Ancora su Chiesa e progresso …

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Alba (foto di G. Capuano)

Nel precedente articolo ho sottolineato come la Chiesa, prima e soprattutto durante il medioevo, abbia scardinato la mentalità e le istituzioni basate sulla parentela, permettendo alla gente di diventare più individualista, indipendente e non conformista. Un merito (non cercato, né voluto) che suo malgrado ha dato origine a una società più aperta, libera, laica (che contraddizione!), in cui le nuove relazioni impersonali sono state il seme da cui è germogliato il progresso. Incentivo alle relazioni impersonali ispirate dallo scopo ben preciso di indirizzare la psicologia della gente verso una autodeterminazione guidata dal dogma religioso e che poi ha preso per fortuna altre strade.

Un progresso fatto di novità e innovazioni derivanti dalle proprie virtù attitudinali, non da una rete di amicizie o alleanze familiari, cosicché le persone hanno potuto scegliere sempre di più lavori adatti al loro temperamento e alle loro preferenze, affinandosi fino a eccellere nella inevitabile competizione di gruppo che ne è seguita. Una competizione non violenta questa volta che nel tempo ha stimolato talenti, attributi, inclinazioni e preferenze, liberando quindi quei cinque tratti della personalità che gli psicologi cognitivi chiamano big 5: 1) estroversione-introversione; 2) apertura mentale; 3) autodisciplina; 4) amicalità (cooperazione); 5) instabilità emotiva.

Questi tratti, da soli o variamente associati, sono emersi solo grazie all’abbandono delle istituzioni parentali che per secoli (e millenni) li hanno imbrigliati in una soffocante rete di costrizione e conformismo. Data la contrazione cui col tempo sono andate incontro le nicchie sociali ed economiche disponibili in cui questi contesti si sono espressi, va da sé che un atteggiamento psicologico più generalista è attualmente l’aspetto della personalità più auspicabile. Ad esempio (faccio riferimento alla mia professione) un medico coscienzioso, che ha sviluppato una ferrea disciplina nella professione, deve avere anche un’apertura mentale ed essere cooperativo nella giusta misura per affermarsi nel suo lavoro.

Mentre le società basate sulla parentela intensiva esigono comportamenti che si basano sulle relazioni personali e sui contesti, la società individualista che la sostituisce grazie alla Chiesa richiede invece maggiore coerenza (essere se stessi) nelle relazioni impersonali, nelle competizioni tra professioni o nei mercati, sviluppando nel contempo un pensiero analitico, che si focalizza sull’individuo e non sulle relazioni, come avviene in un pensiero olistico. Questo ha significato che un merito, una responsabilità, una colpa o un successo ha un riferimento prettamente personale. Nel pensiero olistico invece, come avviene ancora in molte società orientali e tradizionali che conservano una forte impronta relazionale, i tratti della personalità si confondono in una naturale condivisione di atteggiamenti psicologici che sopprimono nella collettività la centralità dell’individuo.

Lo si può vedere in quello che gli psicologi chiamano “effetto dotazione”, confrontando in due gruppi di studenti, occidentali ed asiatici orientali, l’atteggiamento sulla proprietà. Nei primi la proprietà era come un’estensione di sé e delle sue scelte e aveva quindi un valore molto personale; nei secondi il possesso era solo un’occasione e la sentita propensione a una condivisione relazionale. Le gilde, i monasteri e le città occidentali incoraggiarono perciò i tratti e la reputazione personale attraverso l’efficienza, il lavoro e la puntualità (che sfociarono poi nella fede protestante) dando ulteriore impulso a quella tendenza all’innovazione che sarà il tratto distintivo delle società occidentali. Ad esempio, Copernico sviluppò la teoria eliocentrica grazie a un forte individualismo che poté essere accolto solo grazie all’apertura mentale del contesto sociale in cui viveva (… anche se più tardi Galileo ne pagherà le conseguenze).

L’individualismo ispirò poi il concetto di diritto, che diede vita alla formulazione di codici con regole imparziali in difesa della propria unicità e dell’universalismo morale di derivazione cristiana, anche attraverso le punizioni che venivano inflitte nonostante i vincoli relazionali. In Cina un padre, fino al XX secolo, poteva uccidere un figlio e cavarsela con un semplice ammonimento, mentre un delitto avvenuto nella propria cerchia relazionale era punito con minore severità rispetto a un delitto di un estraneo. Società quindi che intendevano il diritto come il ripristino dell’armonia e il mantenimento della pace (pensiero olistico orientale e delle società tradizionali) e società che in difesa dei diritti individuali si ispirarono a un pensiero analitico che dava risalto gli stati mentali e all’intenzionalità nel valutare una responsabilità, secondo il presupposto dell’esistenza di leggi divine universali che ispirò anche i naturalisti nella ricerca di leggi universali della natura.

Concludo ricordando un altro effetto delle istituzioni impersonali: l’ossessione del tempo. Ogni chiesa e cattedrale in Europa aveva il suo orologio sulla facciata principale, che segnava il tempo e infondeva una disciplina comportamentale e nello stile di vita che favorì anche una crescita economica, perché dipendere da un orologio che scandiva gli impegni quotidiani era diventato uno stimolo al lavoro e alla crescita economica. Infatti l’espressione “il tempo è denaro” (di Benjamin Franklin) ha questa lontana origine. Diversamente da molte società tradizionali orientali che non hanno adottato il modello occidentale e che misurano il passare del tempo con la posizione del sole o con la clessidra.

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