alla giustizia sociale, in quanto ritiene che le disuguaglianze sociali siano naturali e che il governo non debba cercare di ridurle e che la giustizia sociale è un “concetto aberrante” e un “furto”. È, infine, un negazionista relativamente ai crimini commessi durante la dittatura di Jorge Rafael Videla che causò quello che è stato definito “il dramma dei desaparecidos”.

Potremmo continuare ancora a lungo, menzionando i molti altri personaggi dello stesso tenore presenti al raduno di Madrid, ma riteniamo che ciò che abbiamo tratteggiato possa sufficientemente chiarire che tipo di politici sono quelli con i quali la nostra “mujer” Presidente del consiglio si accompagna e le cui idee condivide. Ma questi sono gli “esterni”; vogliamo dare un’occhiata agli “interni” quelli della sua cerchia di nostalgici camerati? Uno di quelli a lei più vicini è certamente Nicola Procaccini, ex sindaco di Terracina e facente parte da ragazzo del Fronte della Gioventù. È ricordato anche per un indimenticabile discorso agli Stati generali dei Fratelli d’Italia del 2022, quando definì l’ambientalismo di sinistra una nuova “forma di comunismo” e aggiunse quali sono le ragioni spirituali per le quali l’ambientalismo dei Fratelli d’Italia comprende un fermo sostegno alla caccia: “Perché la caccia definisce un rapporto sacro fra gli esseri umani e gli animali, fra gli esseri umani e il creato. Nelle sacre scritture c’è Dio che dice: «Di tutto ciò che è vivo e si muove tu ti nutrirai». Non dice: «Mangiatevi i cornetti vegani». Di questo circolo di “amanti della natura a modo loro” fa parte pure Sergio Berlato, eurodeputato uscente, famoso anche per le posizioni no vax, ospite fisso alle fiere delle armi, pronto sempre a promettere leggi che tutelino i proprietari di fucili e pistole. Gli fa concorrenza un altro uscente, Pietro Fiocchi, balzato agli onori delle cronache per aver scelto come manifesto elettorale una sua foto mentre imbraccia un fucile e prende la mira (mica cornetti vegani, direbbe Procaccini), a riprova di voler onorare la tradizione di famiglia: la Fiocchi munizioni è infatti la società di famiglia, pilastro della confindustria delle armi, l’Anpam, [fonte L’Espresso del 10 maggio 2024]. Anche nel caso degli “interni” ci fermiamo qui, lasciando a chi volesse approfondire, di leggere la vastissima documentazione disponibile al riguardo, in particolare i libri di Paolo Berizzi, inviato di Repubblica, le cui inchieste gli hanno procurato minacce e atti intimidatori da parte di gruppi nazifascisti. Per questo, da febbraio 2019 vive sotto scorta.

Per conoscere bene una persona, abbiamo già detto, ma è un pensiero condiviso, oltre che alle sue idee bisogna far riferimento alle sue frequentazioni, alle sue compagnie, a coloro con in quali condivide il percorso politico della sua vita. E quelli di cui abbiamo succintamente parlato sono i fedeli compagni del cammino della “sorella d’Italia” che sta pian piano riportando il nostro Paese a tempi che pensavamo definitivamente superati. Ecco chi è Giorgia Meloni, che risponde perfettamente all’intramontabile detto: “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”!

Parlavamo poco fa di Paolo Berizzi, che nel suo ultimo libro include la seguente presentazione: “Vent’anni fa mi dicevano: «Tu vedi fascisti ovunque, ma dove li vedi tutti ‘sti fascisti?». Rispondevo: «Nelle piazze, nelle curve degli stadi, ai raduni nazirock». Dieci anni fa, ancora, mi dicevano: «Tu vedi fascisti ovunque, ma dove li vedi questi fascisti?». E rispondevo: «Nelle piazze, nelle curve, ai raduni musicali e sul web, tanti sul web …». Oggi continuano a dirmi: «Ma tu vedi fascisti ovunque … Dove li vedi tutti questi fascisti?». E io rispondo: «Al governo». (Il ritorno della bestia. Come questo governo ha risvegliato il peggio dell’Italia, Rizzoli 2024). Il governo più a destra della storia repubblicana, unico Stato europeo dove i postfascisti sono al governo. Guidato da un partito erede ideologico della matrice fascista. Quando è andata al potere, la fervente estimatrice di Benito Mussolini, da lei definito “un buon politico”, e del fascista e razzista Giorgio Almirante, la Presidente del consiglio dei ministri, anziché smentire gli antifascisti, ha sostanzialmente confermato i loro argomenti. Come? Piazzando diversi camerati e nostalgici del fascismo dove mai questi avrebbero immaginato: al governo e ai vertici delle istituzioni. Dunque, nell’anno di grazia 2024, i postfascisti non c’è bisogno di andare a scovarli chissà dove: siedono nei palazzi del potere. Definitivamente sdoganati e legittimati. Stanno in Parlamento, governano, occupano ruoli apicali nelle strutture dello Stato.

