Dio, Patria e Famiglia

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Da un po’ di tempo questo trinomio campeggia quasi dappertutto insieme al volto angelico della biondina dagli occhi cerulei, ed è esibito con lei al centro e i suoi manipoli ai lati su striscioni che una folla di sostenitori porta in giro osannante. Il manifesto, più esplicitamente recita: “Difendiamo Dio, la Patria e la famiglia”. Vorremmo adesso chiedere a “Io sono Giorgia” cosa esattamente si intende con queste parole.

Cominciamo con la prima, “Difendiamo Dio”. Cosa vuol dire, precisamente? Dio è per definizione onnipotente, pertanto nessuno nell’intero universo potrebbe mai fargli del male o mettere in dubbio la sua potenza. Allora, “difendiamo Dio” potrebbe voler dire che si deve difendere la fede in Lui, il che presuppone che si sia credenti. Di conseguenza, almeno apparentemente, gli atei e gli agnostici sono esclusi dalla competizione elettorale di Fratelli d’Italia. Se non credono in Dio, non possono difenderlo, ovviamente. E, a questo punto, verrebbe da chiedere alla “nipotina” del Duce, se prima di entrare a far parte dei “patrioti” (leggi: camerati) bisogna esibire il certificato della prima comunione e un attestato del parroco circa la frequenza alle funzioni religiose. Ma probabilmente si vuol dire qualcos’altro, cioè difendiamo il “nostro” Dio, il dio cristiano, il dio cattolico. Da chi? Dall’invasione dei fanatici credenti in un altro dio, il dio islamico, il dio dei fanatici che accoltellano Rushdie per una fatwa emessa anni fa e sempre vigente. In poche parole dobbiamo difendere la religione cattolica dall’assalto delle altre religioni, esattamente come vorrebbe il “socio di minoranza” della ex ambulante di Porta Portese, che da anni straripa dappertutto in compagnia di crocefissi, santi, madonne, presepi, rosari, e che ha aggiunto al logo del suo partito in vista delle elezioni la parola “credo”, dalla quale si possono trarre tutte le conclusioni che si vogliono. Tirando le somme, il “difendiamo Dio” non è altro che una forma di guerra di religione, come al tempo delle Crociate, quando si doveva “difendere” il dio cattolico dai miscredenti di Allah. Probabilmente la pasionaria della Garbatella non si rende contro di voler farci retrocedere di alcuni secoli, alle cosiddette “epoche buie”. E, cosa strana data la sua ancor giovane età, ha rimosso dalla sua memoria che già l’articolo 8 della Costituzione recita che “tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge” e che, quindi, non viene individuato nessun “dio” da difendere, dato che tutti godono di pari dignità. Dimentica anche che la professione di fede è un fatto intimo, personale, da non sbandierare, ma da vivere. E se l’essere “donna, madre e cristiana” vuol dire che il cristianesimo è il suo punto di riferimento, dovrebbe farci sapere di quale cristianesimo stiamo parlando, perché non ve n’è uno solo. Per esempio basta ricordare le feroci scomuniche lanciate dalla chiesa cattolica ai cristiani protestanti e quelle, reciproche, scagliate da questi ultimi contro “la meretrice di Babilonia”. Ovviamente il cristianesimo di cui lei si professa seguace è quello del Papa che, stranamente però, da tempo accomuna in un abbraccio ecumenico tutti gli esseri umani senza tener conto della loro fede religiosa, e che agli ultimi fra di loro, immigrati, rifugiati, perseguitati, dedica un pensiero particolare. Alla luce di quanto sopra, ci sembra proprio che la “nipotina” del Duce dovrebbe dare una ripassata al suo catechismo.

