La truffa delle auto con targhe estere

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Riceviamo dall’avv. Riccardo Vizzino e volentieri pubblichiamo

Negli ultimi anni si sta assistendo, specie nel nord Italia ed ancor più nella regione Campania, ad un aumento esponenziale di automobili circolanti con targhe estere, soprattutto bulgare e polacche.

Il fenomeno è allarmante perché, tramite la cosiddetta estero-vestizione (si veste un veicolo italiano con targa straniera), vi sono automobilisti assicurati con contratti dubbi rispetto alla data di copertura e alle garanzie per i danneggiati in sinistri stradali, ovvero circolanti con veicoli non assicurati. Ancora, mediante tale escamotage è possibile non pagare il bollo (o il super bollo per le auto di lusso), evitare di effettuare la revisione, eludere il pagamento delle contravvenzioni al codice della strada.
Il fenomeno così delineato, dunque, rappresenta un danno alla collettività, una potenziale truffa allo Stato e al contempo può integrare ipotesi di evasione fiscale in piena regola circa la violazione della normativa sull’imposta sulle assicurazioni.

Inoltre, i dati dimostrano che spesso i veicoli con targa straniera risultano coinvolti in sinistri stradali fraudolenti a danno delle imprese assicurative e del Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada.

Le nuove norme per circolare in Italia

Eppure, la legge italiana ha cercato a più riprese di ostacolare tali procedure, ma vi è stato un sovrapporsi di novità legislative ed eventi i cui effetti, probabilmente, non sono stati attentamente valutati.
Dopo la stretta del DL n°113/2018 (Decreto sicurezza), per adeguarsi alle norme europee, la legge europea 2019 (la n°238/2021) ha modificato gli articoli 93, 94, 132 e 196 del Codice della strada ed è stato aggiunto l’articolo 93-bis. Allo stato, tutti gli autoveicoli, motoveicoli e rimorchi immatricolati all’estero che circolano in Italia devono essere iscritti al Reve (Registro Veicoli Esteri), così da ottenere l’immatricolazione italiana. Un veicolo con targa estera non può circolare oltre l’anno su suolo italiano; inoltre, chi è residente in Italia da più di 90 giorni non può circolare con targa straniera sulle nostre strade. Se il conducente del veicolo immatricolato all’estero risiede in Italia, ma non è proprietario del mezzo (perché, ad esempio, lo ha preso a noleggio a lungo termine o con un contratto di leasing o di comodato), insieme ai documenti di circolazione rilasciati dallo Stato estero deve portare con sé un documento sottoscritto dall’intestatario del veicolo dal quale risulti per quanto tempo e a che titolo lo sta utilizzando.
In linea di principio, si è passati da un divieto di guidare sul territorio nazionale veicoli con targa estera per chi risieda in Italia da più di 60 giorni a un obbligo di immatricolare con targa italiana (articolo 93-bis) il proprio veicolo entro tre mesi.

Gli escamotage per aggirare la norma

Dopo una prima battuta di arresto, sono tornate a circolare numerose targhe straniere, soprattutto nel capoluogo partenopeo: molti cittadini, infatti, sono riusciti a trovare un ennesimo espediente con cui aggirare i vincoli legislativi.
La chiave di tutto sta nel fatto che, nel nuovo regime, l’immatricolazione in Italia si può evitare se il conducente residente in Italia non coincide col proprietario (residente all’estero): in questo caso si è in regola se si tiene a bordo un documento con data certa firmato dal proprietario, che indichi a che titolo e per quanto tempo il conducente può utilizzare il veicolo.
Alcune aziende (soprattutto in Campania) hanno creato, dunque, delle società di leasing estere che rottamano l’auto in Italia e, dopo 10 giorni, consegnano targa e libretto provenienti da un altro Paese. Proprio il noleggio di queste auto, prima immatricolate in Italia, poi radiate per esportazione, quindi reimmatricolate in un paese estero e rientrate in Italia per essere cedute in locazione, consente ai locatari di abbattere notevolmente i costi dell’assicurazione e di sottrarsi dal pagamento della tassa di possesso e delle multe per violazioni al codice della strada.
Altro stratagemma, utilizzato da stranieri che hanno ottenuto la residenza in Italia, consiste nell’intestare il veicolo a un parente che ancora vive nel paese di origine per evitare la disciplina  italiana (fiscale, assicurativa,…).

I danni per la collettività

Il fenomeno della circolazione illegittima delle targhe straniere è una immane truffa che si fa contro gli interessi nazionali dello Stato italiano. Tuttavia, il danno ed il peso economico di siffatte operazioni, a ben vedere, gravano sull’intera collettività.

La targa estera porta con sé il fatto che la polizza assicurativa sia rilasciata nel paese di immatricolazione: saltano quindi l’aliquota sui premi RC Auto del 2,5% in favore della Consap, il contributo al Servizio sanitario nazionale (aliquota del 10%) e l’imposta sulle assicurazioni che a Napoli è pari al 16%. Tali costi sono dovuti sulle polizze Rc auto emesse dalle imprese assicurative in Italia.

Sempre sul fronte assicurativo, si acutizza il problema delle compagnie estere (in particolare di alcuni paesi dell’est Europa), che a volte non risarciscono i danni o lo fanno in modo tardivo o incompleto.

Il risultato è che chi circola in Italia con la targa estera in modo non convenzionale risparmia anche sull’assicurazione, a spese della collettività nazionale. Infatti, i risarcimenti dovrebbero essere garantiti dall’Ufficio Centrale Italiano (UCI), che funziona grazie ai contributi pagati sulle polizze emesse in Italia.

