Io non capisco

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Confesso, senza falsa modestia, di non ritenermi proprio uno sprovveduto; sicuramente un ignorante, avendo fatto mio il concetto socratico del “so di non sapere”. Alla mia età, con un po’ di cultura acquisita durante il percorso di studi e con le varie esperienze maturate, lavorative e non, essendo una persona che non si ferma alle apparenze ma che preferisce indagare ed acquisire quanti più elementi possibili prima di esprimere un giudizio, ritengo di aver raggiunto un certo equilibrio. Tuttavia, nonostante il mio motto sia “Ho molti pensieri, qualche opinione, nessuna certezza”, ci sono certe cose del mondo di oggi, a partire dalla realtà locale, (grandi temi così come cose minime) che, anche sforzandomi, proprio non riesco a capire e di conseguenza a mandare giù. Ne elencherò qualcuna, vari argomenti in ordine sparso e forse qualche proposta, sperando di non urtare la suscettibilità di nessuno ed anzi, magari, avere qualche riscontro. Sarò contento in ogni caso anche solo se sarò riuscito a stimolare qualche riflessione.

Io non capisco, ad esempio, perché il Comune di Napoli si ostini a pavimentare le strade del centro con i maledetti cubetti di porfido che sono scomodissimi per i veicoli quanto per i pedoni, tanto più che al giorno d’oggi vengono posati senza neanche bitumare i giunti, per cui sono soggetti a saltare frequentemente fino a quando poi vengono rimpiazzati con un più rapido strato d’asfalto, anche perché il personale specializzato nella posa è oramai in via di estinzione. Si dice che i centri storici con i sampietrini sono più belli … vero! Ma se poi dobbiamo vedere delle pavimentazioni a chiazze, mi pare proprio che non ci siamo. Inoltre, ragionando, le strade napoletane sono storicamente lastricate col basolato vesuviano; mentre i cubetti, per quanto ne so, furono introdotti dall’allora sindaco Lauro, che li fece arrivare dal Trentino. Io credo che l’asfalto renda più agevole e silenziosa la circolazione, che sia più facilmente ripristinabile e che non leda affatto la bellezza della città.

Io non capisco, anzi non so e mi piacerebbe sapere, perché il Molo Beverello sia chiuso da tempo, completamente negato alla fruizione da una recinzione senza alcun cartello che indichi se siano in corso lavori, per conto di chi e da parte di chi, senza una data di inizio né di conclusione. Nulla è dato sapere se non che al momento l’ex imbarco degli aliscafi è un acquitrino abbandonato, una palude maleodorante colonizzata da volatili ed altre forme animali, e ciò in vista di Procida Capitale della Cultura 2022, con i turisti che arriveranno a frotte, non è proprio un bel biglietto da visita!

Non capisco perché lungo le strade si debbano vedere sversamenti di rifiuti di grosse dimensioni, come residui di ristrutturazioni edili, sanitari dismessi, materassi, elettrodomestici e quant’altro. Soprattutto mi chiedo: ma devi disfarti di un frigorifero? Bene, comprando quello nuovo, per pochi euro in più ti portano via l’usato, oppure potresti telefonare all’azienda di ritiro ingombranti (oramai operano in quasi tutti i comuni). Invece no, preferisci caricartelo sull’auto, fare un bel po’ di chilometri per poi gettarlo abusivamente sul ciglio della strada, col rischio di essere ripreso da telecamere, intercettato o sanzionato (ma forse questo rischio è davvero bassissimo). Boh, proprio non capisco!

Non capisco perché a Napoli, ma ahimè è un’abitudine che vedo prendere piede anche in altre città, i passeggeri degli autobus salgono e scendono indistintamente da tutte le porte, non rispettando i sensi di entrata ed uscita; sarebbe tanto più semplice seguire i normali percorsi di accesso dalle porte esterne per poi convergere alla porta centrale in uscita, evitando di incrociarsi e creare pericolosi contatti ravvicinati, tanto più nel particolare momento della pandemia. Non sarebbe forse il caso di prevedere del personale di bordo preposto a far rispettare le regole, un po’ come faceva il caro bigliettaio di una volta?

