Piedigrotta tra storia e leggenda

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Chiesa di Santa Maria di Piedigrotta, Napoli

Il mare era in burrasca quella notte dell’8 settembre, la pioggia batteva violenta e il vento infuriava contro il costone di tufo facendo vibrare le pareti della grotta che fra’ Bernardino ha scelto di abitare. I lampi illuminano l’interno che sembra un viscere senza fine, lì nel ventre della collina di Posillipo. L’anacoreta ha scelto di vigilare quella grotta maledetta per impedire l’accesso ai suoi concittadini che al suo interno praticano riti pagani dannando la loro anima irrimediabilmente. Forse anche questo violento nubifragio è un castigo del Signore per i tanti peccati consumati nell’antro. Assorto in questi cupi pensieri, quasi non si accorge della donna che è appena entrata. Un azzurro manto la riveste, impregnato d’acqua, ai piedi indossa un unico calzare. A Bernardino che spaventato gli chiede chi fosse, lei risponde: “Sono la Vergine Maria e abito questi luoghi, sono bagnata in quanto alcuni pescatori che stavano naufragando con la loro barca nella tempesta hanno richiesto il mio aiuto ed io sono accorsa a salvarli.” Detto questo la donna scomparve. Il frate, guardandosi attorno, si accorse che la tempesta si era placata e che dalla vicina spiaggia di Mergellina accorrevano verso la grotta dei pescatori. Giunti trafelati all’ingresso i marinai s’inginocchiarono e deposero ai piedi del frate una scarpetta da donna ricamata con l’immagine di un sole radioso. Raccontarono poi che la Madonna li aveva salvati dalla morte in mare e aveva detto che potevano venire a ringraziarla nella grotta alle falde della collina. Nella concitazione degli eventi la Vergine aveva smarrito una scarpetta e loro erano accorsi per restituirgliela. Bernardino smarrito si guardò intorno e vide delle impronte bagnate che si addentravano nel tunnel che portava alla grotta. Accompagnato dai pescatori segui le orme che si arrestavano a pochi metri dall’accesso. Insieme iniziarono a scavare e fu grande il loro stupore quando dopo poco rinvennero una statua della Madonna ancora umida di pioggia a cui mancava uno scarpino.

Così narra la leggenda del ritrovamento della statua e della futura costruzione del tempio dedicato alla Madonna di Piedigrotta.

Ingresso della Crypta Neapolitana dal lato di Piedigrotta (Fonte: Wikipedia)

Come attesta Petronio nel “Satyricon”, nel I secolo d.C. lo spazio prospiciente la Crypta Neapolitana, ingresso ai Campi flegrei, era sede del culto legato a Priapo, simbolo dell’istinto sessuale e della forza generativa maschile, e quindi anche della fecondità della natura. In questo luogo si svolgevano le “falloforie”, processioni solenni in onore di Priapo e Dioniso nelle quali si trasportavano enormi falli di legno, accompagnando il corteo con canti e balli sfrenati, per poi concludersi con orge rituali.

Nei primi secoli del cristianesimo si decise di sovrapporre alle feste pagane quelle legate alla Chiesa. Pertanto al posto del sacello di Priapo si eresse sul luogo un tempietto dedicato alla Vergine “odigitria” (in greco “colei che conduce indicando la direzione”), e le sfrenate falloforie furono sostituite da noiose processioni che, pur rimanendo cattoliche, tolleravano i canti e i balli dei fedeli.

La devozione alla Madonna di Piedigrotta crebbe nei secoli; in un documento del 1207 leggiamo che la piccola cappella era già stata trasformata in una chiesa con annesso ospedale per i pellegrini. L’affluenza dei devoti era notevole se Boccaccio in una sua lettera, in dialetto napoletano, prestava giuramento invocando la “Madonna de pederocto” e Petrarca, nel 1359, teneva a ricordare il continuo afflusso dei marinai. Tutte le dinastie succedutesi al potere nei secoli vollero abbellire e arricchire il complesso: gli Angioini ingrandirono la fabbrica e donarono la splendida scultura lignea policroma, di scuola senese, che ancora oggi possiamo ammirare. Gli Aragonesi la trasformarono in un maestoso tempio rinascimentale e la fornirono di due chiostri (ora di proprietà dell’esercito). Ma fu nel periodo Borbonico che la chiesa subì le maggiori trasformazioni ed allo stesso periodo risale anche la conversione della cerimonia religiosa dell’8 settembre in vera e propria festa popolare.

Sembra peraltro che l’inizio della festa si possa far risalire al 1487 secondo il cronista Leostello, che accenna ad una festa di Santa Maria della Grotta alla quale «tutti accorrevano nella notte tra il 7 e l’8 settembre». Fu Carlo III ad istituire la famosa “Parata”, divenuta celebre per la partecipazione degli stessi sovrani con autorevole corteo di aristocratici, per il concorso di tutto il popolo e degli abitanti dei casali, delle forze armate, nonché per la vivacità degli effetti spettacolari (luminarie, fuochi d’artificio da palazzo Cellamare fino alla basilica, carri allegorici e bande musicali): uno spettacolo per i viaggiatori di tutta Europa. Dal 1839 alla parata si aggiunse la kermesse della “Piedigrotta musicale” con il trionfo della poi celeberrima “Te voglio bene assaje”. Piedigrotta si trasformó in un novello carnevale settembrino. Si iniziò ad abbigliare i bambini con allegri e variopinti costumi di carta e si inventarono goliardate e nuovi scherzi come il mitico “cuppulone” (grandissimo cono fatto di carta e appeso ad una canna da pesca in cui si intrappolavano i passanti calandolo sulla testa). Per rivivere il clima di euforia ed eccitazione basta leggere i versi di Raffaele Viviani:

Dammo vuttate e pizzeche
a tutt’ ‘e nenne belle;
e po’, cu ‘e trummettelle
l’avimm’ ‘a ‘ncuità.
E mentre ‘e sceme sonano
tammorre e caccavelle
nuje tutt’ ‘e sacchetelle
l’avimm’ ‘a pulizza’.
Passerammo na bella notta
sott’ ‘a grotta ‘e Piererotta
tra ‘e gguaglione ca vanno a ffrotte
cu ‘o frastuono e cu ‘o votta votta.
Avvistanno na traccagnotta,
ogneduno lle dà na botta;
chi s’ ‘s tira e chi s’ ‘s votta:
nne facimmo na carnacotta.

Tanti successi della canzone partenopea vennero sfornati fino al 1982, anno di sospensione della festa. Tra alterne fortune si è cercato di far rivivere la manifestazione, ma lo spirito dionisiaco e priapesco, carnascialesco e anche religioso ha evidentemente abbandonato i napoletani.

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