Politica e caos

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Avremmo voglia di seguire seriamente la cronaca politica. Si acquista il quotidiano, si ascolta la radio, si guarda la TV (il tempo c’è), ma dopo un po’ ci si perde. Non c’è il tempo di farsi un’idea su un certo evento, che già il giorno dopo lo scenario è mutato e quel poco che si era realizzato, perde ogni consistenza. Poi dopo altre 24 ore subentra un nuovo fatto, che sembra altrettanto degno di essere compreso. E quindi cominci a seguire anche quello, ben sapendo che tra un giorno o due ciò che hai pensato sarà scaduto di validità.

Tre eventi si sono accavallati nella settimana dal 28 giugno al 4 luglio: lo psicodramma dei 5 Stelle, l’adesione di Salvini e della Meloni al documento europeo sul sovranismo – che propugna un’Europa degli stati sovrani, simpatico ossimoro senza sbocco – ed infine il “decreto Zan”. Grande ed avvilente confusione.

E così, relativamente al futuro dei 5 Stelle, mentre si attendeva da un momento all’altro la notizia, “l’Elevato si è levato … di torno”, si sono invece attivate le iniziative dei pontieri o meglio dei pompieri per spegnere un fuoco che, comunque, coverà sotto le ceneri fin quando i due contendenti non si saranno separati. Conseguenze sul governo? Al momento non è dato immaginarne. Così come per gli effetti della sottoscrizione del documento sovranista da parte del segretario di uno dei partiti che sostengono il governo europeista di Draghi. Al momento la contraddizione è stata messa in risalto solo dai partiti di sinistra, ma fino a quando Draghi potrà continuare a far finta di niente? Prima o poi l’Europa gli chiederà ragione di questa macroscopica anomalia. Sarà ancora disposta l’UE ad allungare tanti miliardi di euro ad un Paese membro che nel 2023 passerà probabilmente la mano a un governo dichiaratamente sovranista?  

E cosa dire del “decreto Zan”, la cui tormentata gestazione sembrava prossima all’approvazione definitiva in Parlamento? Le manovre ormai scopertamente dilatorie di Renzi hanno spinto i suoi fidi scudieri, con in testa Scalfarotto, a condizionare il loro voto favorevole all’adozione di emendamenti graditi, guarda caso, alla destra. Nebbia fitta quindi anche sul “decreto Zan”, che ha scarse speranze di essere approvato così com’è.

Le cose non cambiano molto anche all’estero: senza allontanarci troppo, basta guardare all’inestricabile intreccio di interessi che coinvolge Cina, Russia e Turchia nel Mediterraneo.

E allora, se ci si vuole tenere vicini alla cronaca politica, occorre limitarsi ai suoi aspetti più esteriori, magari più neutri ma più chiari e inequivocabili. Diventa, per esempio, un fatto rilevante l’andatura spedita dei politici che vogliono mostrarsi terribilmente impegnati nel loro lavoro a favore del Paese: che siano ministri o capipartito, sfilano a Roma, intorno ai palazzi del potere, palesemente in affanno insieme alle ampie scorte che, si immagina, li accompagneranno fin dentro alla toilette, visto che solo un’urgenza fisiologica può giustificare tanta fretta. Ad una certa liturgia politica a sfondo atletico non si sottraggono neppure all’estero. È ormai chiaro che, se vuoi diventare presidente degli Stati Uniti d’America, devi saper salire i gradini della scaletta di imbarco sul jet saltellando a passo svelto e risoluto. Una volta eletto, devi continuare a saltellare, ma puoi permetterti di inciampare, perché l’Air Force One ti aspetta.

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