Difetti di visione

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Mappa dei membri del trattato AUKUS (Fonte: Wikimedia Commons)

Nel 1951, come conseguenza della firma del Patto Atlantico (la NATO), la presenza delle truppe americane sul nostro territorio da occupazione militare di una potenza vincitrice di un conflitto (la II Guerra Mondiale) formalmente si trasformò in una presenza legata ad un patto di alleanza, senza perdere o veder ridimensionato, però, il suo carattere di limitazione dell’autonomia politica del paese alleato (occupato) e si accettò da parte dell’Italia la perdita di sovranità su non pochi e importanti territori ceduti per la costruzione di basi militari: “Nel 2013 erano presenti sul territorio italiano 59 basi ed installazioni militari con personale statunitensi (comprese quelle NATO), con circa 13.000 militari” (fonte: Wikipedia). Nello stesso anno, il 1951, Napoli diventa sede del comando navale della Sesta Flotta degli USA.

Inevitabile che, per celebrare quell’accordo di settant’anni fa, il 16 settembre si sia scelta da parte delle autorità italiane proprio la nuova sede del Comando militare americano al Lago Patria, nel napoletano. Ovviamente notiziari televisivi nazionali e testate giornalistiche nazionali e locali hanno dato un importante rilievo alla cronaca dell’evento anche perché a presenziare alla celebrazione c’era il Capo dello Stato Sergio Mattarella.

Il Presidente non perde occasione per confermare la necessità per l’Italia di mantenere vivo il rapporto privilegiato con il potente alleato d’oltre oceano e continua a sostenere l’idea che è ormai vitale per l’Unione Europea costruire un proprio esercito unitario. Idee politiche che, nel nuovo quadro delle relazioni internazionali, ridisegnato dagli USA, sembrano assumere il ruolo proprio del distrattore nei test a risposta multipla, inserito al solo fine di confondere, deviare l’attenzione, dalle possibili risposte corrette alle domande poste.

Altra ipotesi, avvalorata dalle ripetute richieste pervenute nel tempo dalle diverse amministrazioni che hanno governato gli USA di una maggiore partecipazione delle nazioni europee al bilancio militare della Nato rivedendo le percentuali della ripartizione dei costi, è che l’eventuale formazione di un esercito europeo dovrebbe sopperire al già previsto e programmato disimpegno dal teatro europeo proprio del grande alleato, in altre parole sostenere le politiche dell’alleato in posizione dominante con un impegno organizzativo, industriale e finanziario spacciandolo come tentativo di costruzione di un ruolo indipendente, autonomo da tutti.

Mentre a Napoli si inneggiava alla NATO, dall’altra parte dell’Oceano, la Casa Bianca annunciava la stipula di un nuovo patto militare tra Stati Uniti, Australia e Regno Unito (AUKUS) che, come primo obiettivo, anche se non esplicitamente dichiarato, ha quello di costruire una cintura armata intorno alla Cina con sottomarini a propulsione nucleare. Una notizia davvero inattesa dalle cancellerie europee e dai più attenti osservatori internazionali? Questa nuova alleanza, per gli Stati coinvolti e per gli obiettivi strategici, sminuisce il ruolo della Nato tanto celebrata dal nostro Presidente.

Tornando alla cronaca televisiva è davvero sconcertante che i differenti servizi mandati in onda, relativi ai due fatti di cronaca e di politica internazionale, si ignorassero l’un l’altro trattando le due notizie come del tutto indipendenti, come se si trattasse di avvenimenti accaduti in epoche diverse e riportate senza nessun commento da parte dei curatori del notiziario.

Più volte abbiamo espresso profonde critiche al fatto che l’adesione alla NATO, e la testardaggine con cui se ne continui a far parte in modo acritico da parte del nostro Paese, rappresenti la gravosa subalternità militare e politica ad uno stato straniero. Una acriticità che è stata possibile anche per la capacità dell’alleato e del suo potente sistema di comunicazione, di occultare il contenuto vero degli accordi.

Nel caso dell’accordo AUKUS ci troviamo di fronte ad un agire strategico che trabocca di autosufficienza dal significato ambivalente: da un lato vuole mostrare di non aver bisogno di alleati (quelli storici: gli europei il Canada lo stesso Giappone), ma poi mostra di averne bisogno pescando tra i più affidabili.

