La strana coppia

tempo di lettura: 3 minuti

Non è dato prevedere che conseguenze avrà l’incidente occorso a Luca Morisi sulla sua esistenza, sulla carriera politica di Salvini e sul futuro della Lega. Al momento è possibile soltanto formulare qualche amara riflessione sullo stato in cui versa la sensibilità, non solo politica ma anche civile, di noi italiani e di chi dovrebbe indirizzarla verso il recupero di principi etici che sembrano ormai irrimediabilmente scomparsi: parliamo della classe dirigente, politica e non, e dell’informazione.

Ci voleva uno dei tanti scandali a base di prostituzione e di droga per inquadrare nella giusta dimensione l’accoppiata Salvini-Morisi? Una coppia anomala in cui il pupazzo imbeccato paga il ventriloquo che gli mette in bocca le parole giuste per realizzare il suo unico obiettivo: la conquista del potere. È l’incontro infausto tra un leader privo di un progetto politico ed un “creativo” che gli suggerisce discorsi e comportamenti atti a procurargli il consenso.

I contenuti del “materiale” offerto da Morisi a Salvini sono da anni sotto gli occhi di tutti e quindi ci asteniamo dal richiamarli alla memoria, preferendo se mai schematizzarne gli effetti. L’incarico di Morisi è stato quello di costruire l’immagine di un leader iperattivo, dalle idee molto chiare e decisionista, un novello Mussolini o un Donald Trump in salsa padana, per intenderci. Come raggiungerlo è stato relativamente semplice, anche se moralmente discutibile: è bastato manipolare l’opinione pubblica giorno dopo giorno, attraverso i social ma anche con l’amplificazione, spesso consapevole, della stampa e della TV, somministrandole a piene mani espressioni di sarcasmo e di odio verso immigrati, drogati, omosessuali, musulmani (tutti terroristi!) e l’avversario politico di turno. Tra questi anche esponenti della Magistratura e della Chiesa, questi ultimi prima che Salvini “imbracciasse” la coroncina del rosario. Dobbiamo alla fine riconoscere che il lavoro di Morisi ha dato i suoi frutti ed il suo datore di lavoro può esserne soddisfatto anche se il suo consenso si è dimezzato rispetto a quando era ministro degli interni. Sarebbe interessante sapere se la sua richiesta di “pieni poteri” fu dettata dal suo ventriloquo: in caso affermativo forse il Capitano lo avrebbe cacciato a “calci in culo”, come lui ama dire, e quindi è più probabile che Morisi fosse contrario.

Questa pratica va ormai avanti da anni e sembra che pochi si siano accorti di quanto essa sia drammaticamente asimmetrica. L’art. 68, comma 1, della Costituzione sancisce infatti che i parlamentari «non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni». Disposizione giusta e opportuna perché volta a salvaguardare la piena libertà di espressione dei parlamentari. Purtroppo l’art. 3 della legge n°140 del 2003, approvata nel bel mezzo del quinquennio berlusconiano 2001-2006, ha esteso questa tutela anche a «…  ogni altra attività di ispezione, di divulgazione, di critica e di denuncia politica, connessa alla funzione di parlamentare, espletata anche fuori del Parlamento». Questo vuol dire che Salvini può “massacrare” la Fornero perché la riforma delle pensioni è materia parlamentare, come lo sono le leggi sugli immigrati, e quindi è possibile infangare impunemente la Boldrini che ne difende i diritti. E fu anche legittimo, per la stessa ragione, che Salvini, allora ministro degli interni, andasse a citofonare ad un presunto spacciatore. con intenti chiaramente ispettivi. L’asimmetria di cui dicevamo consiste nel fatto che Salvini può querelare per diffamazione un cittadino comune, ma lui non può esserlo se la diffamazione è avvenuta nell’esercizio della sua funzione di parlamentare. Rischio, quest’ultimo, che correva e correrebbe tuttora Morisi se le stesse affermazioni ingiuriose le avesse sottoscritte invece di passarle, da ventriloquo, al suo datore di lavoro. Questo sbilanciamento anomalo non ha scandalizzato nessuno, forse perché la gradualità del fenomeno nel tempo ha condotto all’assuefazione. Gli altri partiti avrebbero dovuto mettere alle strette il Capitano e non l’hanno fatto, confermando di fatto il suo diritto di dire tutto ciò che gli suggeriva Morisi, coroncine e cuori immacolati della Madonna inclusi. La TV, piuttosto che amplificare, sia pur criticandoli spesso, comportamenti e affermazioni che seminavano odio ed infangavano persone perbene, avrebbe potuto oscurare o relegare queste sciagurate iniziative in un angolino o, meglio ancora, dare più ampio spazio alle sacrosante ragioni di avversari e vittime. Fatto sta che ormai la scena politica è avvelenata e per disintossicarla occorrerebbero provvedimenti limitativi della libera espressione di non facile adozione. Ed è questa la vera e gravissima responsabilità di Morisi, la consapevole e costante deformazione della narrazione della realtà. Invece si va avanti così, criticando comportamenti personali più o meno immorali, senza neppure chiedersi quanto sono costate a noi contribuenti le inaccettabili prestazioni offerte dalla Bestia per il periodo durante il quale lavorò, al Viminale, nello staff del ministro Salvini.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Torna su