L’esperienza di Mimmo Lucano

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Domenico Lucano (Foto di Wikipedia)

Oggi, domenica 3 ottobre, si sono aperti i seggi elettorali in 1.162 comuni e 12.015.276 cittadini potranno votare. Il numero di candidati è enorme. A Napoli si è calcolato che ci sia un candidato ogni 90 abitanti. Se la proporzione fosse la stessa in tutta Italia, il numero potrebbe essere intorno a 133.000 candidati. Un esercito. Le amministrazioni locali sono i luoghi dove il sistema tentacolare della corruzione trova cibo e riparo. L’inchiesta Mani Pulite, del 1992, ha mostrato come il sistema corruttivo ha radici profonde nel sistema sociale e politico italiano. In molti, magistrati e non, hanno denunciato come in Italia la corruzione e la collusione sono un sistema gestito da vere e proprie holding che hanno regole e comportamenti rigidamente codificati e, in tantissimi casi, a compiere simili misfatti, sono singoli individui che si sentono comunque protetti da una comune e condivisa cultura dell’imbroglio. Piercamillo Davigo, uno dei magistrati storici del pool milanese degli anni ’90, ha più volte sostenuto che il fenomeno ha un carattere moltiplicativo, un virus che si diffonde rapidamente e che coinvolge facilmente tanti insospettabili tanto da far parte del nostro sistema culturale. Per combattere la corruzione sono state approvate molte leggi, alcune anche severe, ma poi, tra eccezioni, attenuanti, prescrizioni e tanto altro, ad essere condannati, a scontare la pena fino alla fine, ad essere estromessi dai pubblici uffici, a essere costretti a restituire il maltolto o mal guadagnato, sono stati una esigua minoranza.

E poi è arrivato Mimmo Lucano. Sindaco di un piccolo centro nella profonda Calabria, svuotato da secolari processi di emigrazione, abitato da un nucleo di nativi resistenti per lo più anziani. Il suo destino e quello del suo paese hanno incrociato quello dei migranti. Migliaia di persone disperate che, rischiando la vita, approdano da anni sulle nostre coste. Gli italiani e l’Italia hanno risposto in modo non sempre coerente. Da un lato si è attivato un potente sistema di solidarietà e, al tempo stesso, si sono alzati muri e barriere. Si è detto e si è agito per salvare in mare tante vita, purtroppo perdendone comunque migliaia, ma poi non si è riusciti ad organizzare un sistema ordinato ed efficace in grado di consentire una vera inclusione di tanti nuovi cittadini di fatto ma non di diritto. I governi hanno approvato norme, finanziato centri di accoglienza, assegnato fondi agli enti locali che avrebbero dovuto favorire la crescita di una rete sociale, sanitaria, culturale, produttiva in grado di favorire il di per sé difficile processo di integrazione e inclusione. Tentativi per lo più falliti. È capitato così che queste persone non trovassero un rifugio adeguato, un sistema che ne garantisse integrazione e inclusione ma sono state rinchiuse in centri di accoglienza sempre più simili a dei lager o abbandonati nel degrado delle periferie delle grandi città e delle campagne. In questo trambusto si scopre che i delinquenti sanno organizzarsi prima e meglio delle istituzioni. Nella vicenda di Mafia Capitale le intercettazioni telefoniche sono agghiaccianti. Gli indagati parlano dei finanziamenti per gli immigrati come di uno dei tanti business su cui hanno messo le mani e che si sono bene organizzati per non farselo sfilare. Di conseguenza è cresciuto il malcontento, autentico o manovrato e in fondo pochi italiani vorrebbero oggi immigrati nella propria città, paese, quartiere o come vicini di casa

Ma Mimmo Lucano sceglie di fare altro. Organizza un sistema non per delinquere ma per accogliere, per dare lavoro e assistenza e al tempo stesso riesce a dare nuova vita ad un paese ormai abbandonato. L’esperienza di Lucano e della sua piccola Riace inizia ad avere un risalto internazionale. Premi e riconoscimenti di vario genere. Wim Wenders è uno dei tanti artisti e cineasti che decidono di filmare e raccontare questa straordinaria storia di un’Italia molto diversa da quella del volto accigliato di Salvini.

La vicenda giudiziaria di Mimmo Lucano ha inizio in una fase difficile, molto difficile del nostro Paese. Alla guida del Ministero degli interni c’è Matteo Salvini. La Lega Nord ritorna al Governo grazie al fatto che il M5S, appena uscito vincitore delle elezioni del 2018, si ritrova isolato nel Parlamento e decide di allearsi con l’unico gruppo politico disponibile. La Lega non perde una così ghiotta occasione, entra nel governo e inizia a spargere odio e razzismo ottenendo come primo risultato che il gruppo sale vertiginosamente nei sondaggi. Invade tutti i campi dell’azione di governo con la sua lotta dura all’immigrazione. Si sospendono le azioni di salvataggio in mare dei migranti, si chiudono i porti alle navi delle ONG, e tanto altro. Oggettivamente Mimmo Lucano è una spina nel fianco per il Ministro e la sua Lega. In piena bufera politica arriva come una manna dal cielo l’indagine della procura di Locri e i provvedimenti restrittivi della libertà per Mimmo Lucano, che giungono fino al divieto di avvicinarsi al suo paese. Un’espulsione in piena regola. La Cassazione, il massimo livello giurisdizionale nel nostro Paese, è costretta a pronunciarsi e lo fa con chiarezza: non esistono le condizioni che possano giustificare così duri provvedimenti restrittivi della libertà dell’inquisito (possibilità di fuga, inquinamento delle prove in una fase in cui l’inchiesta è ancor ben lontana dall’essere conclusa). Così Lucano può rientrare nella sua Riace. Arriva il processo e qualche giorno fa la sentenza con una pena pesantissima. Alcuni reati di cui era stato accusato non vengono riconosciuti, come l’organizzazione e il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, una norma che ha permesso di punire gli scafisti ma di inquisire anche chi compie operazioni di salvataggio in mare, mentre viene punito con il massimo della pena e senza il riconoscimento delle attenuanti, per aver utilizzato in modo fraudolento fondi pubblici. A parità di reato una pena così dura non ci risulta essere mai stata comminata a un palazzinaro, a un dirigente o funzionario pubblico, a un esponente politico arricchitosi grazie alla corruzione.

