I talebani sono anche fra noi!

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I Buddha di Bamiyan in un’incisione del viaggiatore Alexander Burnes del 1832, distrutti dai Talebani nel 2001 (Fonte: Wikipedia Commons)

“Tu dovrai ucciderlo [tuo fratello], la tua mano sarà la prima contro di lui per metterlo a morte, quindi la mano di tutto il popolo; lo lapiderai e morirà, perché ha cercato di allontanarti dal Signore tuo Dio”. “Al momento in cui il sole sorgeva sulla terra … il Signore fece piovere sopra Sodoma e sopra Gomorra zolfo e fuoco … Distrusse queste città e tutta la valle con tutti gli abitanti della città e la vegetazione del suolo”. “Non illudetevi: né gli impuri, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né i depravati, né i ladri … erediteranno il regno di Dio”. “Come in tutte le chiese dei santi, le donne nelle assemblee tacciano; non si permetta loro di parlare, ma stiano sottomesse … È disdicevole per una donna parlare in assemblea”. “La donna impari in silenzio in piena sottomissione. Non permetto alla donna d’insegnare, né di dominare sull’uomo, ma voglio che stia in silenzio”. “Così ogni donna che prega o profetizza senza velo sul capo, manca di riguardo al suo capo, come se fosse rasa … Per questo la donna deve portare un segno di dipendenza sul capo”.

Le condanne di cui sopra riguardano, nell’ordine: (1) la pena contro gli apostati; (2) quella contro gli omosessuali e (3) il comportamento delle donne nei confronti dell’uomo. Per quanto oggi sia facile trovare delle strettissime similitudini con quello che è il codice di comportamento dei fanatici integralisti Talebani, le parole che abbiamo appena letto sono tratte non dal Corano, né fanno parte della Shari’a, ma provengono dal Liber Librorum del mondo occidentale, considerato “sacro” da più di un miliardo di fedeli; sì, siamo parlando della “Sacra” Bibbia. Le condanne contro gli “apostati” e gli omosessuali provengono direttamente dal Dio di Mosè e di Gesù Cristo; le restrizioni contro le donne, insieme alla condanna senza appello per gli “effeminati” invece, provengono da un uomo che asseriva d’averle scritte sotto la guida di Dio (I Lettera ai Corinzi 7:40), il grande “apostolo delle genti”: Saulo di Tarso, comunemente conosciuto come “San Paolo”.

A questo punto, la domanda che è inevitabile porsi è: il libro sacro dei cristiani è ancora “sacro”, o è passato di moda insieme alle anticaglie del tempo che fu? Si può dire che le parole di un apostolo “ispirato da Dio” fossero frutto di una società di quel tempo, e in tal caso la Bibbia non è che un libro che va inquadrato nel momento storico in cui fu scritta, oppure, essendo la “Parola di Dio”, è eterna, immutabile, e i suoi principi, come i dieci comandamenti, sono scolpiti nella pietra per l’eternità? Sembra che l’attuale Pontefice, Vicario di Cristo, propenda per la prima ipotesi, e lo dimostrò quando, in una conferenza stampa del luglio 2013, pronunciò la frase che fece scalpore in tutto il mondo, dicendo, a proposito degli omosessuali: “Chi sono io per giudicarli?”. Lui non avrebbe voluto giudicarli ma, in qualità di esercente il vicariato, avrebbe dovuto convenire insieme al suo dante causa che essi sono già stati giudicati da Dio, senza appello e senza pietà, insieme ad assassini e adulteri. Lo stesso discorso vale per la condizione femminile. Dire che le parole di Paolo erano giustificate in una società di duemila anni fa, è come dire che la Parola di Dio si adegua all’uomo e non l’uomo alla Parola di Dio, come dovrebbe essere per chi in Dio ci crede.

Come di recente è stato ampiamente – e dottamente – trattato in questo periodico, la religione ha sempre rappresentato un fenomeno di estrema importanza nello sviluppo delle società umane; quali siano le sue origini, le pulsioni, le esigenze che hanno contribuito al suo sviluppo, non è qui il caso di approfondire. Ma ciò che va detto è che essa, ancora, per più di un miliardo di persone appartenenti al mondo islamico, rappresenta l’aspetto più importante della loro vita, alla quale imprime scelte, doveri, comportamenti che spesso li condizionano, anche se – data la grande varietà delle formazioni religiose di quel mondo – le sue manifestazioni assumono carattere assai diverso, fino agli estremismi che, come è noto, hanno insanguinato il nostro mondo ancor prima dell’attacco alle Torri gemelle. Se, quindi, il mondo islamico non può in alcun modo essere identificato con i suoi estremismi, vale però la pena di ricordare ciò che ha detto un suo illustre rappresentante, Tahar Ben Jelloun, il quale, in un suo recente intervento, ha scritto che “un silenzio assordante dei paesi musulmani ha accolto la vittoria dei Talebani in Afghanistan” [La Repubblica, 21 agosto 2021], sottolineando come il terrorismo scredita l’essenza del vero Islam che è una religione di pace, e un intervento delle voci autorevoli di quella galassia religiosa potrebbe essere assai significativo.

