L’informazione russa e la verità: un incontro occasionale

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Spesso ci chiediamo, da quando è iniziato il conflitto russo-ucraino, su quali informazioni i filo-putiniani di casa nostra fondino il loro giustificazionismo nei confronti dell’aggressione di un paese sovrano. Quelli di area leghista, pensiamo a Savoini ed ai suoi confratelli dell’Associazione Culturale Lombardia-Russia, tuttora da lui presieduta, godono forse di canali privilegiati? Berlusconi, vecchio amico di Putin ma forse troppo vecchio e quindi non più affidabile? È difficile non pensare che anche loro facciano parte di quella vasta fetta dell’opinione pubblica mondiale che diffida delle notizie ufficiali diffuse dalla Federazione russa attraverso i suoi politici e le sue agenzie di stampa. Diffidenza che nasce dalla constatazione, amara ma anche un po’ divertita, che la leadership russa mente sistematicamente.

Il caso più recente è la negazione, quasi irritata, del malessere occorso al ministro degli esteri Lavrov all’avvio dell’ultimo G20 tenutosi a Bali. A conforto della tesi volta evidentemente a dimostrare che i diplomatici politici hanno una salute di ferro (retaggio, forse, del potere taumaturgico della famosa “cortina di ferro”), è stata fatta circolare una rasserenante foto in cui il diplomatico russo appare in piena forma con indosso pantaloncini corti e maglietta, come se tornasse da una mezz’oretta di jogging. Un’inchiesta di la Repubblica, pubblicata il 16 novembre, rivela invece che Lavrov è stato effettivamente ricoverato per un certo numero di ore in un reparto ospedaliero che da noi definiremmo Cardiologia Intensiva.

L’attitudine alla menzogna sembra però un cardine della politica putiniana: la prima bugia nell’ambito dell’invasione dell’Ucraina riguardò l’invasione stessa, negata decisamente fino alla vigilia. Vi ha fatto seguito un ininterrotto flusso di fake news, a partire da una presunta minaccia della Nato verso la Federazione russa, che avrebbe causato la reazione militare contro l’Ucraina, e continuando poi con la parola d’ordine “liberiamo l’Ucraina dai nazisti”, con la negazione della strage di civili scoperta a Bucha e dai russi immediatamente derubricata ad invenzione propagandistica degli stessi ucraini, dotati di capacità scenografiche in grado di simulare bombardamenti, distruzioni di residenze civili, camere di tortura, tutte messe in scena emanazione diretta della vera natura di Zelensky, uomo di spettacolo.

D’altronde, come peraltro tutti i regimi dittatoriali che si rispettino (sic!), anche quello russo ha mantenuto la sua popolazione per mesi e mesi nella totale ignoranza definendo la guerra una semplice “operazione militare speciale” e somministrandole chissà quante altre fandonie.

Ma c’è poco da sorprendersi. L’invenzione di menzogne e la contraffazione della verità sono una costante nella politica estera russa: è ormai notorio il peso determinante che l’hackeraggio indotto da Putin ha avuto nel condizionare gli inglesi nel voto favorevole alla Brexit, utile a indebolire l’Unione Europea, e gli statunitensi nell’elezione di Trump. È tuttora in dubbio se i successi leghisti beneficiarono dell’appoggio degli hackers vicini a Putin e dei finanziamenti occulti elargiti anche alla Le Pen in Francia ed a Vox in Spagna, entrambi ormai accertati.

A conferma di tutto quanto sopra richiamato, ove non fosse già abbastanza, non guasta ricordare la notizia riportata in un trafiletto a pagina 18 di la Repubblica del 16 novembre scorso. Vi si informano i lettori che un tribunale di Amsterdam ha condannato all’ergastolo tre ufficiali legati ai servizi segreti russi per l’abbattimento dell’aereo di linea MH-17 avvenuto nel luglio 2014 durante la guerra nel Donbass. Nel corpo di molte delle 298 vittime, in gran parte olandesi, sono stati rinvenuti frammenti del missile erroneamente lanciato contro il volo di linea partito da Amsterdam perché confuso con un aereo da trasporto militare ucraino. La Federazione russa non solo ha negato per otto anni l’evidenza, facendo anzi circolare versioni mendaci che attribuivano la responsabilità del massacro all’Ucraina ed agli Stati Uniti, ma ha anche posto il veto alla creazione di un tribunale speciale delle Nazioni Unite che si pronunciasse sul caso.

La lunga sequela di contraffazioni della realtà rende l’informazione della Russia di Putin ancor meno attendibile di quanto già non lo fosse quella dell’Unione Sovietica. Gli equidistanti nostrani, pur volendo ammettere che anche l’Ucraina abbia una sua vocazione alla menzogna e che le nazioni belligeranti se ne servono abitualmente, dovranno riconoscere che i regimi autarchici ne fanno un uso sistematico anche nei confronti dei loro “sudditi” e che la loro credibilità è quasi pari a zero.    

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