Non capisco perché nella nostra città l’azienda di mobilità non pensi di pubblicizzare gli orari di partenza degli autobus (ammesso che tali orari esistano). Non pretenderei gli orari di passaggio (sono la norma nella gran parte delle città italiane e ben evidenti alle paline o su internet) che, considerato il traffico delle nostre strade, sarebbero del tutto aleatori, ma almeno quelli di partenza dai capolinea, in modo da consentire agli utenti di potersi regolare al bisogno.

Non capisco perché a Napoli non esista una vera e propria cultura e rispetto del verde (e metto insieme cittadini ed amministratori), viste le aiuole abbandonate, senza un filo d’erba o, viceversa, dall’aspetto di foresta tropicale. Di tanto in tanto viene piazzata qualche fioriera che per un po’ ci rallegra con i suoi colori, ma dopo pochi giorni diventa uno sversatoio di cicche e schifezze varie, a meno che non se ne prenda cura qualche esercizio commerciale. In questi anni poi abbiamo dovuto assistere al sacrificio di palme e pini che ha irrimediabilmente modificato in peggio l’aspetto della nostra città. Si dirà che le palme erano malate, ma proprio non si poteva salvarle? Quelle poste all’interno della Mostra d’Oltremare, curate a dovere, sono rimaste intatte! E i pini? Sicuramente, a seguito di eventi luttuosi, li abbiamo considerati un pericolo imminente; ma non mi risulta che arrivati ad una certa età vengano abbattuti in ogni parte del mondo, forse si poteva fare qualcosa per metterli in sicurezza? No, soluzione radicale, la più semplice, taglio netto e chissenefrega! Mi chiedo e soprattutto lo chiedo al nuovo Sindaco nel quale, credo, molti ripongono grande fiducia, se l’Amministrazione comunale disponga ancora di un Servizio Giardini con agronomi, periti ed operai, come era fino a qualche tempo fa.

Io non capisco perché nella gran parte dei musei le didascalie delle opere d’arte, forse con un crudele intento punitivo, debbano essere collocate sempre in basso, scritte con caratteri piccolissimi e talvolta con contrasti cromatici impercettibili, che ti costringono a penose flessioni, sempre dando per scontato di avere un occhio di lince. Perché non devono essere leggibili anche ad una distanza di almeno cinquanta centimetri, evitando così anche di far suonare l’allarme?

Io non capisco (ma si che lo capisco, è questione di marketing) perché le squadre di calcio oggi stanno abbandonando i colori sociali per indossare divise dalle fantasie e colori improponibili, spesso prevale il nero, ma soprattutto abbondano i loghi pubblicitari col risultato di un guazzabuglio cromatico di difficile interpretazione. Una volta, se vedevi delle magliette azzurre bordate di bianco riconoscevi subito il Napoli, le strisce bianconere erano della Juve, quelle neroazzurre dell’Inter. Perfino la Nazionale, di recente, in qualche gara aveva rinunciato alla classica divisa azzurra per indossare un improbabile verde petrolio. Sfido chiunque, oggi, facendo zapping in TV e incappando in un incontro calcistico a riconoscere immediatamente le squadre in gioco!

Non capisco quelli che vanno allo stadio col proposito di aggredire i supporter di una squadra diversa dalla loro. Sono i cosiddetti ultras del tifo, o delle curve, in realtà gente con evidenti problemi di inserimento nel tessuto sociale che cerca solo un pretesto per sfogare la propria violenza, innata o acquisita. A volte si disinteressano completamente della partita e in alcuni casi ne impediscono addirittura lo svolgimento. Quando frequentavo il San Paolo (oggi Stadio Maradona di Napoli), da ragazzo e fino all’epoca del “Pibe de oro”, capitava talvolta di socializzare con tifosi della squadra ospite, chiedendo notizie della propria città, se gli piacesse Napoli e quant’altro. Perché vederli come nemici da combattere anziché misurarsi solo sul piano sportivo, magari con qualche simpatico sfottò?

