Giorni di scuola…

tempo di lettura: 2 minuti

Riceviamo dalla prof.sa Giuseppa Russo e volentieri pubblichiamo

Qualche anno fa ho avuto una breve esperienza di insegnamento in un carcere, confesso che all’arrivo della notizia restai un po’ basita, ma la curiosità di incontrare alunni in un contesto non usuale e con storie dure alle spalle mi indusse ad accettare l’incarico.

Primo giorno di scuola: dovevo insegnare in piccole classi con pochi alunni distribuiti tra le prime e le quinte. Al primo incontro mi fu subito chiesto cosa pensassi di loro e del motivo per cui si trovassero lì; la domanda mi lasciò qualche secondo interdetta, ma poi risposi che per me erano studenti e il mio unico scopo era quello di trasmettere loro conoscenze e abilità matematiche, … e furono soddisfatti.

Un giorno, nel corso di una lezione, i “miei alunni” mi chiesero se era un problema potersi “scambiare informazioni e opinioni” sullo svolgimento del compito in classe, ed io risposi che togliendomi gli occhiali non vedevo nulla … e si sa che i miopi quando non vedono bene sentono anche poco.

Quella mia esperienza durò solo due mesi, ma l’anno successivo mi fu riproposta e io senza remore accettai.

Al mio ritorno, fui accolta con affetto e simpatia, e qualcuno mi disse: “dottoress, stat nata vot cà” e io: “ho sbagliato un’altra volta”.

Ora, non voglio entrare nel merito dell’ambiente in cui mi trovavo ad insegnare, ma quell’esperienza è stata per me importante, facendomi riflettere sul ruolo di un insegnante, che va aldilà dei canoni prestabiliti.

Nella vita non è mai troppo tardi per migliorare le proprie conoscenze anche se, per tanti tra coloro che si erano iscritti ad un corso di studio, il diploma sarà solo una soddisfazione personale o, forse, un modo per uscire dalla routine … incontrare persone esterne all’ambiente del carcere … un modo per ricordare loro che, se avessero seguito altre strade, forse sarebbero dietro una scrivania, esercenti, operai e forse insegnanti…

 La scuola è comunque un bene comune, sono le persone in quanto tali che l’arricchiscono, docenti o studenti che siano, e dove c’è rispetto reciproco c’è anche una buona scuola; a volte possono avvenire anche scambi di ruoli, ogni giorno si impara e si cresce insieme, e la scuola dovrebbe essere lo specchio di una società in cui ogni persona è un pezzo unico di un grande puzzle, senza il quale viene meno lo scopo dell’insieme nella sua totalità.

Chiudo con un altro episodio, un po’ più soft, fuori dal carcere. Mi capita spesso di avere classi eterogenee dal punto di vista delle origini geografiche degli alunni, in particolare ricordo un ragazzo di origine spagnola, da qualche anno in Italia, un giorno durante un’esercitazione orale continuavo a chiamare: “Gonzi, Gonzi, rispondi? Gonzi non sente oggi”. Qualcuno mi disse: “prof, chi è Gonzi”; e io indicando lo spagnolo dissi “Gonzales” e lui: “prof, mi chiamo Alvares”… volevo sprofondare, ma ridemmo tutti.

Giuseppa Russo

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Torna su