Pasqualino Rock & Roll

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Quell’andatura sbilenca lo accompagnava da quando aveva imparato a camminare.

Una malformazione della colonna vertebrale gli avevano spiegato i medici quando aveva raggiunto l’età della ragione.

Lo strano assetto che assumevano le sue gambe in posizione eretta, per consentirgli la deambulazione, conferiva al suo incedere un’andatura altalenante.

Anche il busto era coinvolto nel disperato tentativo di trovare l’equilibrio durante le sue camminate.

Sembrava che si muovesse a passo di danza, più precisamente del vecchio rock & roll stile Elvis.

Per questo, nel quartiere, era stato soprannominato Pasqualino Rock & Roll.

La sorte, oltretutto, non l’aveva fatto nascere nella famiglia giusta e così, sulla soglia dei quarant’anni, si ritrovava senza alcun titolo di studio a fare il garzone del salumiere.

Lì, dove viveva, gli volevano tutti bene, anche quei lazzari che gli avevano affibbiato il nomignolo, che lo stesso Pasqualino trovava, ormai, divertente.

Non aveva grandi rimpianti per ciò che non aveva potuto fare nella vita e si accontentava di poco.

Come tutte le persone semplici, non riuscì a intuire in tempo l’inganno celato dietro una richiesta che gli era sembrata innocente: don Nicola, il capo reparto dell’ufficio anagrafe del Comune, quella mattina gli aveva chiesto di tenere d’occhio il portone di casa sua, perché aspettava la visita di un nipote proveniente da fuori città e voleva essere avvisato del suo arrivo, per fargli una sorpresa.

Non appena il giovane avesse bussato al suo campanello, Pasqualino avrebbe dovuto correre a chiamarlo.

Pasqualino non riusciva a credere di potersi rendere utile a don Nicola, che era sempre gentile con lui.

Così, appena vide la figura di quel bel giovane entrare nel portone dell’impiegato dell’anagrafe, corse subito in Comune ad avvisarlo.

Don Nicola lasciò in fretta e furia l’ufficio e si avviò spedito verso casa.

Pasqualino, euforico per aver svolto bene l’incarico che gli era stato affidato, ripercorse col suo passo altalenante la strada che prima aveva percorso di gran lena.

Il rumore secco di due colpi lo raggiunse proprio mentre passava davanti al portone che aveva sorvegliato per buona parte della mattinata.

Il trambusto che seguì l’arrivo della Polizia non aiutò Pasqualino a comprendere cosa fosse accaduto.

La gente del quartiere gli spiegò, poi, che don Nicola aveva ucciso la moglie e il suo giovane amante.

Annichilito dalla notizia, Pasqualino si sentì complice e responsabile dell’accaduto.

Vagò per ore, apparentemente senza meta.

Si ritrovò, che era già notte, a camminare, a passo di rock & roll, lungo i binari della ferrovia.

Sconvolto dal rimorso, non vide le luci del treno che si avvicinava.

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