In una lunga intervista all’huffingtonpost del 17 settembre Lucio Caracciolo ha affermato: “Il patto Aukus significa che mentre noi, in Europa, chiacchieriamo inutilmente di una difesa europea che non si farà mai, gli americani pensano in grande e soprattutto in maniera molto concreta, costruendo un’intesa con i partner più fidati per il contenimento della Cina nell’Indo-Pacifico e nei mari cinesi in particolare. (...). Evidentemente, si rivolgono innanzitutto ai parenti, non soltanto per sangue ma anche per storia, cultura e disponibilità a menare le mani”.

Nel sistema delle relazioni internazionali e nella comunicazione ufficiale si conta sempre più sulla memoria corta. In pochi ricordano che qualche decennio fa fu rivelato l’accordo segreto stipulato tra gli USA e la Gran Bretagna che prevedeva che, in caso di conflitto armato, l’esercito britannico sarebbe passato sotto il comando diretto degli USA.

Purtroppo nel sistema dell’informazione vige un pericoloso provincialismo: le notizie messe in evidenza sono sempre più, se non esclusivamente, quelle che riguardano fatti avvenuti nel sempre più piccolo cortile di casa. La decisione degli americani di scegliere l’Australia come uno stato privilegiato nella nuova alleanza nel Pacifico è il riconoscimento del ruolo che quel paese svolge da anni nel Pacifico meridionale. Pochi sanno, tranne forse Salvini che da Ministro dell’interno propose di adottare la stessa strategia nel Mediterraneo, che da tempo la Guardia Costiera australiana si è armata e rafforzata in modo consistente e svolge un ruolo di controllo sulle acque del Pacifico, oltre il confine delle proprie acque territoriali, sfruttando come opportunità per giustificare scelte e spese militari, per occultare questo suo esercizio di dominio su una zona del Pacifico che ha un ruolo strategico dominante negli assetti di potere vecchi e nuovi tra le potenze, quella della necessità (?) di respingere e distogliere persone in cerca di salvezza, i migranti, da ogni idea e tentativo di sbarco sul proprio territorio.

Germania, Francia e anche il portavoce dell’Unione Europea hanno protestato con il governo americano, ma con le consuete formule del rituale diplomatico. La Francia piange la perdita del contratto per la fornitura delle sue convenzionali, potenti macchine da guerra. La Germania che tanto si è spesa, economicamente, politicamente e militarmente, per rafforzare il suo ruolo in Europa in particolare nei paesi dell’Est si trova completante disorientata dallo spostamento del fronte strategico che da antirusso diventa anticinese.

L’Unione Europea – che con grandi sforzi e per approssimazioni successive si sta impegnando per costruire una forza militare comune senza avere la capacità e, forse, la volontà di costruire nuovi livelli di autonomia dagli USA ma al contrario mostrandosi pronta di offrirgli nuovi servigi e questa volta in modo unitario – si trova di fronte allo svilimento del suo ruolo internazionale, ormai marginale così come avvenuto con il ritiro anticipato dall’Afghanistan, e si irrita con la stizza dell’amante tradito.

Dispiace che il nostro stimatissimo Presidente, cui la Costituzione affida il gravoso compito di comandante supremo delle Forze Armate in caso di conflitto armato, sia stato lasciato solo nel rappresentare quella che poi si sta dimostrando la farsa di una alleanza strategica con gli USA.

Insomma il nostro sistema politico istituzionale si mostra affetto da strabismo grave, di perdita di una visione ad ampio raggio di quanto avviene nel mondo. Già, perché avere due occhi indipendenti non significa aumento del campo visivo ma un suo consistente ridimensionamento, perdita di una visione tridimensionale del mondo circostante. Insomma siamo appiattiti su una visione ferma nel tempo e ci si esprime come se fossimo ancora ai tempi di guerra fredda alimentata in opposizione ad un nemico ormai inesistente.

In barba a tutti i discorsi e programmi universalistici per riparare ai danni della pandemia e per fermare o quanto meno rallentare un processo degenerativo dell’habitat del Pianeta che potrebbe mettere a serio rischio la sopravvivenza della specie umana, si decide di ricominciare la folle corsa agli armamenti nucleari.

Gli americani giocano a scacchi posizionando pedoni, torri, alfieri, re e regine, mentre in Italia e in Europa si continua a giocare il più sciocco e ingannevole gioco delle tre carte napoletane.

1 commento su “Difetti di visione”

  1. Analisi di un momento storico che nel suo ” universalismo” rivela ciò che ” Non c’è nulla di nuovo sotto il sole” .
    Il mio scetticismo mi porta a pensare che la STORIA si fa da sola, nel bene e nel male. Azioni!

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