È difficile comprendere senza conoscere

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Chi ha una certa età ricorderà probabilmente un libro e un film che, a quel tempo, riscossero un notevole successo. Stiamo parlando di 1984, dello scrittore inglese George Orwell, e del film che ne fu tratto, superbamente interpretato da Richard Burton. Fu a quel libro che dobbiamo l’espressione “Grande Fratello”, oggi in uso per indicare un potere occulto che manovra e manipola nell’ombra spinto da fini inconfessabili, ma della quale non si ricorda più, probabilmente, l’origine. Il libro, del 1948, scritto poco tempo dopo la fine del secondo conflitto mondiale, è un romanzo dichiaratamente distopico che nella mente del suo autore aveva avuto origine probabilmente dall’osservazione di due totalitarismi, uno facente seguito all’altro: il Nazismo e lo Stalinismo, del secondo dei quali, ancor oggi, il mondo subisce la nefasta influenza. Totalitarismo è il primo dei due termini che compongono il titolo dell’ultimo saggio di Achille Aveta, che qui presentiamo, ed esso richiama alla mente regimi nei quali la volontà popolare, il potere, il dominio, la libertà di opinione e di stampa sono tutti concentrati in un solo uomo – dittatore, tiranno, autocrate – o in un ristretto gruppo di uomini: un’oligarchia. In questi regimi le libertà individuali sono fortemente limitate, se non del tutto soppresse, e la vita delle popolazioni è scandita dai diktat del “Grande Fratello”.

Ma Aveta, in questo testo, non fa riferimento a un regime dispotico dei tanti esistenti ed esistiti nel nostro mondo; no, disvela, invece, una realtà sconcertante che alligna, e spesso prospera, nel cosiddetto mondo libero: quella delle sette religiose, e che riguarda centinaia di milioni di persone. A modello descrittivo egli prende in esame uno dei movimenti più noti, quello dei Testimoni di Geova, paradigmatico di molti altri consimili; modello che, però, può non sempre essere obbligatoriamente associato a un fenomeno religioso, ma ad ogni formazione che, cooptata in un’ideologia distopica, rende l’individuo succube del “Grande Fratello” di turno.

Chi non ha una conoscenza profonda e pluridecennale dei Testimoni di Geova, come quella di Aveta, potrebbe rimanere profondamente turbato nell’apprendere che in mezzo a noi, sparse in tutto il mondo, vivono milioni di persone la cui esistenza sembra ricalcare, aspetto per aspetto, il mondo da incubo descritto da Orwell nei lontani anni Quaranta. No, il saggio di Aveta non descrive oscure celle nelle quali languono emaciati dissidenti, costretti con la violenza ad accettare la “verità” del Grande Fratello. Infatti, al termine Totalitarismo l’autore affianca l’aggettivo mitigato, a indicare che si tratta di una restrizione che “non fa sistematico ricorso a coercizione fisica”. Il mondo orwelliano dei Testimoni di Geova è una prigione le cui gabbie non sono d’acciaio, che pure possono essere infrante; sono gabbie mentali, difficilissime da infrangere, nelle quali la “vittima” ha scelto, in apparenza volontariamente, di rinchiudersi, perché le è stato fatto credere che solo così potrà ottenere la ricompensa della felicità e della vita eterna. È in questo mondo, in cui la distopia si è mutata in realtà, che Aveta ci invita a fare ingresso, disvelandoci una realtà dove esiste la “Società” descritta da Orwell, che qui si chiama “Società Torre di Guardia”, dove esiste il “grande fratello”, che qui si chiama “Corpo Direttivo”, e dove esiste la neolingua, che qui si chiama “lingua teocratica”. È una società, quella dei Testimoni, che pur vivendo nel XXI secolo crede fermamente, come se fossero realtà, in miti e leggende che il pensiero razionale, le scoperte scientifiche, la medicina moderna hanno spazzato via ormai da secoli. E come esiste gente che crede nella terra piatta e nella terra cava, per i Testimoni Adamo è un personaggio reale che oggi avrebbe 6.000 anni, se non fosse morto per la sua disubbidienza, e dal quale discendiamo tutti noi, gettando così al macero scienze come l’antropologia, la geologia, l’archeologia, la paleontologia, tutte discipline considerate “demoniche”. Tutto il loro armamentario di pensiero deriva da un termine di cui fa abbondantemente uso Orwell: il bispensiero, che per i Testimoni è “La Verità”. Aveta dimostra oltre ogni dubbio e facendo riferimento quasi esclusivamente alla letteratura ufficiale del movimento, che per circa otto milioni di persone la Verità è una, e una soltanto: quella che proviene dal Grande Fratello/Corpo Direttivo.

L’autore entra nel profondo di questo mondo che vive fra di noi, ma di cui non sappiamo niente, per mostrarci in che modo ogni momento della giornata, ogni pensiero, ogni gesto, ogni desiderio, ogni sentimento, ogni abitudine – dal modo di vestire, di pettinarsi, allo svago, agli spettacoli, alle letture, alle cure mediche, ai progetti per il futuro – non sono frutto di scelte libere e individuali, ma provengono solo ed esclusivamente dal “Grande Fratello”: la “Società”. Mi sento di paragonare il lavoro di Aveta, sotto certi aspetti, all’Effetto Lucifero di Philip Zimbardo che, in un altro ambito, svela i tremendi effetti del condizionamento mentale su persone “normali”. Il saggio di Aveta è imperdibile per chi desideri veramente rendersi conto della pericolosità di alcuni movimenti che operano liberamente in mezzo a noi, ma anche perché non si limita all’esposizione di una realtà che non conoscevamo, e propone validi e concreti suggerimenti utili a una riflessione, anche a livello governativo, volti a porre rimedio a un dramma spesso sconosciuto, che ha in numerose occasioni portato alla rovina di singoli individui e di gruppi famigliari. Il lavoro di Aveta si avvale anche di numerose testimonianze di persone che hanno vissuto da protagonisti la tragedia di vivere all’interno di questo movimento, fra le quali quella di Barbara Grizzuti Harrison, scrittrice e giornalista, che per alcuni anni ha vissuto, facendone parte, presso la sede mondiale della “Società”, e le cui parole – che vale la pena di leggere – mostrano pienamente lo strazio di chi all’interno del gruppo vorrebbe uscirne, ma non ha la forza per farlo perché la conseguenza sarebbe la “morte civile”, l’ostracismo totale anche da parte degli affetti più cari.

In estrema sintesi ci sentiamo di raccomandare la lettura di Totalitarismo mitigato che, sebbene non sia l’unico testo che tratta magistralmente un argomento così delicato, esistendone – principalmente nel mondo anglosassone – altri di grande valore, è l’unico che fornisce una quantità di riferimenti oggettivi e non di critica ideologica o dottrinale, tale da renderlo assolutamente indispensabile per entrare in un mondo che scorre accanto a noi, insospettabile eppure reale. E bene fa l’autore a concludere il suo prezioso lavoro, citando le parole di una ex seguace della tristemente nota setta del “Tempio del Popolo”, Jeannie Mills: “Non fidatevi di chi vi promette la luna”.

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