Per non dimenticare…

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Riceviamo da Maria G. Buscema e volentieri pubblichiamo

Ingresso del campo di Auschwitz

È fondamentale commemorare, come ogni anno, il Giorno della Memoria, ricordando il 27 gennaio 1945, data della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz da parte delle truppe sovietiche. Anche se la tragedia ha come protagonista la Germania di Hitler, l’Europa ne è stata co-partecipe, perché i vari collaborazionismi fascisti aiutarono gli occupanti nazisti a perpetrare le persecuzioni.

Comunque non vanno ricordati solo i 6 milioni di ebrei massacrati, ma tutte le minoranze ritenute pericolose dal nazifascismo, come zingari, omosessuali, dissidenti politici e religiosi, e fra questi vanno ricordati i Testimoni di Geova. La Watch Tower Bible and Tract Society of Pennsylvania, ente legale che gestisce questo movimento, notava il prof. M. James Penton, descrive le altre confessioni, dalla cattolica agli evangelici, come compromesse col nazifascismo, mentre i Testimoni si sono mantenuti “saldi di fronte all’attacco nazista”, come recitava il titolo di un noto documentario prodotto dal Movimento; tuttavia il libro di Penton I Testimoni di Geova e il Terzo Reich. Inediti di una persecuzione (Edizioni Studio Domenicano, 2008) riporta, con documenti d’archivio riprodotti in appendice, che se è vero che i seguaci della Watch Tower Society mantennero la loro neutralità, subendo una durissima repressione, i vertici di allora, il presidente Joseph F. Rutherford e i dirigenti della Società in Germania, cercarono di ingraziarsi il dittatore Hitler per evitare il bando governativo, ma al rifiuto del cancelliere seguirà un inasprimento dei toni che spingerà il leader nazista a reprimere duramente i Testimoni, deportati nei campi di concentramento e nelle carceri del Terzo Reich.

La comunità dei Testimoni italiani annovera anch’essa una vittima dell’odio nazifascista, l’italiano Narciso Riet, e la Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova lo ricorda come predicatore italiano di origini tedesche che i nazisti, che occupavano il nord Italia – nella collaborazionista Repubblica di Salò – identificarono come “coordinatore per l’Italia” dell’attività degli Studenti Biblici (I.B.V.), com’era conosciuto il Movimento, compito fino al 1939 espletato da Remigio Cuminetti, il primo obiettore di coscienza italiano durante la guerra del 1915-1918 che farà un servizio sostitutivo, cosa che successivamente, ai Testimoni sarà vietato dal 1939 al 1995, pena la scomunica.

Riet fu processato in Germania, viste le origini, per le sue attività in «violazione delle leggi sulla sicurezza nazionale» del Reich, riconosciuto colpevole per avere ricoperto una «posizione importante nell’Associazione Internazionale degli Studenti Biblici» e condannato a morte il 23 novembre 1944. All’inizio del 1945 fu tra i 90 prigionieri deportati a Gardelegen (presso Magdeburgo) per essere fucilati. Da quel momento non se ne ebbe più alcuna notizia.

Nel caso italiano il Movimento, a differenza della Germania che presentava oltre 20.000 seguaci, aveva circa duecento adepti, ma le autorità fasciste si accaniranno duramente, alla pari di altri culti acattolici. Come mai? Ci sono prove che Benito Mussolini in persona seguisse personalmente la repressione del movimento millenarista, dato che sulle proposte di assegnazione al confino e su altre proposte punitive ai danni dei Testimoni di Geova italiani è spesso presente il timbro con le frasi “Presi gli ordini da S.E. il Capo del Governo” o “Presi gli ordini del Duce”, cui segue la sigla del capo della polizia Arturo Bocchini in segno di approvazione della proposta, che portava alla repressione, che era collegata al rifiuto di prestare servizio nelle forze armate e per via del boicottaggio della Campagna d’Africa, col rifiuto di versare “l’oro alla patria”.

Sin dal 1928 le autorità fasciste raccolsero informazioni sulla Watch Tower Society all’estero grazie alle ambasciate italiane, portando degli emissari dell’OVRA, la polizia mussoliniana, a visitare la sede mondiale del movimento a Brooklyn o quella di Berna, in Svizzera, che soprintendeva l’opera per l’Italia, monitorando e schedando i lettori della rivista La Torre di Guardia e vietando l’introduzione della rivista Consolation (oggi Svegliatevi!), bloccando e sequestrando, tramite il controllo del servizio postale, tutta la letteratura edita dalla Watch Tower Society. Dal 1939 Mussolini, all’epoca pure Ministro dell’Interno, seguirà la repressione, aprendo, con una circolare del 22 agosto, la cosiddetta “grande caccia” che, partendo da 300 sospetti, portò all’arresto e condanna da parte del Tribunale Speciale di 150 adepti, facendone condannare 26 a pene durissime.

