Diario di un vaccinato rassegnato alla quarta ondata: 6 ottobre 2021

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pagina di diario

Grande soddisfazione in famiglia (è vietata ogni forma di dissenso interno) per i risultati elettorali anche se in gran parte previsti. E così Sala a Milano ha fatto fuori il pediatra con la pistola, mentre qui da noi Manfredi ha liquidato un magistrato la cui unica colpa è stata quella di candidarsi. La stessa colpa che il recidivo De Magistris si porta dietro per essersi candidato alla Regione Calabria con esito insignificante. Deluso, ha dichiarato che penserà al suo futuro fino al prossimo Natale. Dovremo quindi attendere la Notte Santa per sapere se opterà per una innocua vita privata con passeggiata pomeridiana al Vomero.

Vita privata che ci auguriamo attragga anche l’inarrestabile Gianluigi Paragone che a Milano ha raccolto un modestissimo 2,99 con una sua lista dal nome Italexit che, parafrasando la Brexit, proponeva l’uscita dell’Italia dall’Europa Unita. La lista personale era peraltro l’unica alternativa possibile visto che è riuscito negli ultimi anni ad attraversare un bel pezzo di sovranismo italiano sia quello pentastellato che quello leghista riuscendo ad essere sconfessato da entrambe le formazioni politiche. Fiero oppositore del sistema e quindi anti-euro, anti-unione europea e, con l’avvento del Covid, anti green-pass e anti-vax, dagli schermi televisivi della “Gabbia” ha inflitto agli italiani una schiera di leghisti (il senatore Bagnai, il deputato Borghi e l’eurodeputata Donati) che in fatto di economia e finanza la sanno più lunga degli altri e quindi sono tutti insieme appassionatamente anti-euro. Vorrebbero che l’Italia tornasse alla vecchia lira senza minimamente preoccuparsi che nel giro di qualche anno avrebbe lo stesso valore della famosa “pizza di fango del Camerun”, profetizzata da Cinzia Leone in una celebre gag televisiva degli anni Novanta. Se insistono nella loro linea, saranno messi a tacere dalla solidarietà europea post-Covid.

Scontato era invece l’accesso al ballottaggio di Gualtieri a Roma mentre ha sorpreso il vantaggio conseguito a Torino dal candidato di sinistra (si fa per dire) Lo Russo, cognome che non è tipico delle Langhe ma che rinvia piuttosto a un nonno siculo con la valigia di cartone. Bene, è segno che dopo una settantina d’anni l’integrazione si è finalmente realizzata anche a Torino. Resta da commentare il successo personale di Calenda che ha conquistato le periferie romane a partire dai Parioli. Vedremo come giocherà le sue carte nel ballottaggio. Al momento niente apparentamenti, almeno apparentemente. Sembra però di capire che Calenda, negando il suo appoggio a Gualtieri, stia bluffando per trarne qualche vantaggio. Auguriamoci che il PD non ci caschi: difficilmente chi ha dato il voto a Calenda farà un favore a Michetti, sarebbe troppo.

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