Poi ci sono i cristiani, i quali, dato che il Corano è di sei secoli posteriore alla Bibbia, hanno fatto più strada e si sono quindi portati avanti, lasciandosi da tempo alle spalle le guerre di religione che per secoli hanno insanguinato l’Europa e che, fino al ‘700, causarono la morte sul rogo di innocenti donne, nel tremendo episodio delle “streghe di Salem”, che mostrò l’aspetto fanatico e sanguinario anche di alcune frange del Protestantesimo. Nel nome di Dio e di Cristo allora, come nel nome di Allah e Maometto oggi, gli europei perpetrarono nefandezze e massacri, come la notte di San Bartolomeo in Francia, l’Inquisizione cattolica in Italia e Spagna che, per secoli, macchiarono di sangue innocente il mondo medioevale.

Poco fa abbiamo parlato della religione come di un fenomeno che nel mondo occidentale si è evoluto, perdendo le sue caratteristiche di fanatismo e di intransigenza dei secoli precedenti. Ma non è del tutto vero. A chi non l’avesse ancora fatto, suggerisco la lettura di Unorthodox, di Deborah Feldman, che narra in maniera magistrale la soffocante vita di umiliazioni e di privazioni alla quale sono costrette le donne che, nel moderno ed evoluto mondo occidentale, vivono nelle comunità ebraiche ortodosse, per le quali le donne sono semplicemente invisibili e il cui corpo, come con il burka dei Talebani, dev’essere nascosto alla vista il più possibile. E non dimentichiamo che fra di noi, in America ed Europa, si aggirano sette religiose che impongono ai loro seguaci riti, credenze, comportamenti che fanno rabbrividire. È facile menzionare la setta del tempio del popolo di Jim Jones e lo sterminio dei suoi adepti in Guyana, oppure l’eccidio di Waco, in Texas, dei seguaci di David Koresh. Ciò che è meno facile, è immaginare centinaia di migliaia di persone che in gruppi del genere, secondo la lettura spesso distorta dei testi biblici, o la loro applicazione letterale in mondo distante quattromila anni da quello che li generò, ancor oggi rifiutano alcune terapie mediche, come la trasfusione di sangue, impongono alle loro donne un comportamento subordinato e ossequiente, praticano un disumano ostracismo verso chi osa pensare difformemente dalle loro gerarchie, causando dolorosissime divisioni nell’ambito familiare, convinti come sono di assistere fra breve allo sterminio del genere umano in un’apocalisse di fuoco e fiamme nella quale il loro Dio sterminerà ogni uomo, donna o bambino che non appartiene alla setta, e svolgeranno con letizia il compito di seppellire miliardi di cadaveri per ripulire la terra dopo la vendetta di Dio. Queste persone, come i Talebani, sono guidati da un gruppo di “Imàm”, persone che li governano su diretto mandato dell’Onnipotente e che hanno il potere di stabilire norme e regole minuziose per ogni aspetto della loro vita: dall’abbigliamento all’alimentazione, agli studi scolastici, alla vita sociale e politica (chi esercita il diritto costituzionale di voto è condannato all’esclusione e alla morte eterna). Rifiutano ogni forma di informazione scientifica che non si conformi alla loro visione oscurantista del mondo e della storia, e, con il consenso acritico di seguaci creduli e sottomessi, rinviano ormai da quasi 150 anni la fine di quello che essi definiscono il “malvagio sistema di cose”, per il quale sono ormai innumerevoli le date fallite, ma delle quali sono schiavi.

Sì, l’integralismo esiste, è fra di noi, anche se non ce ne accorgiamo, e l’indifferenza e l’ignoranza lo alimentano, a danno dei più deboli e sprovveduti. Condanniamo senza appello i Talebani, e tutti quelli come loro; sproniamo i nostri governi ad attivare interventi efficaci di sostegno per le masse di diseredati che il loro furore sta causando, senza timore di ritorsioni perché la vita umana e la sua libertà sono i valori più preziosi al mondo, ma non dimentichiamo nemmeno per un istante che i Talebani sono anche fra di noi!

1 commento su “I talebani sono anche fra noi!”

  1. elio mottola

    Impeccabile e necessaria puntualizzazione a beneficio di chi dimentica che il fanatismo non ha risparmiato alcuna religione. I movimenti religiosi sono come i servizi segreti: non mancano mai quelli deviati. Un caro saluto.

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