A far andare su tutte le furie il dittatore italiano erano i rapporti dell’OVRA in cui si riferiva che i Testimoni ritenevano “il Duce e il Fascismo emanazioni del demonio”. Come nella Germania di Hitler, le frasi presenti sulle pubblicazioni scritte da Rutherford esprimevano concetti così radicali da spingere il regime, tutt’altro che tollerante, a considerare i Testimoni di Geova tra “i fanatici più pericolosi”, non esitando a perseguitarli, dato che sul libro Nemici, del 1937, scritto da Rutherford, è detto: “Si dice che Mussolini non si fida di nessuno, ch’egli non ha alcun vero amico, che non perdona mai un nemico. Temendo di perdere il controllo sul popolo, egli regge in modo implacabile. … L’ambizione di Mussolini è quella di diventare un grande signore della guerra e di regger il mondo intero mediante la forza.” Frasi veritiere, ma che i Testimoni, in Italia e Germania, continueranno a diffondere a pagamento di porta in porta, facilitando l’arresto, la deportazione e la morte dei membri, come l’italiano Narciso Riet. Insomma, Rutherford mise in pericolo i suoi fedeli, che avrebbero potuto predicare con la sola Bibbia, parlando a parenti e amici, evitando di bussare magari alla casa di un prelato o un membro del partito totalitario di governo, cosa che avrebbe comportato la denuncia e l’arresto. Ma forse Rutherford non conosceva Matteo 10:16, quando Gesù disse “… vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe”, la cui lettura avrebbe evitato non pochi problemi ai fedeli.

È interessante il tema dell’antisemitismo, cruciale il 27 gennaio: in Italia, sulla base del censimento del 1938, c’erano 47.000 cittadini ebrei, lo 0,1% su una popolazione di 45 milioni, e 10.000 ebrei stranieri. Ma verranno schedati e arrestati 7.579 ebrei, di cui 6.806 deportati nei campi di sterminio dai quali ne sono ritornati soltanto 837, un’onta per l’Italia, tenendo conto che molti, perfettamente integrati, aderiranno a quello stesso fascismo che li pugnalerà alle spalle nel 1938. L’anno seguente, nell’opuscolo Fascismo o Libertà, Rutherford dice che il fascismo “perseguita gli Ebrei … ed anche in questo egli è sostenuto dalla Gerarchia [cattolica]”, ma nella Dichiarazione dei Fatti inviata a Hitler per evitare nel 1933 il bando, dirà a Hitler che la Watch Tower non era finanziata da ebrei, come diceva la propaganda nazista, condannando gli “affaristi ebrei”, uno stereotipo antisemita, promotori secondo Rutherford di quel big business osteggiato dai Testimoni, “particolarmente nelle città di Londra e di New York”, citando un proverbio newyorkese secondo cui “gli ebrei ne sono i proprietari, i cattolici irlandesi la governano, e gli americani pagano il conto”, dichiarazioni che, un anno dopo, saranno ristampate alle pagine 134-139 del 1934 Yearbook of Jehovah’s Witnesses, e nel libro Rivendicazione del 1937 dirà che “Gli ebrei furono cacciati e la loro casa rimase desolata perché essi avevano rigettato Gesù. Fino ad oggi, non si sono pentiti di questo atto criminale dei loro antenati. Quelli che sono tornati in Palestina lo fanno per egoismo o per ragioni sentimentali”. Senz’altro frasi di cui la Watch Tower non va fiera oggi!

Comprendiamo che gli adepti europei, in buona fede e in balia delle evoluzioni teologiche del leader Rutherford, furono schiacciati fra l’incudine della Watch Tower e il martello nazifascista, vittime di due fanatismi, quello del totalitarismo politico e quello rutherfordiano, saldi di fronte all’offensiva del totalitarismo, a differenza della leadership a Brooklyn, che agì in maniera narcisistica, scagliando contro l’OVRA e la Gestapo coloro che innocentemente avevano riposto fede nella sua figura e nelle sue profezie. Anche loro, come l’italiano Narciso Riet, vanno ricordati il 27 gennaio.

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