A noi pare che con questa sentenza si sia voluto criminalizzare un agire solidaristico. Se una persona si fa corrompere per finanziare la sua scalata al potere, la tesi esposta da Craxi nell’ultima seduta del Parlamento prima della sua fuga in Tunisia, o per comprarsi barche, ville e organizzare festini, in fondo è possibile riconoscergli delle attenuanti, perché il mondo va così ed è quasi normale che chi detiene una qualsiasi porzione di potere la usi per conseguire tali fini. Avere agito in modo fraudolento, secondo la sentenza di primo grado, per solidarietà verso i più deboli, stranieri ed immigrati, non può costituire elemento per riconoscere delle attenuanti. Ci par di capire che secondo i giudici, ma non è stato esplicitato nel dispositivo emanato e bisognerà aspettare le motivazioni della sentenza, a Lucano non si è concesso neanche i benefici delle attenuanti di legge, visto che il suo agire non gli ha portato nessun arricchimento personale e i fondi sono stati comunque spesi a beneficio delle attività del Comune. Il comportamento di Lucano è risultato imbarazzante per tutta la società, il suo è stato un atto eversivo dell’ordine comunemente riconosciuto e, per questo, secondo il verdetto, la pena non poteva che essere durissima.

Tornando alle votazioni che iniziano oggi, c’è legittimamente da chiedersi se i corrotti e i corruttori, i tanti galoppini che si sono infiltrati tra i circa 130mila candidati saranno stati o meno intimiditi da questa dura sentenza. Molto più probabilmente si sentiranno legittimati a perseguire solo interessi personali nella gestione della cosa pubblica. In Mimmo Lucano, anche in questo momento difficilissimo della sua vita, non abbiamo scorto nessun ripensamento e tanto meno pentimento, ma la riconferma profonda dei motivi che lo hanno spinto ad accogliere persone provenienti da altri mondi e di averlo fatto nel suo paese. Ciò gli fa profondamente onore come persona e riconosciamo in lui la forza della semplicità dell’agire solidale. Non possiamo però tacere che come al sindaco di Lampedusa Premio Unesco per la pace, Giusi Nicolini anche a Mimmo Lucano è toccata la stessa sorte, e non sono stati rieletti, anzi nel loro paese sono stati eletti candidati di schieramenti avversi, di centro destra. E questa è una questione che però merita una riflessione a parte.

Mimmo Lucano, la sua esperienza, merita molto di più di una generica solidarietà. Il miglior modo per sostenerlo è quello di provare a riproporre in ogni luogo possibile il suo straordinario esperimento che più che politico e sociale è e rimarrà una straordinaria esperienza umana. Per far sì che questo avvenga è però necessario che molto cambi. Bisogna smetterla di utilizzare lo slogan generico, usato di volta in volta da parti contrapposte, che richiama a principi di onestà e correttezza amministrativa e contabile. Va affrontata con serietà la questione che le macchine amministrative sono bloccate nella loro azione e si perdono tra doppie e triple copie autenticate di atti, dalla ripetizione inutile di certificazioni, dall’attenzione che si deve porre nel rispetto di cavilli e di controlli incrociati solo sulla formalità degli atti ma mai sul raggiungimento dei risultati, sull’efficacia dei provvedimenti adottati. Un sistema che nei fatti favorisce grandi imprese e le holding delinquenziali ma strozza la possibilità di intervenire per risolvere problemi. La vicenda di Riace, al di là della faziosità degli schieramenti propagandistici, non può e non deve essere archiviata come un “caso speciale”. Di questo ne devono essere consapevoli i prossimi amministratori che usciranno vincitori dalla competizione elettorale di questi giorni.

3 commenti su “L’esperienza di Mimmo Lucano”

  1. Sergio Pollina

    Esprimo il mio più profondo e sentito apprezzamento per quanto esposto con magistrale chiarezza dall’autore. Nel contempo, manifesto il mio rammarico per il comportamento di certi magistrati che sembrano lontani anni luce dal comune sentire delle persone per bene; esprimo, altresì, la speranza che i successivi gradi di giudizio possano sanare questa profonda ferita inferta alla giustizia.

  2. Colpito e affondato, per adesso, Mimmo Lucano a cui va tutta la mia solidarietà. Ce ne fossero di politici come lui, avremmo risolto gran parte dei problemi dalla nostra Italia. Bell’articolo, scritto con estrema chiarezza, complimenti all’autore.

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