La politica sinistra

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Domani, 16 dicembre, i lavoratori dipendenti sono stati chiamati allo sciopero generale dalla CGIL e dalla UIL. I motivi dello sciopero sono chiari: nella legge finanziaria, prossima all’approvazione, molte delle promesse del primo ministro Draghi non sono state mantenute. Da una consistente riduzione del prelievo fiscale sui salari medio bassi a una legislazione più severa per impedire alle imprese multinazionali di usufruire di finanziamenti e sgravi fiscali e poi trasferire, indisturbate, le produzioni in altri paesi, come nel caso della Whirlpool di Napoli. Tutte promesse non mantenute. Non c’è traccia di provvedimenti per attuare finalmente una politica di recupero delle enormi risorse sottratte dall’elusione e dall’evasione fiscale.

Draghi si è dichiarato impotente nell’attuare una politica più incisiva che andasse incontro alle richieste sindacali perché ricattato dai partiti della sua maggioranza. Sarebbe stato meglio se avesse detto la verità piena, indicando nei partiti del centro destra i maggiori oppositori a una più equa distribuzione del carico fiscale e a un controllo sulle attività industriali. Le sue omissioni sono pari, se non inferiori, ai silenzi degli altri raggruppamenti politici che lo sostengono, dal M5S al PD a LEU, considerando il gruppo di Renzi in perfetta linea con Berlusconi e Salvini. Una maggioranza quindi di fatto dimezzata dove i ricattatori hanno un peso che non corrisponde alla loro rappresentanza parlamentare.

Letta pare in tutt’altre faccende affaccendato, prima tra tutte la prossima elezione del Presidente della Repubblica, sognando un ruolo centrale nell’assetto istituzionale del Paese e, per questo, non disdegnando ambigui inviti alla Meloni più volte accusata di neofascismo e di populismo estremo. Sono gli enigmi della politica italiana in grado di incrinare anche il fronte sindacale visto che la CISL si è chiamata fuori dalla mobilitazione generale convocando altra manifestazione in un giorno non lavorativo. Andrebbe forse coniato un nuovo termine, il lettismo, nell’ambiguo riferimento alla linea del segretario del PD che ricorda lo sdraiarsi inermi su un letto sognando a occhi semichiusi mentre fuori infuria la battaglia. Il lettismo è uno stile ormai esteso a tutti i politici e intellettuali, chi più e chi meno, che si dichiarano difensori dei più deboli, oratori della battaglia alle diseguaglianze e alla giustizia sociale, progressisti per vocazione ma incapaci di ricercare soluzioni concrete, elaborare strategie anche fuori dagli schemi e battersi affinché la pur minima proposta sia fatta propria dal governo.

In Italia può capitare che dal sognante sonno si possa essere improvvisamente risvegliati dall’agitarsi di chi si credeva compagno d’avventura (maggioranza di governo) e che invece come un compagno maldestro di letto, con un brusco movimento ti fa rovinare sul pavimento. A quel punto la reazione può essere inefficace perché tardiva e in ogni caso si perderà tempo per riconquistare una posizione destinata a continui capitomboli. È questo probabilmente il caso di CGIL e UIL, che si sono sedute al tavolo delle trattative credendo di averla ormai spuntata e, invece, all’ultimo giro di vite, si sono ritrovate fuori da un qualsiasi tavolo di contrattazione. Sono oggi all’angolo, ricattate anche in quei tavoli paralleli quali sono quelli per il rinnovo dei Contratti Collettivi di Lavoro, come quello del Pubblico impiego, dove le trattative che sembravano giunte alla fine e che invece, dopo la proclamazione dello sciopero generale, sono state sospese.

Il sognare a occhi semi aperti della semi-sinistra impedisce di cogliere anche le importanti novità che si muovono in quel più che variegato mondo politico e culturale del centro destra. Dal senatore a vita Mario Monti in queste settimane sono giunte importanti indicazioni proprio sulle necessarie e possibili nuove politiche fiscali: la proposta di reintrodurre una seria tassazione sui patrimoni medio alti. Oggi in Italia chi vive la Politica oltre il pur essenziale ruolo di amministrazione dello stato delle cose ma come capacità di immaginare un altro mondo possibile è totalmente inascoltato. Ipocriti, insensati e ciechi ci appaiono i richiami all’unità nazionale come ultima sponda per frenare l’avanzata delle destre populiste. Come sempre nella storia del nostro Paese la linea “unitaria” ha provocato più danni che benefici, offrendo il fianco a ricatti e veti incrociati della parte più conservatrice e retrograda, ricca e poco lungimirante del Paese. Meglio la veglia del risveglio. Lo sciopero generale ora appare una necessità ma in qualche modo è già il segnale della sconfitta di una linea politica attendista. Altro che politica di sinistra, ora ci troviamo di fronte ad una sinistra politica pronta ad accapigliarsi solo per difendere interessi particolari, incapace di guardare oltre l’orizzonte della scadenza del mandato pluriennale dei parlamentari.  

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