Diario di un vaccinato che spera di sopravvivere: 24 novembre 2021

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pagina di diario

Rinunciare a convincere o costringere i no-vax a vaccinarsi costa non poco a chi, come tutta la mia famiglia, ha fatto la sua parte nel piano nazionale di immunizzazione contro il Covid, magari con qualche punta di preoccupazione. Le misure coercitive, benché quotidianamente ipotizzate da molti e già deliberate in Austria, dove dal prossimo mese di febbraio entrerà in vigore l’obbligo vaccinale, non sembrano agevolmente gestibili: bisognerebbe convocare i non vaccinati, riconvocarli se renitenti e andarli a trovare al loro domicilio, ove continuassero a negarsi. E qui bloccarli su una sedia e “bucarli”? Non è neppure lontanamente immaginabile. L’alternativa di comminare una multa, magari salatissima, parrebbe più praticabile ma non è così: chi può permettersi di pagare una forte somma? Certamente non tutti con la conseguenza di inasprire ancor più gli animi. E poi, quand’anche il pagamento avvenisse, che durata avrebbe l’assolvimento dell’obbligo? Un mese, una settimana o, come si fa con le auto in sosta vietata, potresti essere rimultato anche il giorno dopo non appena esci di casa? Le misure coercitive avrebbero, nella migliore delle ipotesi, effetti limitatissimi.

Le istituzioni devono dunque limitarsi al “green pass rafforzato”, lasciando in giro sette milioni di non vaccinati? Oppure rinchiuderli in un perenne lockdown? Affidarsi semplicemente alla letalità del virus richiederebbe, al ritmo di 50 decessi al giorno, circa 400 anni: una pura e cinica astrazione. Cinismo per cinismo sarebbe più realistico contare sugli effetti delle morti naturali, come da anagrafe: finirebbero nel giro di una trentina d’anni ma quanti proseliti lascerebbero ancora in giro per diffondere i virus prossimi venturi?

Allora, ci chiediamo tutti, non c’è più niente da fare? Si discute se sia necessario fornire informazioni univoche e se si debba spiegare con maggior chiarezza cosa può succedere col virus e cosa col vaccino. Ma dopo due anni è difficile pensare che simili iniziative di persuasione possano avere un qualche effetto. Così come inutili apparirebbero manifestazioni pacifiche dei vaccinati, che potrebbero mettere in piazza numeri ben più elevati dei no-vax. Ma ai loro occhi i vaccinati sono dei poveri ingenui e quindi le manifestazioni e le marce li farebbero soltanto sorridere, se ne fossero capaci.

Ci sarebbe da tentare la strada di invitare i più autorevoli esponenti dei no-vax per farsi spiegare chi, come e perché abbia messo in atto un complotto internazionale senza confini, con la partecipazione straordinaria del Vaticano, che ha coinvolto milioni e milioni di sanitari, schiere infinite di cronisti, milioni di parenti delle vittime, centinaia di governi nazionale e decine di migliaia di politici, complici insieme agli altri di una così colossale messa in scena. Tutti pagati da Big Pharma o non si sa da chi per inoculare il vaccino o chissà quale altra diavoleria a sette miliardi di ignari esseri umani? Potremmo provare a fare queste domande ma tutti sappiamo che tra gli irriducibili militano negazionisti dell’Olocausto, seguaci di medicine alternative, cultori delle meditazioni trascendentali e dell’astrologia: insomma un bel po’ di soggetti lontani dai comportamenti ordinari delle comunità in cui vivono perché probabilmente alla ricerca di un’identità che li distingua dalla massa. E ne fanno parte anche gli igienisti radicali, quelli che vivono di privazioni per prolungarsi la vita senza neppure chiedersi se quell’ultimo tratto strappato alla morte con i denti (o più probabilmente con la dentiera) ne valga la pena.

L’unica strada che concede un filo di speranza, almeno nei riguardi di chi non si vaccina per paura, può essere l’isolamento sociale. Significa che un nucleo familiare di vaccinati dovrà, sia pure a malincuore, negare la propria compagnia al componente non vaccinato. E se, com’è probabile, ci sono interi nuclei familiari non vaccinati, ebbene dovranno essere evitati dagli amici, dai colleghi di lavoro, dai conoscenti, dai coinquilini. Bisognerà che ciascuno si assuma, dolorosamente, la responsabilità di mettere questi dissidenti difronte alla loro colpevole diserzione, al loro dissociarsi dal comportamento delle persone che amano, che stimano o che conoscono e che magari nutrono nei loro confronti la preoccupazione di vederli scoperti rispetto ad un possibile contagio ed alle conseguenze gravi che possono derivarne. Io l’ho fatto con un mio caro amico, dopo avere tentato invano di convincerlo ed averne dovuto, di conseguenza, ridimensionare amaramente l’intelletto. A lui dedicherò il mio primo romanzo autobiografico: sulla scorta del successo della Ferrante si chiamerà “L’amico genitale”.

1 commento su “Diario di un vaccinato che spera di sopravvivere: 24 novembre 2021”

  1. ADRIANO FERRARA

    Ottimo. Certa gente purtroppo crede di vivere in un Truman show. Oramai, dopo un anno di tentativi martellanti sui mezzi di informazione temo che non si convinceranno mai perché non vogliono convincersi! L’unica soluzione è isolarli, evitando non solo i contatti fisici, ma anche quelli relazionali!

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