La festa del Primo Maggio

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Mentre i lavoratori celebrano la loro festa oziando o partecipando a disdicevoli manifestazioni di protesta, il Governo lavorerà come non mai per varare un provvedimento loro dedicato. L’iniziativa di convocare il Consiglio dei ministri per il 1° maggio, orgogliosamente annunciata dalla Meloni, ha trovato subito in Salvini il più entusiasta sostenitore: perfettamente in linea con le sue abitudini che comportano fugaci presenze nelle sedi istituzionali (Parlamento Europeo e Viminale, due record di assenze), ma un continuo impegno in campagna elettorale mirato a future cariche istituzionali assentandosi dalle quali potrà fare altra campagna elettorale per ottenere ulteriori incarichi istituzionali e cosi via.

Non che gli altri componenti del Governo siano molto più presenti di lui: la Meloni gira il mondo in lungo e in largo in cerca di alleati alternativi ai partner comunitari e, quando resta sul “patrio suol”, inaugura e sostiene tutto l’inaugurabile e il sostenibile nell’ambito del “Made in Italy”, tallonata dal cognato che poi non trova il tempo di aggiornare la sua labile conoscenza del fenomeno migratorio e delle reali esigenze di manodopera sottopagata, specie nel suo settore di competenza, l’agricoltura. Ma il primo maggio anche lui sarà impegnato nell’esibizione muscolare promossa dalla cognata. Che poi la cosa suoni come l’ennesima provocazione non tange nessuno dei partecipanti anche se si tratterà di approvare misure, proprio in materie di lavoro, invise ai sindacati convocati la sera prima per comunicare il loro disaccordo, che sarà ovviamente ignorato per mancanza di tempo. Ester Lynch che guida il sindacato europeo, la storica European Trade Union Confederation, ha commentato (“Domani” del 29 aprile): “Proprio il primo maggio, nel giorno in cui i lavoratori si riuniscono per celebrare le loro conquiste sul fronte dei diritti, Meloni intende introdurre un provvedimento che peggiora ancor di più le condizioni di chi sta già peggio”. Probabilmente il sottotitolo di tutta questa perversa iniziativa non è altro che “fare la festa ai lavoratori” nel giorno della loro festa: eccellente trovata che meriterà di essere ricambiata col richiamo al 4 maggio nel momento in cui questo Governo dovesse essere sfrattato.

Intanto il disimpegno dei tanti ministri e sottosegretari girovaghi ha contagiato anche i parlamentari della maggioranza che, assentandosi dalla Camera dei deputati probabilmente attratti dal lungo ponte festivo, hanno affossato per la prima volta nella storia della Repubblica, il documento di programmazione economica: evidentemente c’è nell’aria qualcosa che ostacola l’incontro tra la politica e il buon senso. Lo prova la reazione scomposta della Lega alla designazione di Luigi Di Maio all’incarico di inviato speciale dell’Unione Europea per il Golfo Persico, già ratificata dal Comitato Politico e di Sicurezza e pertanto definitiva. Irricevibile e vergognosa per la Lega, la scelta dell’UE ha indotto Maurizio Gasparri a proporre un’interrogazione parlamentare. Il buon senso avrebbe piuttosto suggerito di esprimere soddisfazione per la fiducia accordata a un nostro connazionale, specie da parte di chi predica il nazionalismo: si vede che Di Maio non è considerato un patriota. Le opposizioni, che del patriottismo non fanno la loro bandiera, hanno invece apprezzato la decisione.

Ciò malgrado nessuno può sottrarsi all’aria malsana che avvolge il nostro paese. A sinistra il PD avrebbe preferito che la Schlein avesse affrontato con maggior cautela l’intervista concessa a “Vogue” invece di ammettere che per il suo look paga una “armocromista”, professione ignota ai più ma diffusa tra i giovani. Prudenza suggeriva di evitare di parlarne per non esporsi allo sciacallaggio giornalistico delle testate che furono di Berlusconi e che sono oggi di Angelucci. Le stesse che si sono scagliate contro Bersani colpevole di aver regalato alla moglie (dopo oltre quarant’anni di matrimonio) una borsa di Vuitton e che qualche anno prima avevano dedotto, con un acume insospettabile, dal colore dei calzini di un magistrato la sua preconcetta avversione al patron Berlusconi, indagato come quasi sempre nel corso della sua lunga vita. Bersani, come adesso la Schlein, dovevano immedesimarsi nelle condizioni economiche del ceto sociale che si ostinano a voler rappresentare, senza indulgere al lusso. Consoliamoci pensando che anche Giuseppe Conte è stato accusato di aver passato qualche giorno a Cortina con la compagna, invece di portarla a Roccaraso. Sarebbe opportuno, in vista dell’inevitabile alleanza col M5s, che la neo-segretaria del PD facesse qualche passo visibile verso il popolo della sinistra così come ha fatto l’astuto Giuseppe Conte rinunciando alla sua amata “pochette”.

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