Una generazione dal carattere distruttivo

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dipinto di Picasso
Guernica, di Pablo Picasso

Weil er überall Wege sieht, steht er selber immer am Kreuzweg.

(Poiché egli vede strade ovunque, lui stesso è sempre al bivio)

W. Benjamin, Der destruktive Charakter

Umberto Galimberti, filosofo, psicoanalista italiano e giornalista di la Repubblica, nel suo libro “il nichilismo e i giovani” analizza le generazioni contemporanee sostenendo che “una voluttà nichilista sembra pervadere la nostra società, soprattutto nella sua fascia giovanile, senza che adeguati rimedi appaiano disponibili e soprattutto efficaci”. Egli definisce il nichilismo come “ospite inquietante”, riprendendo le parole di Nietzsche, e tenterà di ipotizzare una soluzione affinché possano liberarsi da quest’ospite. Ha davvero un’accezione così negativa questo nichilismo? È davvero un qualcosa di cui bisogna liberarsi?

Questa situazione è vista con spavento ora che non sembrano esserci più prospettive né orizzonti; come chiarisce Galimberti “perché si sono rotte le tavole dove erano incise le leggi della morale”. Ma non era già accaduto verso la fine dell’Ottocento quando Nietzsche annunciò la morte di Dio? Che timore questa nuova specie, su cosa si sosterrà ora che ha perduto queste basi? Quanta fiducia si può dare a una generazione che sembra voler cancellare i pilastri su cui si è basata la società fino ad ora? Una generazione che non crede più nelle ideologie religiose, nello statuto del matrimonio, nelle guerre ecc…? In cosa credono allora?

Le prospettive sono completamente diverse, la visione del futuro è improntata alla sopravvivenza dell’individuo su questa terra e alla sopravvivenza di questa. Per fare ciò è inevitabile dover attuare una rivoluzione copernicana, un radicale cambiamento di visione che permetta di passare da una condizione all’altra. È chiaro che un cambiamento così repentino possa spaventare, possa essere oggetto di critica poiché per natura tendiamo a diffidare del cambiamento, ma questo non dev’essere motivo di arresto.

Nel 1930 Walter Benjamin, filosofo, critico e sociologo tedesco, scrisse un appunto parlando dell’importanza di quello che lui definisce “carattere distruttivo”. Fu in grado di analizzare nel dettaglio le necessità della società a lui contemporanea, ma anche futura a quanto pare. Egli sosteneva che è necessario distruggere per costruire, distruggere per creare spazio, altrimenti il tutto resta immobile. Benjamin tiene a sottolineare che questo carattere “si trova sempre a un bivio”, perché scorge ovunque una via d’uscita. Si trova dunque in un luogo che prelude alla transizione, dove è possibile pensare ad un’apertura positiva verso il futuro. Tuttavia, proprio perché scorge ovunque una via d’uscita, deve anche saper sgomberare la strada ma non sempre con la forza bruta, è possibile anche con raffinatezza. Distrugge l’esistente non per amore delle macerie, ma della via d’uscita che le attraversa. La parola chiave diventa dunque distruggere. Benjamin scrive: “ogni distruzione è una schiarita come estrazione della radice della propria condizione”. Questo carattere distrugge per creare spazio, come intermezzo necessario per una rivoluzione.

Guardando il nostro presente, non vediamo altro che crisi, mutamenti, sconvolgimenti, distruzione appunto, che riguardano l’assetto stesso della nostra società. Tuttavia, se guardiamo bene al passato notiamo che non c’è poi così tanta differenza, anch’esso non è altro che una successione di continue crisi e trasformazioni in cui le epoche di relativa stabilità ricoprono uno spazio così esiguo da apparire insignificante. Risulta dunque evidente che c’è una ciclicità intrinseca nell’esistenza delle società, che la transizione, il cambiamento rappresentano non tanto un caso anomalo ma la normalità, come suggerisce Benjamin, “lo stato di eccezione in cui viviamo è la regola”. Tale pensiero mette in evidenza la necessità di rinnovamento, di rivoluzione che si manifesta in un ciclo storico quando quest’ultimo giunge ad un punto di rottura irrisolvibile; inoltre mette in evidenza quanto sia facile cadere in pessimismi soffocanti quando non riusciamo a vedere l’altro lato della medaglia. In attesa della svolta il carattere distruttivo appare così come portatore di un possibile cambiamento e di un bisogno di emanciparsi dal passato, non dimenticandolo ma instaurando con esso un rapporto di conoscenza e un rapporto critico.

Il quadro presentatosi con le prospettive di Galimberti è di un pessimismo dilaniante, notiamo quindi delle enormi differenze con il pensiero di Benjamin. Da un lato vediamo un pessimismo che sembra non avere vie d’uscita, dall’altro vediamo dei valori positivi in ciò che può sembrare negativo, vediamo quel bivio con tutte le sue possibili strade.

Quindi sì, questa è una generazione di nichilisti dal carattere distruttivo e per quanto tutti questi termini possano avere accezioni negative, e per quanto possa sembrare paradossale, credo possano essere una forza corroborante. Per tale motivo è necessario che la generazione dei giovani di oggi riesca ad ottenere i propri spazi in questa società così che possa attuare una rivoluzione, bisogna avere fiducia in questo carattere che li accomuna. Tutto ciò che è stato costruito nel passato ci ha portato ad oggi, a quello che siamo, a ciò che desideriamo e soprattutto a tutto ciò che non abbiamo. È arrivato il momento di distruggere tutti i valori che ci hanno portato alle guerre di oggi, di ieri, ai disastri ambientali. Se le tecniche del passato non hanno portato a niente di buono, è giusto capovolgere gli orizzonti e tentare nuove strade tagliando l’erba alta per poter percorrerle.

3 commenti su “Una generazione dal carattere distruttivo”

  1. ROBERTO NEIVILLER

    Per noi che facemmo e mal riuscito, è una speranza che i giovani prendano spunto dei nostri errori per migliorare l’umanità. Si tratta di mettere da parte la vecchia generazione e dare spazio alla nuova, così è stato e così dovrà essere. Brava Noemi, un testo che fa riflettere giovani e anziani.

  2. Florence BONIFACI

    La décadence, au sens latin du terme, est l’issue cyclique à toute forme de monde et de pensée qui n’a plus rien à donner.
    Les jeunes d’aujourd’hui seront les vieux de demain. Le monde qu’ils créeront sera obsolète dans quelques décennies. Ainsi vont les cycles de la vie et son impermanence permanente.
    Nihil en latin signifie le rien. Dans les textes sacrés de Zoroastre et dans la Bagavad, le concept du rien est synonyme de vide. Or le vide n’est pas vidé, il est plein de vacuité.
    Aux jeunes d’aujourd’hui de prendre leur rôle au sérieux et de remplir leur part de vacuité de demain.
    Merci, Noemi, pour cette approche intéressante. Vive Picasso 🙃

  3. alfredo festa

    Assolutamente d accordo. Ogni generazione deve creare nuve tavole della legge. Possiamo solo sperare che nella ricerca di progresso rispetto al presente non si ripetano tragici errori passati. Purtroppo è gia successo. Auguriamoci che le nuove generazioni sappiano ditinguere tra il molto che va cambiato con il molto che va preservato.

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