Io non capisco gli haters, gli odiatori seriali sul web, coloro i quali, celandosi dietro l’anonimato di un falso profilo, non trovano nulla di meglio da fare che insultare gente che fa il proprio dovere in ogni situazione, che è grassa o è magra, che è bianca o di colore o che esprime un pensiero in maniera civile. Permettersi di insultare la senatrice Segre solo perché si è vaccinata, ma forse anche perché donna, perché ebrea, perché in politica, perché è la testimonianza vivente delle infamie che il genere umano può arrivare a produrre, mi è sembrato proprio il massimo dell’abiezione.

Non capisco nemmeno, rimanendo in ambito “social”, i cosiddetti influencer. È il termine stesso che mi crea inquietudine al pensiero che delle persone possano farsi influenzare, e quindi modificare i propri comportamenti, semplicemente scorrendo immagini o video postati da questi signori, più spesso signore alquanto procaci, che hanno fatto dell’apparire, anziché dell’essere, la loro ragione di vita. E il bello è che molti diventano in breve tempo milionari, senza aver alcun merito se non quello della fantasia, dell’intuizione o la conoscenza delle nuove tecniche di comunicazione, ma evidentemente oggi funziona così! E certamente è un abile influencer della peggiore specie quello strano personaggio indagato a Milano per aver fomentato le dimostrazioni violente dei no green pass. Che dire?

C’è un dettaglio che non capisco a proposito delle ONG impegnate a salvare i profughi in mare. Premesso che fanno una cosa stupenda, degna di lodi incondizionate, mi chiedo semplicemente chi siano queste persone che si prestano con tanto fervore e disinteresse e che in televisione ci appaiono come dei santi sulla Terra (o meglio sulle acque), anche perché si fa tanta dietrologia. Il fatto di essere volontari presuppone che non siano stipendiati, come si mantengono? Di chi sono le navi con cui operano, sempre ben fornite di macchinari, strumentazioni, carburante, giubbetti salvagente, coperte, generi alimentari? Hanno un costo, chi provvede a rifornirle in continuazione?

E, sempre in tema di profughi, fa molto male vedere le immagini di quei disperati al confine tra Bielorussia e Polonia, un deja vu di quanto successo e ancora succede in Grecia, in Turchia, in Slovenia, intorno a Gibilterra o nel canale della Manica. Ebbene proprio in quelle immagini mi capita spesso di vedere persone con i telefonini! Ma un cellulare non presuppone la disponibilità di un’alimentazione elettrica, un wi-fi, un contratto con un gestore telefonico? Come fanno quelle persone perse nella foresta? Vorrei che qualcuno mi desse una spiegazione tecnica.

Io non capisco la gente che, anziché esporre in maniera civile le proprie legittime opinioni, inscena cortei di protesta mostrando la propria intolleranza e dando sfogo alla violenza più becera. Mi riferisco naturalmente alle attuali manifestazioni dei no vax e no pass, che mi sembra stiano copiando nei modi e nelle forme  quelle dei Gilet gialli a Parigi (iniziate prima del  Covid come protesta contro l’aumento del prezzo dei carburanti e poi proseguite sistematicamente per mesi, forse anche dimenticando le ragioni per le quali erano cominciate), ma potrei fare tanti altri esempi: soprattutto il movimento no tav, con tutte le provocazioni e gli attentati che si ripetono da anni, ma poi contro cosa? La costruzione di una linea ferroviaria, cioè del sistema più ecologico per il trasporto di persone e merci! Nel 2015 ci furono atti di violenza da parte dei no Expo a Milano … contro l’Esposizione Universale! Che invece è stato un grande successo per il nostro Paese, che ha attirato decine di migliaia di gioiosi visitatori, che ha incrementato il turismo e dato lustro alle capacità imprenditoriali ed organizzative dell’Italia rilanciandone l’immagine a livello mondiale!

