Conflitti di interesse latenti

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Roma. Palazzo del Quirinale e obelisco con dioscuri (Foto di Wolfgang Moroder)

Non so quanti lettori di www.zonagrigia.it hanno presente il caleidoscopio. La sua immagine si è affacciata alla mente per rappresentare realisticamente l’avvicendarsi quotidiano del nome di possibili candidati al Quirinale: ogni giorno qualcuno ruota la lente del caleidoscopio e vengono fuori, in sequenza, quello di Franceschini, della Cartabia, di Amato, della Casellati, di Casini, ferma restando sullo sfondo la candidatura inverosimile di Berlusconi solo oggi messa in discussione dai partiti che la sostengono.

Recentemente ha preso corpo, tra le altre, la candidatura di Paola Severino, napoletana di nascita, avvocatessa e accademica con un cursus studiorum e un curriculum professionale invidiabili. In quanto guardasigilli nel governo “tecnico” guidato da Mario Monti dette il nome alla legge che sancì l’incandidabilità e il divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna, legge che ha colpito, non per molto tempo, Berlusconi, cui era in effetti indirizzata. Gode quindi di indubbio prestigio ed è considerata equidistante tra i partiti. Un personaggio quindi candidabile senza alcuna apparente incompatibilità col ruolo da coprire. Sul quotidiano Domani dello scorso 10 gennaio appare però un lungo articolo, a firma di Giorgio Meletti, nel quale si enumerano dettagliatamente i principali patrocini assunti dalla Severino, dimostrandone il coinvolgimento nella difesa di personaggi e di interessi di primo piano in campo nazionale.

Considerato che l’eventuale ascesa al Colle comporterebbe l’automatica assunzione, secondo Costituzione, della presidenza del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), l’autore si chiede se la Severino, titolare di uno dei più importanti studi legali del Paese, possa adempiere alle funzioni demandate all’organo di autogestione della magistratura senza incorrere in possibili conflitti di interesse. Al CSM spettano infatti le decisioni, inappellabili, sulle attribuzioni, i trasferimenti e le valutazioni dei magistrati. È facile immaginare come il trasferimento o la rimozione di un magistrato possano favorire chi difende una delle parti in causa. Si obietterà: ma anche Conte, premier e quindi capo dell’esecutivo in ben due governi, apparteneva ad uno dei più avviati studi legali della capitale. Non era quindi anche lui esposto a pericolosi conflitti di interessi? La risposta è affermativa ma in termini molto più ridotti perché i poteri del governo in materia sono più circoscritti di quelli attribuiti al CSM.

In realtà i conflitti di interesse sono dietro l’angolo: cosa dire in proposito dei tanti avvocati eletti in Parlamento? Il Fatto Quotidiano del 4 marzo 2011 ne forniva l’elenco completo a quella data: se ne contavano almeno 25 partendo da quelli della prima ondata, capeggiati da Cesare Previti e Gaetano Pecorella, fino agli ultimi arrivati, tra i quali spiccava l’attuale presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati, passando, solo per citare i più noti, per l’instancabile Niccolò Ghedini e l’ineffabile Maurizio Paniz, protagonista in Parlamento di quella memorabile arringa difensiva in cui si riteneva verosimile che Ruby potesse essere considerata da Berlusconi la nipote di Mubarak. Ora, non vi è nulla di illegittimo nel fatto che siedano in Parlamento degli avvocati (una larga parte dei parlamentari è laureata in legge), ma, mentre tutti godono del diritto costituzionalmente riconosciuto di sedervi “senza vincolo di mandato”, bisogna pur rilevare che molti di loro subiscono il “vincolo della procura a rappresentare in giudizio” chi li ha inseriti in liste elettorali bloccate. Naturalmente l’inopportunità che diventi presidente della repubblica Paola Severino è molto relativa, se paragonata alla prospettiva che a presiedere il CSM possa essere Silvio Berlusconi tuttora imputato in tre processi. Sarebbe a dir poco ridicolo oltre che offensivo se si pensa che Berlusconi, come molti ricorderanno, ebbe a definire la magistratura “una metastasi”. In conclusione, se deve salire al Quirinale una figura competente ma estranea ai partiti e quindi super partes, sembra più auspicabile che sia un magistrato piuttosto che un avvocato. E, se è vero che le cronache giudiziarie ci raccontano anche di magistrati corrotti, chi ci può dire quanti siano gli avvocati corruttori? 

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