C’è, poi, il secondo elemento: la difesa della Patria. Anche qui v’è carenza mnemonica, in quanto già circa 70 anni fa la Costituzione stabiliva che “la difesa della patria è sacro dovere del cittadino”. Quindi, a meno che le nostre istituzioni, gli organi di garanzia, le autorità preposte non stiano clamorosamente venendo meno ai loro doveri, insieme a tutti i cittadini italiani, non si può non chiedersi cosa vuol dire in realtà la “draghetta” della Garbatella. Da chi bisogna difendere la patria, dato che allo stato delle cose nessun invasore straniero sembra volerne mettere in pericolo l’identità territoriale? Sembra proprio che il riferimento sia alle “orde di piedi neri” che poggiano le loro piante sul sacro e italico territorio. No, con “piedi neri” non intendiamo riferirci agli indiani del vecchio west, bensì alle migliaia di disperati, perseguitati, affamati, fuggiaschi, che cercano in un paese “civile” rifugio e protezione, e i cui piedi sono neri perché nero è il colore della loro pelle e non hanno i capelli biondi e gli occhi azzurri di “Khy-ri”, il nome con il quale era conosciuta in rete, ma sono neri, brutti e cattivi, parlano altre lingue, credono in un altro dio e hanno un sangue indegno di mischiarsi con il “puro” sangue europeo, come così brillantemente ci ha spiegato l’affezionatissimo amico della signora, Viktor Orbàn. Ecco quindi che per la difesa della patria, il giorno dopo in cui dovessero vincere la competizione elettorale gli eredi di Salò, vedremo la nostra marina militare schierare la sua flotta con i cannoni puntati contro le coste dell’impura Africa, in un blocco navale che impedirà ai richiedenti asilo di lasciare terre di sangue, di fame, di dolori e sofferenze, perché la “cristiana” neo presidente del consiglio fra le sue letture “cristiane” ha mancato di annoverare uno dei più bei versetti dei Vangeli, quello nel quale troviamo queste parole di Gesù: “In verità vi dico: ciò che non avete fatto a uno di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E i “piccoli” ai quali lui si riferiva erano i poveri e i diseredati, i senza patria e senza speranza. Se volessimo riassumere il significato in chiaro del secondo termine della triade, basterebbe ricordare le infami leggi razziali del ventennio, soltanto più estese perché, oltre agli ebrei di allora, oggi vi vedremmo accomunate tutte le sfumature di colore della specie umana, tranne che il colore bianco, il colore della purezza, il colore di una donna “madre e cristiana”.

Rimane adesso l’ultimo dei tre punti del programma elettorale, la “difesa della famiglia”. Sempre meravigliandoci della scarsa conoscenza della Costituzione di chi vorrebbe cambiarla rivoltandola come un calzino, stupisce che si possa trascurare quanto nella Carta è sancito formalmente, e cioè che “la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio … La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia … Protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù” (artt. 29-31). Bisogna pensare che la Repubblica abbia fallito in tutti questi propositi a difesa della famiglia, se si sente la necessità di promettere che, una volta al potere, la famiglia sarà protetta come si deve da “Calimera” (altro nickname dell’ex barman del Piper). La realtà, come per i due precedenti, è tutta un’altra; sì, perché le parole in bocca ai populisti assumono un significato diverso da quello comune. La “famiglia” della destra-destra meloniana è rigorosamente composta da due cittadini registrati all’anagrafe come “uomo” e “donna”, altri non sono ammessi. È la politica a decidere di chi ci si deve innamorare, è la politica a stabilire che due uomini e due donne non possono amarsi, adottare bambini e formare una famiglia. Chissà se la nostra ex vicepresidente della Camera, in questi giorni convulsi, ha avuto il tempo di dare un’occhiata alla perdita di un grande italiano: Piero Angela che, dall’alto della sua competenza scientifica, soltanto l’anno scorso dichiarò in una trasmissione televisiva: «Spesso viene vista l’omosessualità come un rapporto fisico, contro natura. In realtà le coppie omosessuali fanno esattamente lo stesso percorso» delle coppie eterosessuali. Il famoso conduttore spiegò, infatti, che ciò che lega due persone dello stesso sesso è un insieme di “sentimenti, di emozioni e di desideri.” E, in precedenza, ospitando un famoso endocrinologo, quest’ultimo dichiarò che “L’omosessualità non è una malattia, ma che a esser patologica, di contro, è l’omofobia”.

Rileggiamo, adesso, e con le idee più chiare, lo striscione così orgogliosamente esibito. “Difendiamo Dio, patria e famiglia” vuol dire: (1) intolleranza religiosa; (2) discriminazione razziale e (3) discriminazione sessuale. È inutile che la candidata premier cerchi di “risciacquare i suoi panni in Arno”, facendo pubbliche abiure in tre lingue per negare il suo credo. E su questo è perfettamente d’accordo Edith Bruck che, riferendosi ai discorsi “rassicuranti” di Meloni, su Repubblica del 12 agosto, ha detto: “Sono parole vuote che mi fanno rabbrividire. Non c’è niente di vero in questa presa di distanza che arriva a un mese dal voto per rassicurare i mercati e i leader stranieri … Se davvero Meloni diventerà premier sarebbe bene cambiare paese”. E, alla domanda su che futuro ci aspetta, ha risposto: “Vedo nero, purtroppo”.

1 commento su “Dio, Patria e Famiglia”

  1. elio mottola

    Sacrosanto e spietato smascheramento degli slogan della destra, da condividere pienamente. Occorre anzi insistere nel denunciare l’inganno ch si cela dietro a queste e ad altre affermazioni, anche in quelle di natura fiscale. Credo che ciascuno di noi debba mobilitarsi in questo senso, altrimenti l’Italia rischia danni irreparabili.

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