Io, ingenuamente, non capisco perché debba esistere la criminalità, o meglio, capisco che fin dalla notte dei tempi l’uomo abbia sentito un bisogno fisico di prevalere sull’altro uomo; capisco che la criminalità si organizzi fino al punto di diventare un sistema, capisco che al giorno d’oggi chi nasce in un quartiere a rischio, dove imperano la legge del più forte e i falsi miti del denaro, della droga e di un malinteso senso del rispetto, difficilmente avrà l’occasione di potersi affrancare. Fortunatamente, al giorno d’oggi, proprio in alcune zone di Napoli, così come in altre città, stiamo assistendo ad un fermento di associazionismo, di ricerca della legalità, di amore per l’arte, per la musica e per il teatro, che induce ad un certo ottimismo nella speranza di una società migliore. Quello che proprio non mi riesce di capire è la scelta di vita che fanno i grandi capi delle organizzazioni mafiose. Vivono nel culto della violenza e della sopraffazione, semplicemente per il dio denaro, rinunciando ai sentimenti, nascosti in topaie bunker, in uno stato di perenne allerta al pensiero di essere traditi o sopraffatti da rivali in ascesa, non riuscendo a realizzare che le modalità di uscita sono solo due: morti ammazzati per mano di altri sanguinari criminali in cerca di spazi e di potere, o finire i propri giorni al 41 bis nella patrie galere, in ogni caso senza il rimpianto e l’affetto da parte di nessuno. Che vita è? (se lo chiedeva anche De Crescenzo nel suo Bellavista). Considerata quasi nulla la possibilità di ravvedimento, mi chiedo come sia possibile che non riescano almeno a riflettere e che nessuno ad un certo punto, all’apice di una ricchezza incommensurabile, pensi magari di ritirarsi tra lussi sfrenati in un lontano paradiso naturale, a godersi tutto quel denaro lordo di sangue. Almeno così si potrebbe intravedere la volontà di dare un senso alla propria squallida vita!       

Io che, se mi trovassi un giorno a dover difendermi da qualsivoglia accusa, avrei difficoltà anche solo al pensiero di dovermi cercare un avvocato, non riesco a capire come mai, in alcuni episodi di cronaca nera vediamo sanguinari criminali, talvolta senza il becco di un quattrino, difesi da grandi principi del foro diventati superstar mediatiche. Boh!

Io non capisco perché si sia arrivati a dover mettere in discussione una misura giusta, come il reddito di cittadinanza, indice di uno Stato progredito e civile che pone al centro delle proprie attenzioni il benessere dei cittadini, anche quelli in difficoltà. Si è forse esagerato nel credere che gli “Italiani brava gente” fossero davvero tutte persone perbene? I cosiddetti “furbetti”, che percepiscono il sussidio non avendone diritto, sono di sicuro solo una piccola parte, se raffrontati a quelli che invece hanno lecitamente migliorato un po’ le proprie condizioni di vita. Gli individui in malafede però sono purtroppo una percentuale fisiologica di ogni popolazione. Forse un’applicazione meno affrettata ed un maggior controllo preventivo, magari incrociando le banche dati (come si fa ad elargire un sostegno economico ad un mafioso pluricondannato che risulta in galera?), avrebbero evitato questa situazione che non fa altro che screditare un provvedimento legislativo, per sua natura, più che ammirevole.

Io non capisco come mai il Parlamento o il Governo non si affrettino a legiferare una volta per tutte in merito al problema delle occupazioni abusive di appartamenti, al fine di stroncare questo fenomeno che, seppur comprensibile e finanche tollerabile quando si limitava ad interessare case popolari vuote non ancora assegnate per lungaggini burocratiche, è diventato oggi un’emergenza sociale. Si va fuori per qualche giorno per raggiungere i parenti, per andare ad una festa, per fare degli accertamenti clinici, o per qualsiasi altra ragione, si torna a casa e la si trova occupata, depredata, insozzata, violentata. E la Legge cosa dice? Cercati un’altra sistemazione per qualche mese e paga un avvocato, mentre dei criminali restano lì a gozzovigliare a spese tue, e spera di poter poi rientrare in possesso di un luogo oramai inagibile, distrutto, privato di ogni ricordo e di ogni affetto che mai più potrai riconoscere come tuo, e nella convinzione che dei danni cagionati non sarai mai risarcito! Il fatto che in questo atto brutale si commetta in contemporanea una serie di reati per i quali le forze dell’ordine sembra non possano agire è veramente un boccone difficile da mandare giù, per tutti. Credo che questo, insieme alla situazione sanitaria ed economica, dovrebbe essere ora tra i primi temi di cui le istituzioni debbano occuparsi.

Tante altre cose non capisco, ma se vado avanti rischio davvero di non capirci più niente, così come chi fino ad ora ha avuto la pazienza di leggere.

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