Splendori e miserie del cervello. Longevità e stile di vita

tempo di lettura: 3 minuti

Il cervello, con i suoi 100 miliardi di neuroni, ciascuno con 10.000 connessioni, è certamente l’organo più complesso del corpo umano. Una complessità che richiede un enorme dispendio di energia, derivante principalmente dagli zuccheri (se derivasse dai grassi per dimagrire basterebbe pensare molto!) e che si aggira sul 20% dell’energia totale consumata dall’organismo. Un valore altissimo considerato il peso di circa 1,300 kg-1,400 kg in rapporto al peso medio di un adulto di 70 kg.

Le attività che impegnano maggiormente il cervello, con grande consumo energetico, sono certamente le interazioni sociali: ogni volta che partecipiamo a una festa o ci divertiamo con amici il cervello fa l’equivalente cognitivo di un allenamento aerobico. L’interazione sociale quindi, con un costante impegno cognitivo, accresce e rafforza il cervello, così come l’allenamento fisico fa con i muscoli. Le relazioni sociali accrescono soprattutto il volume della sostanza grigia dei lobi frontali, sede della mentalizzazione, cioè la capacità di capire gli stati mentali delle persone, in particolare le motivazioni e le intenzioni; questa stessa sostanza grigia è sede pure dei processi decisionali e della personalità, che ci aiutano a prevedere le conseguenze delle nostre azioni. Nei traumi cranici, nella demenza fronto-temporale, nell’autismo e nell’Alzheimer la compromissione delle competenze legate ai processi decisionali – oltre alla perdita di memoria – come ad esempio la gestione del denaro, la cura della persona e l’isolamento sociale (con radicale mutamento della personalità) traggono origine da danni fisici e funzionali soprattutto di questi lobi. Danni causati, come ogni altra malattia che affligge il genere umano, da un processo detto “stress ossidativo”.

Il consumo energetico dell’organismo produce una grande quantità di rifiuti tossici detti “radicali liberi”. Come un’automobile si ingolfa se il fumo di combustione del motore non viene espulso, così i nostri organi si ammalerebbero sotto l’effetto nocivo dei radicali liberi se non venissero in soccorso gli antiossidanti endogeni (gli spazzini che produciamo naturalmente) e quelli della dieta, contenuti nell’olio di oliva, nelle noci, nei semi di sesamo, nei polifenoli del vino, nei frutti rossi e nelle verdure ricche di vitamine C ed E. Nella vecchiaia purtroppo questo scudo protettivo comincia a venir meno e i radicali liberi si accumulano dappertutto nel nostro organismo, ma soprattutto nel cervello, che ne libera di più perché consuma di più, il 20% dell’energia totale disponibile.

Gli scienziati hanno dimostrato che ogni malattia inizia da uno stress ossidativo (condizione patologica in cui gli antiossidanti fanno fatica a contrastare i radicali liberi), che provoca uno stato infiammatorio cronico dei tessuti, che a sua volta favorisce tumori, vasculopatie e malattie neurodegenerative, le principali cause di morte odierne. E poi evolve nella malattia vera e propria, sistemica, di organo o di apparato. A questo punto la domanda che gli scienziati si sono posti è se limitando l’apporto calorico se ne poteva trarre un beneficio, attraverso la riduzione dei radicali liberi. Infatti il consiglio della comunità scientifica è proprio questo, perché si è visto che le restrizioni caloriche (mangiare di meno) determinano dei piccoli e persistenti stress ossidativi con lievi danni cellulari che stimolano i processi riparativi (che rispondono all’appello che il loro proprietario sta morendo di fame) allertati continuamente a rimanere attivi, senza esaurirsi.

Tutti siamo destinati a subire un deterioramento correlato all’età in numerosi processi cognitivi come la velocità di elaborazione, le capacità attentive e il processo decisionale. L’invecchiamento e la morte infatti sono programmati nei nostri geni, a livello di strutture terminali dei cromosomi dette “telomeri”, sequenze ripetitive di DNA che intralciano la riproduzione nella fase di replicazione cellulare, cosicché i cromosomi diventano col tempo sempre più corti, portando alla morte cellulare. Ma anche qui intervengono i processi riparativi della cellula tramite un enzima riparatore, la telomerasi, che riallunga le estremità telomeriche dei cromosomi. Tale enzima è più attivo in chi mantiene uno stile di vita corretto, sopprimendo nello stesso tempo l’espressione dei geni che con l’avanzare dell’età lo rendono meno efficiente. Questo in definitiva è lo scotto che dobbiamo pagare all’aumento della vita media dovuto alle migliori condizioni igienico-sanitarie, ai vaccini e agli antibiotici. Fino a meno di un secolo fa infatti la vita media era di circa 35 anni e moriva un bambino su quattro perché le principali cause di morte erano le malattie infettive …

Non si apprezza mai presente se si ignora il passato! Quindi, una buona salute mentale e fisica è riconducibile a quattro componenti della nostra vita: la dieta, l’esercizio fisico, la socializzazione e il contesto ambientale (famiglia, lavoro, abitazione). Componenti il cui intreccio sinergico è alla base di un potenziamento delle nostre capacità psicofisiche, che ci permetteranno di affrontare l’invecchiamento naturale dei tessuti del nostro organismo, facendo propria una battuta-aforisma di Marcello Marchesi, celebre scrittore, attore, comico televisivo degli anni ‘70: “l’importante è che la morte ci colga in buona salute”!

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Torna su