Napoli: voglia di tenerezza

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Partita scialba, persa meritatamente. Un Napoli sceso in campo pensando di poter disporre dell’Empoli a proprio piacimento perché naturalmente più forte. Ecco, quando Spalletti, giunto alla guida della società azzurra, ci ha detto che la squadra era forte e che il suo problema era convincere i giocatori di esserlo, ci deve essere riuscito “oltre misura”. Così pure, quando a più riprese durante il campionato in corsa, ci ha raccontato di voler vedere la “leggerezza” nei propri giocatori pure è stato bravo, li ha persuasi di nuovo.

Solo che i giocatori avranno confuso la “leggerezza” con la “superficialità”. Già nel primo tempo la squadra di Andreazzoli non meritava di andare nello spogliatoio in svantaggio, ma, come a volte succede, l’episodio (la finta di Osimhen e il tiro del solito Mertens) hanno premiato la compagine più svogliata. Nel secondo tempo altro episodio e raddoppio del futuro emigrante Insigne, addirittura al secondo gol su azione. Prima e dopo i due gol del Napoli i toscani avevano fatto vedere molto di più e sempre avevano dato la sensazione di crederci al cospetto di una squadra esageratamente “spocchiosa”. Certamente aiutati dall’errore grossolano di Malcuit (ma quanti ne ha fatti?) e dallo sciagurato Meret che stanotte avrà sognato di essere Platini.

Tant’è! Si è giustamente perso archiviando questo campionato come uno dei più miseri degli ultimi anni. Eh sì, nonostante la quasi certa qualificazione in champions league, raggiunta solo per demeriti altrui, non certo per merito. Dopo questa giornata pensiamo a non perdere il terzo o quarto posto e a come rifondare la squadra. Teniamoci pure Spalletti (non crediamo a un avvicendamento), ma cerchiamo di rifondare una società che non sembra all’altezza di poter rimanere ai vertici italiani e europei. Affianchiamo al Mister un direttore sportivo che, oltre agli acquisti, si sappia interessare dello spogliatoio e sappia parlare ai giocatori forte di un’esperienza che il buon Giuntoli non ha. Un ex campione di carattere, per esempio. L’Inter, il Milan, la Juve ce l’hanno e mica saranno scemi a pagarli.

Vendiamo o addirittura svendiamo tutti i calciatori che non ci hanno dimostrato determinazione e convinzione; non ripartiamo, nel prossimo torneo, con calciatori in scadenza di contratto; alziamo la statura media della squadra e miglioriamola atleticamente e fisicamente. Insomma, nel prossimo campionato, perdiamo pure sei punti contro l’Empoli, ma proviamo a scendere in campo con una formazione che lotti, pressi, contrasti ogni pallone, aggredisca le “seconde palle” con ferocia agonistica, faccia del pressing alto la sua filosofia naturale, giochi per tutti i 95 minuti con la stessa intensità del primo minuto di gioco. Tutte cose che ci ricordiamo aver visto, negli ultimi anni, solo con Mazzarri che, diciamolo pure, non si è rivelato, poi, l’allenatore dei sogni di nessuno. Se poi, in uno slancio di consapevolezza, ADL volesse verificare cosa non va nello staff medico, che comprende ovviamente i preparatori atletici, farebbe cosa buona e giusta.

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