L’Italia e l’UE voltano lo sguardo e accolgono Piñera

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Bandiera cilena (fonte: www.pixabay.com)

La storia è ciclica e si ripete uguale a se stessa. Così diceva Vico e così, nel corso degli anni, abbiamo potuto verificare tutta la veridicità di questa affermazione.

Meno di 50 anni fa, centinaia di cileni fuggivano dalla propria patria per cercare asilo politico in Europa, e il nostro Paese fu tra i primi ad accogliere una parte di Cile ferito, attonito, ma allo stesso tempo resiliente. Una fratellanza politica (all’epoca) ma anche umana, soprattutto umana, basata sulla solidarietà tra popoli e sull’accoglienza. Le comunità cilene in Italia sono ancora oggi molto numerose, soprattutto in Liguria, Lombardia e Sardegna.

All’epoca esisteva ancora la divisione tra bene e male, tra cosa si poteva e cosa non si poteva tollerare. Tra cosa bisognava difendere e cosa no. Il golpe di Augusto Pinochet, la violenta morte di Salvador Allende e la seguente dittatura durata fino al 1990, erano chiaramente un male. Qualcosa che non si poteva tollerare. Sì, all’epoca forse esisteva ancora la capacità di discernimento.

Ebbene, forse, la storia nella sua ciclicità fa i conti anche con il cambiamento di ciò che potrebbe considerarsi male. Ed è ciò che sta accadendo negli ultimi giorni.

Pochi giorni fa, infatti, il Presidente cileno Sebastian Piñera ha iniziato la sua “ruta europea”, un tour di visite di Stato in cui fino al 12 settembre visiterà Francia, Spagna, Regno Unito e Italia. Nel programma del Presidente cileno c’è anche una visita in Vaticano, da Papa Francesco, la stessa Chiesa che nel 1973 protesse gli esuli cileni, in fuga dalla dittatura militare.

Sebastian Piñera, Presidente della Repubblica democratica de Chile, è la stessa persona che a partire dal 18 ottobre 2019 ha consentito e spesso ordinato che centinaia di studenti, donne, lavoratori venissero feriti, abusati, colpiti da proiettili di gomma sparati ad altezza uomo, accecati e a volte uccisi dal corpo dei Carabineros. Il tutto durante le manifestazioni dell’estallido social, nato contro la crescente disuguaglianza presente nel Paese, in tutti i campi, ma in particolare in quelli della sanità, istruzione e lavoro.

Una vera e propria violazione dei diritti umani sulle spalle della propria popolazione, che è stata denunciata da numerosi organismi internazionali, a partire dalle Nazioni Unite arrivando ad organizzazioni non governative come Amnesty International. Lo sgomento di sapere che colui che è stato definito “l’erede di Pinochet” sarebbe stato a colloquio con Sergio Mattarella, Mario Draghi ed il Papa ha scatenato le reazioni di tantissimi giovani e soprattutto della comunità di cileni residenti nel nostro Paese, che hanno emesso la seguente nota: “Manifestiamo la nostra indignata protesta e rammentiamo la DENUNCIA INTERNAZIONALE nei suoi confronti per Crimini contro l’Umanità, presentata al Tribunale dell’Aia lo scorso 19 aprile presso la Procura della Corte Penale Internazionale (CPI).
Agli autorevoli firmatari della DENUNCIA, cioè la Commissione dei Diritti Umani del Cile, la Fondazione Internazionale Baltasar Garzón (FIGBAR), l’Associazione Americana di Giuristi, il Centro di Ricerca ed Elaborazione per la Democrazia d’Italia (CRED), si è unita in questi giorni Amnesty International. Amnesty ha spedito una LETTERA dal Cile a ognuna delle principali autorità dei Paesi che Piñera intende visitare, chiedendo gli vengano rappresentate le sue colpe in questi crimini e richieste garanzie di pieno rispetto dei Diritti Umani. Non capiamo come mai il principale artefice di tutto questo, Sebastián Piñera, sia ricevuto dal Pontefice e, presumibilmente, anche dalle autorità italiane. È inaccettabile
!”

Gli scopi del tour europeo del Presidente cileno potrebbero essere in primis la sua volontà di rinnovare l’Accordo di associazione politica ed economica tra Cile ed Unione Europea in vigore dal 2003; in secondo luogo, in Vaticano, il Presidente potrebbe chiedere la mediazione del Pontefice per la riapertura della disputa marittima con la vicina Argentina in merito allo spazio marittimo del Canale di Beagle. Nel frattempo, l’8 settembre scorso, Piñera è stato ricevuto dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: l’incontro si è concentrato sul recupero economico post-pandemia e sul cambiamento climatico. Nessuna menzione, da parte del nostro Paese, a quanto accaduto in Cile da ottobre 2019 ad oggi.  
Il problema crescente a cui stiamo assistendo, infatti, è l’impunità di fronte a processi sistematici di violazione dei diritti di base di qualsiasi popolo, non solo di quello cileno. L’ammorbidimento apparente delle forme di repressione davvero può rendere le istituzioni così cieche di fronte all’annichilimento dei valori fondanti delle nostre Costituzioni, della stessa origine dell’Unione Europea? Se non si prende una posizione ferma nel denunciare quanto accaduto in Cile, anche a livello istituzionale, se si continuerà a far prevalere costantemente l’interesse commerciale ed economico a quello sociale ed umano, come possiamo continuare a credere che questi diritti, i diritti umani, vengano realmente tutelati?
C’è un disallineamento tra il mondo ideale, o meglio, il mondo giusto e la realpolitik. Ma questo non significa voltare le spalle alla propria essenza democratica, alla protezione dei valori fondamentali di un popolo, e dunque alla condanna netta di una repressione sanguinosa. Mentre si chiede un intervento compatto verso i rifugiati afghani e ciò che sta succedendo in Afghanistan, dall’altro lato si tace sul Cile. Si volta lo sguardo.

E dunque Unione Europea, Italia, Spagna, Francia, questa è una lettera accorata di una giovane cittadina che chiede: singolarmente crediamo nei valori della solidarietà, nella protezione dei diritti umani, nella democrazia, nei diritti sociali, ma collettivamente come possiamo continuare a crederci di fronte ad episodi simili?          
Si aspetta un’inversione di tendenza, concreta e trasversale. La sostenibilità, la giustizia, l’empowerment, e tutto ciò che è sulle nostre agende politiche, valori sacri che vanno tutelati e rafforzati, in queste occasioni sembrano solo parole scritte su carta, che potrebbero essere, presto o tardi, ciclicamente, offuscate dalla storia.

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