Migrazioni e libertà di stampa: questi i temi dei premi Nobel 2021

tempo di lettura: 3 minuti
Immagine di www.pixabay.com

Quest’anno l’Accademia svedese ha deciso di improntare i premi Nobel a scelte valoriali importanti: sono stati infatti annunciati i premi Nobel per la letteratura e della pace, con scelte simboliche che acquistano, soprattutto ora, grande valore.

Partiamo dal premio Nobel per la letteratura 2021: è stato il professore di letteratura e romanziere Abdulrazak Gurnah a vincere quest’anno. 73 anni, originario della Tanzania, precisamente di Zanzibar, Gurnah è arrivato come rifugiato nel Regno Unito nel 1963, fuggendo dalle persecuzioni che avvenivano nel suo Paese contro le minoranze etniche arabe, durante il regime del presidente Adeid Karume. Proprio durante l’esilio, iniziò a scrivere i primi romanzi, oltre ad insegnare prima in Nigeria e poi a Canterbury letteratura postcoloniale, e curando la rivista Wasafiri incentrata sulla letteratura delle minoranze etniche africane ed asiatiche. La motivazione con la quale l’Accademia svedese ha deciso di conferirgli il premio Nobel per la letteratura è stata per “la sua intransigente e profonda analisi degli effetti del colonialismo e del destino del rifugiato nel golfo tra culture e continenti”.

Ad alcuni potrebbe sembrare una scelta di facciata, perbenista, eppure è importante che, in un momento storico così cruciale, venga dato riconoscimento all’importanza della migrazione nel processo di costruzione di una nuova identità non solo europea ma mondiale. Proprio mentre 12 Ministri degli interni europei (tra cui Austria, Grecia e Danimarca) hanno presentato una proposta alla Commissione Europea per la costruzione di muri nelle frontiere “calde” dell’Europa come strategia di contenimento dei flussi migratori in entrata nel continente europeo. Ed uno tra quelli che sarebbe potuto essere un “respinto alla frontiera” ha avuto invece l’opportunità non solo di essere accolto come rifugiato in un Paese europeo, ma di costruire una vita ed una professione incentrata proprio sulla multiculturità e reciproco arricchimento tra popoli.

Veniamo poi al secondo importante riconoscimento: il premio Nobel per la pace, tra i probabili vincitori del quale erano stati inseriti la giovane attivista per il clima Greta Thumberg e l’Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS) per la gestione della pandemia da Covid-19. È stato invece vinto da due giornalisti: il russo Dmitry Muratov e la filippina Maria Ressa. Chi sono questi due giornalisti e perché sono stati scelti per il premio Nobel per la pace?

Sicuramente per il loro continuo lavoro in favore della libertà di stampa in due Paesi complessi, che soprattutto negli ultimi anni hanno visto una crescente limitazione di quest’ultima. Muratov è stato tra i fondatori del giornale indipendente Novaya Gazeta, di cui faceva parte anche la giornalista Anna Politkovskaya, uccisa nel 2006 per il suo lavoro di inchiesta sulle violazioni dei diritti umani che l’esercito russo aveva commesso sui civili in Cecenia. Muratov, tra i fondatori del giornale, ha portato avanti lavori di inchiesta per decenni e, a detta della Commissione del Premio, “ha difeso la libertà di espressione in Russia in condizioni sempre più difficili”.

Riguardo a Maria Ressa, è la giornalista fondatrice della testata indipendente Rappler, ed è spesso stata vittima di attacchi e di arresti per la sua dura critica all’operato del presidente filippino Rodrigo Duterte. Membro della Commissione per la democrazia e l’informazione di Reporter senza Frontiere, vanta nella propria carriera numerosi premi conferiti per i suoi lavori d’inchiesta. L’ultimo, nel giugno 2018, era stato il Golden Pen of Freedom Award della World Association of Newspapers per il lavoro da lei svolto nella testata Rappler. Ha subito ben 11 processi ed è stata arrestata e detenuta due volte.

Secondo la Treccani, a differenza del significato mitologico, viene chiamato eroe chi “dà prova di grande valore e coraggio affrontando gravi pericoli e compiendo azioni straordinarie.” Sicuramente il premio Nobel a figure di questo calibro, seppur meri riconoscimenti, sono importanti per dare voce e giustizia alle migliaia di persone che, anche in silenzio o nell’ombra, continuano a lavorare incessantemente contro le ingiustizie sociali, le violazioni dei diritti umani, che si battono per i diritti civili e sociali, svelando corruzioni, violazioni, giochi di potere. I cosiddetti eroi sconosciuti, che oggi forse lo sono un po’ meno.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Torna su