Diario di un vaccinato rassegnato alla quarta ondata: 24 settembre 2021

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pagina di diario

Mancano pochi giorni alle elezioni amministrative che chiameranno alle urne circa 15 milioni di italiani, di cui circa 12 vaccinati e muniti di green-pass. Non è prevedibile quanti dei restanti 3 milioni correranno a farsi il tampone per non essere esclusi dall’esercizio del più elementare diritto civico, ma è difficile pensare che siano in molti ad investire una cifretta per partecipare ad un rituale che da qualche tempo non appassiona più gli italiani. E questo lascia ben sperare chi, come noi di famiglia, si augura che, almeno nelle grandi città, si affermino candidati con un vago sentore di sinistra infliggendo una sonora sconfitta ai loro avversari con un sentore di destra tutt’altro che vago.

Si sa infatti che i no-vax si collocano prevalentemente nell’elettorato di destra mentre a sinistra potremo patire le sole assenze di pentastellati tuttora perseguitati dalle scie cosmiche e di qualche intellettuale snob, come Cacciari e Freccero ideologicamente contrari al green-pass ma potenzialmente contrari anche all’obbligo vaccinale. Le argomentazioni più volte addotte a sostegno delle loro riserve, talvolta espresse con viva insofferenza oltre che con la saccenza che si addice al loro ruolo culturale, appaiono per la verità piuttosto pretestuose: si antepone il diritto di rifiutare terapie indesiderate da parte dell’ammalato, del singolo ammalato, al dettato costituzionale che impone di tutelare la salute pubblica  senza se e senza ma e cioè anche a costo di restrizioni ed obblighi, peraltro già più volte adottati in passato. Viene voglia di domandare a chi storce il naso pur in presenza degli oltre 130.000 decessi causati dalla pandemia, come si regolerebbe se le vittime fossero dieci o venti volte tanto: forse i suoi sottili distinguo crollerebbero miseramente difronte ad un pericolo percepito come molto vicino e incombente e non come una remota ipotesi. Sarà pure interessante verificare come sarà gestita la sicurezza all’interno dei seggi: ingresso ed uscita, controllo dell’identità, firma di presenza, consegna della scheda e della matita e riconsegna finale dell’una e dell’altra.

Ma, covid a parte, qui da noi pare che il confronto tra Manfredi e Maresca si risolverà a favore del primo. E forse non è un male: aldilà di ogni valutazione politica, i napoletani dopo dieci anni di sindacatura De Magistris ne hanno abbastanza di ex-magistrati. Le delusioni inferte, e non solo a Napoli, dai magistrati che si sono dati alla politica sono state un colpo per chi li aveva preferiti ritenendoli giustamente insospettabili, ma scoprendone poi i limiti come amministratori. Figuriamoci quindi con quanta fiducia un elettore possa esprimere il proprio voto quando i candidati non hanno neppure un passato da magistrati. Il voto più rassicurante qui a Napoli dovrebbe essere, a stretto rigore, quello per Bassolino, ex sindaco ed unico candidato che può vantare la bellezza di 19 assoluzioni (“Il Mattino” del 27 febbraio 2021), insomma l’usato garantito. 

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