In verità, la procedura che coinvolge l’UCI risulta particolarmente complessa e spesso si conclude con un diniego del risarcimento dovuto alla difficoltà di reperire la Compagnia estera di riferimento o al rifiuto di quest’ultima di risarcire il danno provocato, o ancora ai vizi dell’istruttoria che viene affidata ad una società terza nominata dalla Compagnia di assicurazione estera.

Ad una analisi più attenta, si comprende che la procedura di liquidazione del danno, in caso di incidente provocato da veicolo immatricolato all’estero, risulta affetta da molteplici criticità derivanti proprio dal fatto che l’UCI non ha mai istituito una procedura di incarico di propri liquidatori e fiduciari, restando la liquidazione del danno, di fatto, affidata a terze società e/o mandatarie della compagnia assicurativa estera. Tali enti, come dimostra l’evidenza empirica, non hanno né le capacità né gli strumenti per svolgere un’adeguata istruttoria del sinistro: infatti, si tratta spesso di società multiservizi che non hanno alcuna specializzazione in materia o, in ogni caso, di società che non hanno alcuna esperienza sul campo e conoscenza del territorio.

Nel caso in cui il veicolo estero non sia assicurato, l’onere del risarcimento grava sul Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada alla formazione del cui patrimonio contribuiscono tutti i cittadini virtuosi che pagano premi assicurativi.

Altro aspetto preoccupante della circolazione non convenzionale dei veicoli con targa straniera concerne il coinvolgimento di tali mezzi in sinistri fraudolenti quali presunti danneggiati. Si pensi che, dai monitoraggi sul fenomeno condotti dalle compagnie assicurative, è emerso che nel solo anno 2022 sono stati rubricati oltre 4.000 sinistri con ricorrenza di targhe estere da tutta Europa. L’incidenza è maggiore nella regione Campania.

L’analisi di tali ricorrenze sinistrose ha consentito di individuare tre principali, ricorrenti, situazioni fraudolente:

– I legali dei danneggiati, le controparti e i testimoni sarebbero spesso soggetti inesistenti, come risultato dalle verifiche anagrafiche effettuate tramite l’Agenzia delle Entrate.

– Le targhe montate sui mezzi incidentati sarebbero false; in molti casi, infatti, si tratterebbe di targhe abbinate a un differente veicolo, come emerso in seguito a verifiche di riscontro con i corrispettivi registri di targhe straniere; in altri casi si tratterebbe di targhe assolutamente inesistenti, o, ancora, di targhe abbinate a veicoli rubati (ovvero le targhe estere risulterebbero essere oggetto di furto).

– Per le richieste risarcitorie verrebbe utilizzato spesso un medesimo veicolo sul quale verrebbero montate, però, targhe diverse. Uno stesso danno, in tal modo, viene liquidato più volte; inoltre, il veicolo, in questo modo, sfugge al database gestito dall’Ivass (Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni). Tale tipologia di truffe è stata individuata dalle aree antifrode delle compagnie assicurative procedendo alla identificazione corretta del veicolo mediante rilevamento del numero di telaio, in caso di sinistri con denuncia di danni similari.

Le evidenze empiriche sui fenomeni fraudolenti riguardanti veicoli immatricolati all’estero appaiono sempre più preoccupanti in relazione agli importi risarciti; il che inevitabilmente fa aumentare il fabbisogno per pagare i sinistri e potrebbe comportare significativi aumenti dei premi assicurativi.

Possibili soluzioni

La portata dei fenomeni descritti e i danni derivanti sembrano sottostimati dalle istituzioni competenti e dalle imprese. Sarebbe pertanto opportuno iniziare, anche se in palese ritardo, a ricercare le evidenze empiriche sulla circolazione dei veicoli con targhe estere, rilevare i relativi dati numerici e conoscere le realtà fattuali sul tema della locazione o sublocazione di veicoli con targa straniera. L’esperienza maturata finora sollecita di ricercare un ulteriore intervento legislativo che consenta di superare le criticità emerse e i raggiri all’attuale normativa. Al contempo è necessario un lavoro sinergico delle compagnie assicurative, delle autorità penali, della amministrazione finanziaria e della guardia di finanza teso ad individuare e debellare il fenomeno delle intestazioni fittizie, delle locazioni in violazione della legge e dei fenomeni fraudolenti legati alla assunzione di rischi e alla liquidazione dei danni che coinvolgono veicoli con targa estera. In tal senso sarebbe quanto mai opportuno effettuare verifiche sul veicolo con targa estera presso il database del Registro Pubblico dei Veicoli Esteri (REVE) la qual cosa consentirebbe di conoscere il reale locatario del mezzo e la effettiva provenienza. Ancora, analogamente a quanto già avviene in caso di veicoli non assicurati, i Tribunali dovrebbero negare il risarcimento ai danneggiati che pongano in circolazione un veicolo con targa straniera con espedienti contra legem.

Proprio con riferimento alle richieste risarcitorie aventi ad oggetto sinistri con targa straniera, sarebbe necessario che le compagnie assicurative svolgessero una istruttoria più attenta e che, quanto meno in sede di perizia, si provvedesse allacorretta identificazione del veicolo col rilevamento del numero di telaio; ciò al fine di evitare il consumarsi di pericolose truffe e che il medesimo danno sia oggetto di plurime liquidazioni. In sede giudiziale, inoltre, diventa più che mai necessario verificare la legittimazione attiva del richiedente il risarcimento e di agire mediante azioni preventive (accertamento conservativo ed accertamento negativo del credito).

Si tratta di arginare un danno alla collettività, che richiede di superare inefficienze di sistema, allo scopo di ripristinare al più presto possibile la legalità e la tutela degli assicurati con contratti stipulati con imprese italiane. 

Avv. Riccardo Vizzino
Responsabile nazionale di Civicrazia contro le truffe

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