“Non dimenticherò mai quella data” … Testimonianza diretta dell’11 settembre 2001

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Foto delle torri gemelle in fiamme dopo lo schianto degli aerei dirottati

Riceviamo dal sig. Carmine Ricci e volentieri pubblichiamo.

Mi chiamo Carmine Ricci, oggi ho 45 anni, all’epoca dell’attacco alle torri gemelle avevo 25 anni, quando l’11 settembre salii a bordo di un aereo direzione New York. Non era la mia prima volta lì, già avevo calpestato il suolo statunitense, mio fratello maggiore tutt’oggi vive lì, nel New Jersey. L’11 settembre 2001 per noi doveva essere una giornata di festa, finalmente avrei dovuto conoscere la mia prima nipotina. Io, insieme alla mia famiglia, ero molto emozionato. Prima di partire comprai un cellulare, uno di quelli di ultima generazione, per restare in contatto con i miei amici. I controlli a Napoli Capodichino non erano serrati, quel cellulare grande e ingombrante non fu neanche sottoposto ad un controllo. Ero in volo già da alcune ore, passando il tempo tra un film e smanettando con il nuovo cellulare.

All’improvviso gli assistenti di volo hanno iniziato a camminare per il corridoio centrale dell’aereo, chiedendo freneticamente a tutti di allacciare le cinture e restare ai nostri posti. Molti pensarono alle classiche turbolenze di volo, altri iniziarono ad agitarsi, ma nessuno immaginava cosa sarebbe successo di lì a poco. L’unico campanello d’allarme in me si accese quando dai finestrini notavo che l’aereo sversava su delle montagne del carburante, cambiando, con una sterzata a 360°, rotta. Chiesi informazioni, ma gli operatori di volo mi riferirono che saremmo tornati d’urgenza a Roma. Iniziai a sudare mentre mille domande affollavano la mia mente, nel frattempo gli altri passeggeri persero le staffe inveendo contro steward e collaboratori di volo. Nessuno immaginava che nell’arco di poche miglia, 16 terroristi stavano dirottando 4 aerei. Nessuno sapeva che, se fossimo entrati nello spazio aereo americano, il nostro aereo sarebbe stato abbattuto. Quelli erano gli ordini che partivano dalla Casa Bianca. Quello avrebbe potuto essere il nostro destino… Atterrati a Roma le scene erano quelle dei film, le persone ci guardavano manco fossimo alieni e fummo subito avvisati di quanto accaduto. Ognuno di noi spalancava gli occhi dinnanzi a quelle scene, alcuni piangevano, altri invece si ammutolirono di fronte a quello che avrebbe potuto accaderci.

Mio fratello intanto da New York si disperava confondendo la sorte di quelle persone che venivano schiantate nelle torri gemelle con la nostra. Dieci giorni dopo, con uno spirito diverso, insieme alla mia famiglia prendemmo un altro aereo, sempre direzione USA. Furono 10 interminabili ore di volo, nessuno riusciva ancora a credere a quanto accaduto, e la tratta fu silenziosa e angosciante. Pochi giorni dopo New York sembrava un territorio di guerra; l’aria era tesa, in strada tutti si guardavano con diffidenza e ad ogni angolo della città c’erano dei checkpoint dove si controllavano i documenti. Sento che da quel giorno qualcosa in me è cambiato. Da allora la paura non ci ha mai lasciato, così come quelle immagini terribili. Il filo che ha collegato la mia vita alla morte è stato sottile.

Carmine Ricci

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