A distanza di sicurezza

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Molti hanno criticato l’assenza di Elly Schlein alla manifestazione romana dello scorso 14 novembre indetta da CGIL e UIL in concomitanza dello sciopero generale. La sua presenza in realtà sarebbe potuta apparire come una inopportuna ingerenza partitica in un evento promosso anche dalla UIL, sindacato non collaterale al PD. Questa scelta è stata dunque dettata da motivi di correttezza politica ed appare condivisibile.

Un plauso generale merita invece la segretaria del PD per aver rifiutato l’invito a presenziare alla kermesse meloniana di “Atreju”. Su “la Repubblica” del 16 novembre Filippo Ciccarelli, attento custode di tanti piccoli eventi ingiustamente dimenticati, ci ricorda invece che vi hanno preso parte, negli anni, non pochi esponenti di spicco della sinistra, tra i quali Bertinotti, Letta, Renzi, Minniti, Veltroni e Orfini. Certo, il contesto era diverso. C’è indubbiamente una notevole, forse decisiva, differenza tra gli assetti politici del passato e quello attuale: Alleanza Nazionale è stata per anni una componente minoritaria nella famiglia politica berlusconiana e faceva meno paura di Forza Italia e della Lega, nord o meno che fosse.

Purtuttavia già allora non pochi osservatori giudicavano inopportune quelle “comparsate” per la semplice ragione che suonavano come una legittimazione degli avversari politici. Avversari politici che si mostravano (e la cosa dura tuttora, anzi si è aggravata) già allora sprezzanti nei confronti delle istituzioni e dei partiti di sinistra che le difendevano. Come dimenticare il tono offensivo più volte usato dal Cavaliere contro i “comunisti” e contro gli stessi elettori (coglioni!) dei “comunisti”? E la costante denigrazione della magistratura (un cancro!)? E la veemenza o, meglio, la violenza verbale che attraversava tanti interventi pubblici di Bossi, di Borghezio, di Calderoli e poi di Salvini e dello stesso Berlusconi? Furono quelle e tante altre le voci di destra ad abusare della parola “vergogna”, urlata ad ogni minima occasione di scontro. Furono ancora quelle voci a commutare ogni critica nei loro riguardi in “insulto”, per poi trascendere in comportamenti squallidi come quello di festeggiare la caduta del secondo governo Prodi con lo sbracato consumo, in aula, di fette di mortadella e spumante.

Difronte a simili atteggiamenti, costantemente forcaioli ed offensivi, offrire la propria cortese partecipazione ad eventi o manifestazioni della destra è stato quantomeno un errore di comunicazione: ha dato ragione a chi non crede nella politica, a chi sostiene che gli scontri politici altro non sono che una messa in scena per conquistare voti mentre in realtà i politici formano una solida “casta”, anzi “la casta” che dette poi il nome all’improvvido best-seller di Stella e Rizzo, comoda semplificazione delle vicende politiche italiane.

Dunque male fecero i personaggi ricordati da Ceccarelli ad onorare le manifestazioni della destra, di questa destra che era già becera trent’anni fa e male facevano anche i D’Alema e i Veltroni a presentare le loro pubblicazioni seduti accanto a quell’anfitrione della seconda e della terza repubblica che è Bruno Vespa. Meglio tenersi a distanza di sicurezza.

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