Guerra e pace

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A tre mesi dall’invasione dell’Ucraina tonnellate di dibattiti televisivi non hanno modificato significativamente le opinioni che ciascuno aveva su questa nefasta circostanza: ciò forse perché raramente nei talk show si creano le condizioni di un confronto costruttivo.

Nello scenario composito delle diverse posizioni può essere però interessante isolare quelle che appaiono più apodittiche o più palesemente infondate come, ad esempio, l’attribuzione del tutto indebita di origini ebraiche alla buonanima di Hitler: a meno che il dotto Lavrov non volesse intendere che chiunque professa una religione abramitica sia, i fin dei conti, ebreo essendone l’ebraismo la più antica. E quindi lo siamo tutti compresi Putin, Lavrov e il patriarca Kirill che, come un novello Pietro d’Amiens, al grido di “Deus vult”, incoraggia al tempo stesso la denazificazione dell’Ucraina e la crociata contro gli “infedeli” occidentali colpevoli di essere democratici, degenerati ed omosessuali. Che il suo Dio lo assista!

Di contro alla chiesa ortodossa militante, anzi militare, emergono numerose figure nostrane, cattoliche ma anche laiche, che, interpretando più correttamente il messaggio cristiano, sono per la pace assoluta, la pace subito ed a qualunque prezzo per evitare ulteriori spargimenti di sangue.

Estremizzando questa posizione, potremmo immaginare che per loro sarebbe stato meglio che la guerra non fosse mai iniziata e che Putin potesse realizzare i suoi scopi “senza colpo ferire”. Putin telefona a Zelensky e gli dice: “Come avrai notato, ho schierato 140.000 uomini lungo la nostra linea di confine che invaderanno l’Ucraina, probabilmente il 24 febbraio. Poiché non credo che il tuo Paese sia in grado di sostenere il confronto militare, rifletti sull’opportunità di lasciarci entrare pacificamente, un po’ come abbiamo già felicemente sperimentato in Crimea, evitando tante perdite umane come è successo nel Donbass. Naturalmente tu dovrai farti da parte per consentire che un nuovo presidente gestisca il solito referendum pilotato per l’annessione dell’Ucraina alla Federazione Russa”. E Zelensky: “Effettivamente le perdite umane sarebbero notevoli, come anche la distruzione di strutture residenziali, produttive ecc. Ok, invadeteci pure. Ti richiamo non appena sarò in grado di assicurarti che non saranno opposte resistenze armate da parte di organizzazioni paramilitari o di singoli cittadini con infatuazioni patriottiche.” Questo avrebbero voluto gli oltranzisti della pace.

Purtroppo non è andata così (la cocciutaggine di Zelensky!) e oggi devono limitarsi a chiedere un immediato cessate il fuoco e l’apertura di una trattativa che, allo stato, sarebbe padroneggiata dalla Russia. In subordine, ma in sintonia con buona parte dell’opinione pubblica italiana, vorrebbero la sospensione dell’invio di nuove armi, lasciando questo compito solo agli altri Paesi dell’Unione Europea, oltre che agli Stati Uniti e al Regno Unito che, a loro volta, vorrebbero abbattere il regime di Putin. Ipotesi bizzarra e pericolosa che Bersani, uno dei più lucidi e consapevoli commentatori degli eventi bellici in atto, ha definito irrealistica perché non è oggi concepibile la sconfitta di una qualunque potenza nucleare, mentre resta praticabile solo una trattativa, la più paritaria possibile, tra Russia e Ucraina.

Emergono poi dai dibattiti televisivi gli incredibili limiti dialettici dei giornalisti russi intervistati in collegamento video. Si tratta in genere di donne più o meno giovani, ma sempre belle e affascinanti, le quali cominciano a scuotere la testa già prima che i presunti oppositori aprano la bocca. Quando la aprono, loro passano da una negazione all’altra non senza qualche imbarazzo. L’unico argomento che portano a sostegno delle loro miserevoli tesi è che chi contesta le verità di regime della Russia deve andare a vedere con i propri occhi ciò che sta accadendo nel Donbass ed, in generale, in tutte le zone dove si combatte. Il messaggio è chiaro: molti dei presunti massacri sono messe in scena organizzate da Zelensky, non a caso uomo di spettacolo, e non raramente gli ucraini si sono bombardati da soli per dare la colpa a Putin. Fanno quasi tenerezza, queste giornaliste, che forse non sanno neppure cosa vuol dire la libertà di stampa essendo vissute in un Paese dove non c’è mai stata. D’altra parte che opinione può mai avere un russo della democrazia, non avendo mai avuto occasione di viverla ad eccezione di quell’embrione che nacque dalla rivoluzione ma finì quasi subito con l’ascesa di Stalin? Il percorso dei russi è stato in fin dei conti un “continuum” tra imperialismo zarista, stalinismo e neo-imperialismo putiniano.

Merita di essere infine commentato il presunto suicidio di ben sei oligarchi. Ci si domanda in primo luogo quanti oligarchi ci siano in Russia su una popolazione di 150 milioni di abitanti, giusto per farsi un’idea. E poi, visto che qualcuno dubita si tratti di suicidi, riconosciamo pietosamente che se ti sequestrano un panfilo di 150 metri, o una tenuta principesca in Sardegna, cosa ti resta se non il suicidio?

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