Il Covid e il teatro amatoriale

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Che il teatro professionistico soffrirà delle limitazioni dovute al Covid è cosa certa. Per mettere in scena un lavoro professionistico i costi sono elevatissimi e gli interpreti sono pagati profumatamente, non tutti per la verità. Le scenografie, i trasporti, i pernottamenti e i pasti, il service audio e luci, i costumisti e quant’altro, compreso i teatri di spicco, fanno lievitare notevolmente i costi e, se il pubblico non può gremire le sale, ciò comporterà il prolungamento delle serate offerte e la conseguente diminuzione delle Compagnie che lavoreranno.

Per il teatro amatoriale, invece, c’è la grande possibilità che addirittura venga favorito. Dipenderà certamente da tutti gli operatori del settore in gioco. Ma si sa, gli attori amatoriali non vanno pagati, a volte ci rimettono addirittura e il fatto che si recita solo per passione favorisce, certo, la possibilità che si sviluppi diversamente, e meglio, tutto il movimento amatoriale. La condizione essenziale, però, è che tutti facciano la loro parte. Detto che i componenti la Compagnia offrono gratis il loro impegno a chi tocca? Beh, a tutte le altre componenti che sono: la sala teatrale, scenografo, service audio e luci, eventuale costumista ecc. Prima di mettere in scena un lavoro ogni Compagnia amatoriale fa i conti con i costi che deve sostenere e, se questi sono recuperabili dalla vendita di biglietti, propone il proprio spettacolo. Per esempio: si considera un teatro da 200 posti che, con la vendita dei biglietti a 10 euro, porterà a un incasso presumibile di 2000 euro. Bene, i duemila euro dovranno coprire le spese di fitto del teatro, scenografo, service audio e luci, eventuale costumista. Null’altro, nessun componente la Compagnia ci deve guadagnare. Facile, no? Certo, se tutti gli interessati abbassano i loro prezzi e considerano che, con le limitazioni dovute al Covid, in quel teatro ci potranno forse entrare 100 spettatori e che le Compagnie non potranno raddoppiare il prezzo del biglietto.

Tutti dovranno fare la loro parte per far sì che il movimento teatrale amatoriale continui a esistere e, magari, a migliorarsi. I teatri, in special modo, che dovrebbero un attimo modificare le loro politiche. Non più fitto della sala a un determinato prezzo ma partecipazione. La Compagnia e i teatri organizzano insieme gli spettacoli e coprono i costi. O anche, i teatri si propongono con un proprio “cartellone”, scegliendo quali e quanti spettacoli mettere in scena, e chiamano le Compagnie amatoriali a svolgere le proprie rappresentazioni. Potrebbero vendere i biglietti sia per singoli spettacoli, sia in abbonamento a tutti, proprio come fanno i teatri riservati ai professionisti. Pian piano potrebbero costruirsi un proprio pubblico affezionato e ricorrente. Ci sarebbero vantaggi per tutti, pubblico compreso, perché, probabilmente, i teatri minori sceglierebbero, per il proprio “cartellone”, le migliori Compagnie amatoriali in circolazione, il pubblico gradirebbe, e le associazioni teatrali sarebbero stimolate a lavorare e proporsi sempre al meglio. Non ci nascondiamo: ci sono gruppi di amici che vanno in scena senza avere la benché minima preparazione e ciò non fa bene al movimento amatoriale perché, anche se questi “gruppi” riempiono il proprio teatro fittato con parenti e amici, questi, pur tributando applausi a scena aperta, saranno convinti che il livello del teatro amatoriale non giustifichi l’acquisto di un biglietto, sia pure a costi minimi. Ma a chi spetta promuovere tutto ciò? Evidentemente alle associazioni di categoria.

Viva il teatro amatoriale.

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