Lo scugnizzo che divenne scienziato

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Anton Dohrn e Salvatore Lo Bianco, Particolare di un’immagine tratta da Maria Procino (a cura di), “Turillo e gli altri: Viaggio nella Stazione zoologica di Napoli”, su Archivi della Scienza (Fonte: Wikimedia Commons).

Il nome di Salvatore Lo Bianco è poco noto alla maggior parte dei napoletani, eppure Turillo (così era chiamato affettuosamente dai suoi amici) è stato uno dei più eminenti zoologi della fine del XIX secolo. Partendo dal gradino più basso, grazie alla sua passione, divenne negli anni pilastro della stazione zoologica di Napoli.

Lo Bianco nacque a Napoli nel 1860, negli anni difficili successivi all’unità d’Italia. Un periodo segnato dalla transizione dei poteri e dalle scelte socio-economiche promulgate dalla casa Savoia, tra cui la chiusura degli istituti assistenziali ecclesiastici (decreto regio n.3848 del 15 agosto 1867), il disarmo degli arsenali e degli opifici, l’abolizione dello sfruttamento agricolo intensivo, la coscrizione obbligatoria di cinque anni e il fenomeno del brigantaggio (legge Pica, DR n.1409 del 15 agosto 1863). La mancanza di lavoro, l’inurbamento massiccio e l’assenza di enti assistenziali contribuirono a creare figure come gli scugnizzi, monelli di strada che vivevano di espedienti. Nella sua Mergellina, anche Turillo, alto e massiccio, era uno scugnizzo. Suo padre, portiere del magnifico palazzo Torlonia, decise di toglierlo dalla strada, affidandolo come garzone a uno strano tedesco che viveva nel palazzo: Anton Dohrn, biologo di fama internazionale.

A quattordici anni, Lo Bianco iniziò a lavorare come inserviente alla stazione zoologica. Dohrn, notando la sua perspicacia e curiosità intellettuale, gli affidò il compito di seguire gli scienziati e i pescatori impegnati nel reperimento di materiale biologico nelle profondità del golfo di Napoli. Imparò a suddividere i reperti da affidare ai laboratori dalla fauna per arricchire l’acquario. Per la sua indole rigorosa ma gioviale, Turillo divenne un punto di riferimento tra pescatori e ricercatori. Dohrn non tardò a cogliere questa dote del giovane e affidò allo zoologo August Müller la sua formazione scientifica. Quando Müller lasciò la carica, Lo Bianco, a soli ventuno anni, divenne capo del reparto conservazione della stazione zoologica. Esperto della fauna e della flora marina, Lo Bianco pubblicò oltre trenta lavori scientifici che gli valsero fama internazionale. Perfezionò i metodi di conservazione dei reperti biologici marini, permettendo l’invio di intere collezioni in tutto il mondo. Per tali meriti, nel 1895, fu insignito della laurea honoris causa in scienze naturali dall’Università di Napoli. Fu membro di varie accademie e società scientifiche e ricevette onorificenze italiane, tedesche, russe e spagnole. Morì a soli 51 anni, stroncato da apoplessia cerebrale.

Per celebrare i 150 anni di attività della stazione zoologica di Napoli, è stato recentemente inaugurato il Darwin-Dohrn Museo nei locali della ex Casina del Boschetto nella Villa Comunale. Una vera perla tematica che illustra la teoria dell’evoluzione attraverso gli organismi marini. I nuovi spazi, oltre ad arricchire l’offerta espositiva dell’acquario, permettono di ammirare la collezione storica del Museo di Zoologia della Stazione Zoologica, a cui ha lavorato il grande Salvatore Lo Bianco. Inoltre, il suo laboratorio, ricostruito e mostrato accanto alle sue opere, offre l’emozione di trovarsi come a bordo del Nautilus nelle profondità marine narrate da Giulio Verne.

La vicenda umana di Salvatore Lo Bianco ci insegna l’importanza di offrire opportunità ai giovani senza giudicarli a priori. Come disse il poeta e drammaturgo francese Victor Hugo: “Ogni bambino che si istruisce è un uomo che si guadagna”. Dohrn vide il potenziale in un giovane scugnizzo e gli offrì la chance di crescere e diventare una figura di rilievo nel mondo scientifico. Un esempio eloquente di come la fiducia e l’educazione possano trasformare una vita.

Questa riflessione ci invita a guardare oltre le apparenze e a investire nel potenziale umano, offrendo opportunità a chiunque, indipendentemente dal censo, dalla casta e dai nostri pregiudizi.

2 commenti su “Lo scugnizzo che divenne scienziato”

  1. Raffaele Catania

    la vicenda di Lo Bianco sottolinea che la cultura dell’inclusione deve essere un impegno collettivo, che parte dalla famiglia ma che viene rafforzato da una rete sociale e istituzionale capace di offrire opportunità a tutti

    1. Antonio Nacarlo

      Sono pienamente d’accordo con il tuo commento. La storia di Salvatore Lo Bianco è un chiaro esempio di come l’inclusione e l’opportunità possano cambiare la vita di una persona. L’impegno della famiglia, come quello del padre di Lo Bianco, unito al supporto di una rete sociale e istituzionale, rappresentata in questo caso da Anton Dohrn e dalla stazione zoologica di Napoli, ha permesso a un giovane scugnizzo di emergere come uno dei più eminenti zoologi del suo tempo.

      Questa vicenda ci ricorda che l’inclusione non è solo un valore astratto, ma un impegno pratico e collettivo che richiede il contributo di tutti noi. Investire nei giovani e offrire loro opportunità senza pregiudizi può portare a risultati straordinari, beneficiando non solo gli individui, ma l’intera società. Come ha detto Nelson Mandela, “L’educazione è l’arma più potente che puoi usare per cambiare il mondo”.

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