La variabilità della mente

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Immagine tratta da https://i.quotev.com/

Come medico mi sono sempre chiesto il motivo dell’estrema variabilità delle diagnosi fatte per una stessa patologia, che ha gli stessi sintomi e la stessa evoluzione. Capita non solo quando più medici osservano lo stesso caso (e questo può essere inerente alla bravura o alle maggiori capacità e conoscenze del professionista), ma soprattutto quando è lo stesso medico a osservare la stessa malattia una seconda volta. E comunque siamo in buona compagnia, perché lo stesso accade nel campo della giustizia, dove per lo stesso reato spesso vengono emesse sentenze con pene diverse.

Gli studiosi affermano che ciò è dovuto alla variabilità delle nostre menti. È un concetto non facile da osservare e da ammettere, soprattutto quando riguarda noi stessi. Siamo abituati alla variabilità del nostro corpo: il battito cardiaco, i riflessi osteo tendinei o la pressione sanguigna sono parametri che durante la giornata subiscono delle variazioni. Lo stesso, ma in maniera inconsapevole, accade per le nostre menti, che senza motivo apparente ci fanno esprimere opinioni diverse sullo stesso argomento, spesso in contrasto con quelle espresse la prima volta. Quante volte cambiamo idea riguardo a un film che vediamo per la seconda volta oppure esprimiamo un giudizio negativo su una persona che ammiravamo, senza elementi aggiuntivi, quando ce ne viene chiesto un parere. Lo stesso medico, o giudice quindi, senza nuovi elementi di conoscenza, posti di fronte allo stesso caso, senza alcun imbarazzo, spesso danno una risposta completamente diversa, motivandola con argomentazioni altrettanto plausibili. Purtroppo accade anche in politica, dove però i protagonisti sono sottoposti alla meritata gogna mediatica e appellati con gli epiteti più fantasiosi: voltagabbana, trapezista, folgorato sulla via di Damasco… etc. Qui però c’è l’aggravante della malafede e dell’opportunismo e i danni a lungo termine sono di gran lunga maggiori di chi si corregge cambiando opinione e giudizi in buona fede.

Noi osserviamo gli effetti delle decisioni per come sono avvenuti, senza considerare le alternative che avrebbero potuto avere ben altre conseguenze. Prendiamo ad esempio un fatto di cronaca che si è verificato recentemente, in cui due giovani innocenti, che stavano in macchina davanti all’abitazione di un camionista, sono stati uccisi da quest’ultimo perché scambiati per dei ladri. Sembra assurdo che un delitto del genere possa succedere solo perché una mente intossicata dagli ammiccamenti sovranisti e giustizialisti che stanno emergendo un po’ dovunque ha deciso di farsi giustizia per un reato ipotetico, senza farsi nemmeno sfiorare da un pensiero diverso. Il camionista in realtà sembra essere stato vittima di quella che gli psicologi cognitivi chiamano “cascata informativa”, ossia una serie di congetture che si sono rafforzate a vicenda portandolo alla certezza che un’auto ferma, al buio, di fronte alla sua casa e con due persone a bordo, di sicuro prefigurava un’intenzione criminale.

Ma vediamo quali possono essere le cause di questa variabilità mentale. Anzitutto l’umore, che influenza ciò che pensiamo in quel momento in maniera tale da cambiare radicalmente il pensiero che si credeva di avere, con costi e benefici legati al contesto e alla situazione. Ad esempio in una trattativa, commerciale o politica, il buon umore stimola e facilita la collaborazione, ignorando magari un pregiudizio, che invece viene fuori col cattivo umore. L’umore poi dà più credito alla prima impressione, senza metterla in discussione, e in questo (se è buono) dà più recettività alla credulità e alla insulsaggine. L’umore, si sa, è mediato da due sistemi ormonali: quello dello stress e quello dopaminergico. Nel primo vengono secreti gli ormoni corticosteroidi, che sono i responsabili di una maggiore aggressività, reattività e attenzione. Sono gli ormoni delle decisioni veloci, di difesa, ereditati dai primi sapiens, la cui sopravvivenza dipendeva dalle scelte e dai giudizi rapidi: un pericolo, una nuova risorsa, un’alleanza… Nella vita moderna sono i giudizi e le scelte istintive, che non sempre portano a buoni risultati. L’altra via è regolata dalla dopamina, l’ormone delle emozioni, del piacere e, in definitiva, del buon umore. Il costante alternarsi di questi due sistemi determina in ultima analisi il nostro carattere, fatta salva naturalmente la nostra eredità biologica. Altra causa della nostra variabilità mentale può essere la stanchezza. Infatti si è visto che dopo una giornata di lavoro si ha una ipersecrezione di melatonina, che è l’ormone del sonno. Nota comica: a fine giornata i medici sono più inclini a prescrivere oppioidi, mentre quando hanno fretta più fans, farmaci anti-infiammatori non-steroidei, con gravi effetti collaterali. C’è poi il tempo atmosferico, che probabilmente secondo gli studiosi non fa che influenzare l’umore, il decisore incontrastato. Il mal tempo è associato a una memoria migliore e sono più severe le condanne nei tribunali se fuori fa caldo. Infine l’ordine di esame. Si è più propensi al cambiamento se i precedenti sono stati abbastanza uniformi. Ad esempio un giudice che ha emesso una serie di condanne manifesterà una maggiore tendenza alle assoluzioni nei successivi processi. Un medico che consiglia un intervento chirurgico per tre diagnosi di artrosi al ginocchio, tenderà a prescrivere un trattamento infiltrativo conservativo di attesa per quella successiva. Quindi un evidente disaccordo con se stessi, ma meno di quanto lo siamo con gli altri.

Come si vede, non siamo sempre le stesse persone, nei rapporti con gli altri e nel nostro lavoro, perché il processo cognitivo che genera giudizi, decisioni, scelte e comportamenti è continuamente soggetto all’influenza di vari fattori, tra i quali il più importante è l’umore. Anch’io in questo momento mi accorgo che la decisione presa un’ora fa di uscire (è quasi mezzogiorno) per un aperitivo con un amico, si è trasformata in desiderio di solitudine: un innocuo esempio di variabilità mentale senza conseguenze.

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