Diario di un vaccinato in attesa di reazioni avverse: 1° giugno 2021

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pagina di diario

Le notizie di eventi tragici si stanno susseguendo con una tale frequenza che sospettiamo di esserci assuefatti. Sarà forse l’effetto del martellamento quotidiano con cui la TV ci perseguita sviscerando impietosamente ogni sciagura e stimolando il nostro senso cinico. Per fortuna, terminato il campionato di calcio, tutte le emittenti, rigirato a sufficienza il coltello in tutte le disgrazie, ci intrattengono sul valzer delle panchine, vicenda di interesse non inferiore a quello dell’ennesimo incidente mortale sul lavoro.

Eppure anche nel calcio capitano cose che ti toccano il cuore. Per esempio, ci hanno scosso le lacrime di Conte che lascia l’Inter, squadra alla quale nel corso di un solo campionato si era rapidamente affezionato, con la magra consolazione di un risarcimento di 7.500.000 (settemilionicinquecentomila) euro. Chissà quanta parte di quella cifra (ma cosa sono, alla fine, i soldi?) se ne andrà in fazzolettini di carta per asciugare l’incontenibile pianto dell’incolpevole allenatore, costretto ad andar via per non vedere la “sua” Inter indebolita dalle cessioni annunciate.

Questo è il calciomercato e qui da noi un raggio di sole ha scacciato le nuvole: il Napoli cede finalmente De Laurentis. Ma forse abbiamo capito male. Peccato però, perché una proprietà che vende i migliori giocatori nel momento meno opportuno, scoraggia non poco. Questo è almeno il parere di noi che non siamo né tecnici né appassionati lettori dei quotidiani sportivi. Forse non siamo neppure tifosi perché, quando il Napoli non gioca bene, lo abbandoniamo a se stesso senza strapparci le vesti. D’altra parte la squadra ci ha abituati negli ultimi anni a fallire gli obiettivi all’ultimo momento, complici circostanze a volte poco chiare.

Di regola sosteniamo la squadra meno forte, anche in campo internazionale, e quest’anno ci è andata bene con la conquista delle coppe europee da parte di due outsider: il Villa Real e il Chelsea del nostro Jorginho, uno delle più gravi perdite permesse da De Laurentis. In fatto di tifoserie non riusciamo a comprendere quale soddisfazione possano trarre dalle vittorie della propria squadra i tifosi che tengono per la squadra più forte: è una forma di immaturità psichica, forse l’incapacità di gestire il dolore delle sconfitte. O forse la protervia, non meno puerile, di chi semplicemente vuole sentirsi il più forte.

E poi c’è la degenerazione economico-finanziaria del calcio che diventa sempre più iniqua, diseducativa e quindi più intollerabile. Sarà quindi meglio seguire il calcio e il suo linguaggio tecnico con qualche riserva e con ironia pensando, ad esempio, che queste riserve potranno entrare in campo solo se i titolari saranno indisponibili o che una panchina lunga, ai giardinetti, può ospitare parecchi di noi pensionati.

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