Da ciò che abbiamo fin qui detto nessuno dovrebbe trarre la conclusione che si stia asserendo che possa tornare il fascismo storico, il regime dittatoriale dell’olio di ricino e del manganello, delle camicie nere e del fez. Ma il successo elettorale e l’arrivo al governo degli eredi diretti di un partito fondato dai reduci del Partito Nazionale Fascista e della Repubblica sociale italiana, hanno spalancato scenari imprevedibili fino a poco tempo fa e tuttora impensabili in gran parte d’Europa. Nell’Italia del 2024 ci sono persone che celebrano le ricorrenze e le personalità del Ventennio, manifestano apertamente la loro allergia a tutto ciò che sa di antifascismo, assorbono e diffondono l’antisemitismo e il razzismo compendiati nel mito complottista della “sostituzione etnica”, si impegnano per limitare i diritti delle donne, dei gay, delle lesbiche, delle persone transgender e delle famiglie non tradizionali. Intrattengono relazioni pericolose con gruppi apertamente neofascisti e neonazisti che glorificano e praticano la violenza verbale e fisica. Come dice Berizzi nel suo libro: “La Bestia è tornata. Non che fosse scomparsa, eh. Ce l’aveva solo fatto credere. Aveva imparato a nascondersi bene, e senza che questo destasse particolare stupore, né riprovazione, né indignazione, anzi. La Bestia ha semplicemente cambiato pelle. Con un suono diverso ha ricominciato a ringhiare in noi. Oggi, settantanove anni dopo essere stata abbattuta, è rispuntata come una nera fenice. Dunque rieccola qui, sotto nuove spoglie. Mutata. Disarticolata. Rimodellata. Rieditata. Mitigata. Ingentilita. Decontestualizzata. Ricontestualizzata. Subdola. Liquida. Disaggregata. Proprio per questo più insidiosa … La Bestia è il fascismo che torna sulla tavola degli italiani. La tavola della democrazia nata dall’antifascismo, dalla resistenza partigiana, dalla lotta di liberazione. Quel desco che ha al centro la nostra Costituzione repubblicana, e che adesso si ritrova di nuovo come commensale sgradito e inatteso, lui, il «fascismo nuovo». Una sintesi tra postfascismo, criptofascismo e populismo… Perché la Bestia ha capito che per rialzarsi basta riconnettersi alla pancia di un Paese che quel passato non lo ha mai davvero metabolizzato. Non lo ha mai espulso. Semmai, culturalmente, lo ha semplicemente congelato in attesa di capire se davvero l’organizzazione democratica del nostro Stato sia la migliore delle forme di governo possibili”. Dice giustamente la senatrice a vita Liliana Segre, che da anni ripete che il fascismo non se ne era mai andato. Era lì, sul fondo del Paese. Non più “sul fondo”, adesso. Infatti, essa impone il proprio potere con esuberanza, arroganza, protervia. Vedi, per esempio, l’occupazione del servizio pubblico RAI, ribattezzata «Tele-Meloni», seguendo uno schema che è il tentativo ossessivo di spegnere o silenziare tutte le voci contrarie. Chi denuncia, chi smaschera, chi dissente; chi non si allinea al messaggio sovranista-patriottico a reti unificate. Un esempio pertinente è rappresentato da ciò che è accaduto al noto giornalista Massimo Giannini che, dopo aver partecipato a una puntata di Otto e mezzo con la Gruber, era rientrato in albergo, a Milano, dove, alle quattro del mattino, una squadra di quattro (quattro) poliziotti lo ha buttato giù dal letto per notificargli una querela per diffamazione, come se invece di un noto e stimato giornalista fosse stato Matteo Messina Denaro o Giovanni Brusca. Perfino il ministro dell’Interno, Piantedosi, ha dovuto telefonargli personalmente per fargli le sue scuse, dopo il vespaio che s’era sollevato.

La classe dirigente espressa dal melonismo con il suo operato, i suoi messaggi, i suoi slogan ha sdoganato definitivamente un magma che ribolle nel Paese: fascisti, omofobi, misogini, antisemiti e razzisti si sentono ormai pienamente legittimati grazie al nuovo vento nero. Hanno perso pudori e ritrosia. Non si vergognano più. Escono allo scoperto vantandosi. Ecco la destra sedicente conservatrice, ma che in realtà si sente ideologicamente in continuità con il fascismo storico. Il fascismo di oggi, invece, inscindibile dall’eredità del passato, è anzitutto il razzismo. È la xenofobia. È la discriminazione. È l’intolleranza. È l’attacco ai principi e ai dettami costituzionali. È la violenza che clona sé stessa e che del fascismo fu cardine. È l’attacco al femminismo. È la riabilitazione del patriarcato. È l’ossessione continua per uno o più nemici, un nemico al giorno. È il bisogno di andare sempre all’attacco.

Ancora una volta chiamiamo in causa Liliana Segre che descrive come la “marea di intolleranza” che monta insieme alla fascistizzazione del senso comune prodotta da una politica basata sulla strumentalizzazione della paura e sul vellicamento della pancia più retrograda, reazionaria, oscurantista, intollerante e nostalgica degli italiani. La politica più spregiudicata parla alla pancia degli italiani solleticando i loro istinti più bassi, la rabbia, la paura alimentata per creare nemici che nell’immaginario collettivo diventano minacce. Sul podio dei nemici da additare: immigrati, stranieri, clandestini, e poi le ONG, gli amici dei migranti e, ovviamente, la sinistra, gli antifascisti, la comunità LGBTQ+ e i suoi paladini, il gender fino agli intellettuali.

Qualcuno penserà, forse, che si stia ingigantendo un problema in fondo non così grave, e che la biondina piccolina con gli occhi azzurri non fa proprio pensare al maschio profilo granitico del Duce. E così pensandola si fa proprio il suo gioco. Ritornando all’inizio di questa trattazione dove abbiamo parlato del movimento estremista Vox col quale Fratelli d’Italia dialoga, possiamo ben dire, rispolverando una vecchia locuzione latina, “Vox populi, vox Dei”; solo che oggi Vox populi può certamente essere la voce di una parte del popolo, ma certamente NON È “Vox Dei”!

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