Maledetti…

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… quelli che sparano.

… quelli che hanno provocato l’aggressore stando seduti al sicuro lontani dal fuoco.

… quelli che non hanno lavorato con onestà e trasparenza perché non si arrivasse a sparare.

… quelli che quando si spara, quando muoiono persone di qualsiasi età, pensano al prezzo delle materie prime che si impennano, alle aziende che fanno meno affari, ai ricchi che spenderanno di meno nelle boutique dell’alta moda.

La decisione di Putin è grave, un tentativo di rimescolare le carte nella politica internazionale, di non dare più per scontata la supremazia economica e militare dello storico avversario d’oltreoceano. Ma in fondo quello che sta facendo l’oligarca russo non è nuovo nella geopolitica internazionale: si pensi a quanto da due secoli fanno gli Stati Uniti nel centro e sud America, colpi di stato in Nicaragua, Cile, Argentina e in altri paesi. Non a caso il guerrafondaio Trump, quando sono iniziate le ostilità armate di Putin contro l’Ucraina, ha dichiarato che “Putin è un genio” e che “questa è la forza di pace più forte che abbia mai visto, potremmo usarla sul nostro confine meridionale“.

Solo un masochista proverebbe a fare previsioni sul prossimo o remoto futuro, su come andrà a finire la vicenda Ucraina, ma ci sono cose già scritte e che non bisogna immaginare ma semplicemente leggere. L’Europa, almeno con riferimento alla maggior parte dei Paesi dell’Unione, ancora una volta si è lasciata guidare dagli alleati Americani che da tempo hanno manifestato fastidio per prese di posizione, per scelte economiche e finanziarie autonome dei Paesi europei. Il “genio” Putin è caduto nella rete delle provocazioni americane e riconferma l’incapacità del governo di Mosca, prima capitale dello stato dell’Unione Sovietica oggi dello stato della Russia, di esercitare capacità egemonica sul resto del mondo ma di riuscire a contare solo mostrando muscoli e denti. La classe politica russa paga la totale soggezione a Putin, facendo rimpiangere Gorbaciov, unico oltre che ultimo leader sovietico che, rompendo fisicamente oltre che metaforicamente la cortina di ferro che divideva il mondo e l’Europa in due parti rigidamente separate, aveva immaginato un ruolo diverso per il suo Paese, un dialogo nuovo con l’Occidente, prima di tutto con i Paesi europei e non la costruzione di nuovi e tanti piccoli stati fino ai denti armati.

Ripetiamo nessuno può oggi dire con certezza come finirà. La cosa ci sembra troppo artefatta, quasi una farsa, visto che tutti i contendenti sanno che il gioco non può essere portato fino alle estreme conseguenze perché sarebbe un disastro inimmaginabile, autodistruttivo. Per questo è probabile, ci auguriamo, che le armi taceranno presto, il fuoco di paglia si spegnerà e ricominceranno trattative, incontri, vertici internazionali ecc. Nel frattempo in molti moriranno, come in tutte le guerre, inutilmente. Oggi noi non possiamo che essere dalla parte di tutte le vittime, soldati e civili, uomini, donne, bambini. Ancora una volta la storia la si sta scrivendo con il sangue delle vittime. Maledetti, maledetti i responsabili di questa insensatezza!

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