Il Diario dell’inquietudine: 2 gennaio 2022

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pagina di diario

Anno nuovo e per il mio diario titolo nuovo, adeguato al clima esistenziale che si preannuncia per molti di noi. D’altra parte la scelta del nuovo titolo prende consapevolmente spunto dal “Libro dell’inquietudine”, capolavoro di Fernando Pessoa che, quanto a dubbi e ad ansietà, la sapeva lunga. Dove comincia l’inquietudine di questo 2022? Un po’ dal picco dei contagi da variante Omicron atteso per metà gennaio (si prevedono nelle terapie intensive solo posti in piedi), ma molto di più dall’imminenza dell’elezione del nuovo Capo dello Stato. Avevamo tirato un sospiro di sollievo assistendo all’ultimo discorso di fine anno del Presidente Mattarella: è vero, si è fatto riprendere dalle telecamere in piedi ed in prossimità di una finestra che dava certamente su un balcone, quasi a simboleggiare il suo irrevocabile desiderio di lasciare il Quirinale, ma è anche vero che, in famiglia, ci attendevamo di vederlo già col cappotto, il cappello ed il trolley.

L’assenza di questo segnale definitivo di partenza aveva lasciato la residua speranza di un ripensamento estremo di fronte al possibile aggravamento della crisi pandemica. Beninteso, solo a seguito di una generale invocazione da parte del Parlamento tutto. Almeno così sperava una parte del PD, fin quando non è stata formalizzata l’indisponibilità di Lega e FdI alla rielezione di Mattarella. Ma intanto il segretario Letta aveva già cominciato a darsi da fare per organizzare la messa in sicurezza del passaggio di Draghi al Colle. Come volete che tutto ciò non generi inquietudine oltre che confusione e un malcelato moto di ilarità? Enrico Letta è fonte di inquietudine sin da quando ha ribadito la sua radicata preferenza per il sistema elettorale col metodo maggioritario: se si pensa che le destre unite, con l’appoggio generoso di Renzi, non aspetta altro, c’è da esserne allarmati più che inquieti.

La prospettiva che le prossime elezioni possano consegnare la maggioranza parlamentare alla destra esiste, infatti, già col sistema elettorale vigente e non si comprende perché la si debba agevolare col maggioritario puro. Questo pensiamo noi che vediamo la destra al governo come il fumo negli occhi. Sarebbe comunque interessante sapere cosa pensa la massa degli astensionisti dell’eventualità che si affermi in Italia un governo sovranista, anche se si mostrasse europeista per l’occasione e soprattutto per i finanziamenti europei. Sarebbe un motivo valido per spingere una parte degli astensionisti a votare “una tantum” per sottrarre il Paese a questo triste destino? Non guasterebbe un sondaggio d’opinione in proposito.

Ma la prospettiva veramente inquietante è che nel prossimo mese di febbraio si verifichi l’evento storico (o antistorico?) dell’ascesa di Berlusconi alla massima carica dello Stato. Circostanza tutt’altro che peregrina, se si considera l’attuale convergenza di tutto il centrodestra sulla sua candidatura nonché i “rumors” riguardanti la “circonvenzione” di altri parlamentari. Sarebbe oltremodo imbarazzante vedere al Quirinale un personaggio che, tra le tante altre anomalie, concluderebbe, sempre che Zangrillo faccia il suo dovere di medico di fiducia, alla veneranda (e non venerabile, aggettivo che pertiene al passato piduista di Berlusconi) età di 92 (novantadue) anni.

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