La crisi migratoria a Ceuta

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“I salvataggi in mare non sono un crimine” (fonte: www.unsplash.com)

Da diversi giorni le tv, i giornali e i social non fanno altro che parlare degli ingenti flussi migratori che hanno interessato la città di Ceuta che, insieme a Melilla, costituiscono le due “roccaforti” spagnole in territorio marocchino.

Ma da dove nasce questa crisi migratoria? Il Governo di Rabat ha infatti assunto un atteggiamento di laissez-faire nei confronti delle migliaia di migranti che hanno iniziato ad attraversare la frontiera Marocco-Spagna proprio nella città di Ceuta, normalmente sorvegliata ai confini dalle autorità marocchine. Ciò ha causato l’arrivo incontrollato di centinaia di persone nel territorio spagnolo di Ceuta ed ha iniziato a destare preoccupazione nel Governo di Madrid ed anche tra le istituzioni dell’Unione Europea.

Ci sono numerosi aspetti da evidenziare all’interno di questa vicenda. Il primo riguarda la motivazione dietro questo improvviso “boom” di migranti in arrivo dal Marocco: sembra infatti che si tratti di una vendetta diplomatica da parte del Paese nord-africano. Pochi mesi fa, in un ospedale di Logroño, a sud di Bilbao, era stato ricoverato per Covid-19 Brahim Gali, il leader del Fronte Polisario e Presidente della Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi (SADR), che lotta per l’indipendenza del popolo saharawi dal Marocco, da anni in contrasto con il Governo di Rabat. Il Ministro degli esteri spagnolo aveva giustificato questo gesto di accoglienza di Gali in Spagna per “ragioni strettamente umanitarie”. La Spagna, però, responsabile di aver accolto il leader dell’opposizione, avrebbe scontato a caro prezzo questo “misfatto”, in parte apparentemente confermato dalle parole dell’ambasciatrice marocchina a Madrid, Karima Benyaich: “Ogni azione ha delle conseguenze di cui bisogna prendersi la responsabilità”.

Un secondo aspetto da sottolineare riguarda la posizione del Governo di Madrid: il Presidente spagnolo Pedro Sánchez ha ordinato l’espulsione ed il conseguente rimpatrio dei migranti che avevano superato il confine, atteggiamento che ha suscitato una certa sorpresa per le posizioni sempre mantenute a riguardo dall’attuale coalizione di governo. Si ricordi infatti che fu proprio Pedro Sanchez nel 2018 ad offrire aiuto per lo sbarco della nave Aquarius, rimbalzata tra Malta ed Italia, con 629 migranti lasciati in mare per giorni pur di non farla sbarcare. A Valencia aveva poi trovato il proprio porto d’approdo, invitata a sbarcare con la solidarietà del Governo spagnolo, per ragioni umanitarie. Stessa cosa avvenne pochi mesi dopo, a fine 2018, per la nave Open Arms, accolta in Spagna dopo il rifiuto di tutti i Paesi mediterranei, tra cui l’Italia.

Ora, al contrario, nella delicata crisi migratoria di Ceuta, Sánchez ha scelto di adottare la linea dura, probabilmente sia a causa della caduta di consensi della coalizione di governo, sia per dimostrare una certa fermezza all’Unione Europea, dopo il nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo, approvato lo scorso anno. Una linea così dura da far inviare al confine i militari, insieme ai volontari della Croce Rossa, per occuparsi del soccorso e rimpatrio “forzato” dei migranti. Degli 8.000 migranti riusciti ad entrare in territorio spagnolo, principalmente attraverso i due punti di Benzù e El Tarajal, più della metà sono già stati rimpatriati, come ha specificato il Ministro dell’interno spagnolo. Riguardo i metodi, tutto tace da Madrid, nonostante la Convenzione Europea dei Diritti Umani vieti espressamente le espulsioni collettive.

Un terzo rilevante aspetto su cui è utile soffermarsi è quanto avvenuto nel caso di Luna Reyes, giovane volontaria della Croce Rossa. É diventata in poche ore virale l’immagine commovente di Luna, la quale, dopo aver soccorso un migrante stremato ed esausto non solo per il viaggio ma anche per aver perso un compagno nel tragitto, lo ha abbracciato ed accarezzato per farlo calmare. Un pianto disperato quello del giovane, che si è lasciato andare tra le braccia della volontaria ventenne della cittadina di Mostoles, in provincia di Madrid. Le telecamere presenti sul posto hanno immortalato questo momento, che ha iniziato a circolare in tutto il mondo. Luna, elogiata da molti per la sua umanità e per l’empatia dimostrata nei confronti di quella situazione disperata, paradossalmente dopo l’episodio ha dovuto chiudere i propri account social. La motivazione è che, insieme ai tanti commenti di apprezzamento e solidarietà, è stata letteralmente invasa da insulti e minacce, venendo tacciata di poca professionalità, o forse chissà semplicemente per aver avuto un atteggiamento troppo umano nei confronti di un migrante straniero. Sulla vicenda è intervenuta Isabel Brasero, portavoce della Croce Rossa a Ceuta, che ha spiegato come quanto avvenuto sia perfettamente normale in contesti di intervento umanitario. “La missione della Croce Rossa è alleviare la sofferenza umana e questa ne è una chiara dimostrazione. Per nessun motivo la Croce Rossa smetterà di essere umana o smetterà di appoggiare comportamenti come quelli di Luna Reyes”.

L’ultimo aspetto meritevole di segnalazione è che nel frattempo, l’Unione Europea ha ammonito l’atteggiamento del Marocco, ribadendo che le città di Ceuta e Melilla costituiscono confini dell’Unione Europea e che vanno dunque rispettati gli accordi per controllare i flussi migratori. Un’Europa impotente, che con il nuovo Patto europeo sulla migrazione mostra il suo volto meno umano. L’accordo continua a presentare numerose criticità che, come in questa occasione, mostrano quanto la ripartizione non obbligatoria dei migranti in arrivo tra tutti gli Stati europei porti ad un sovraffollamento dei Paesi del Mediterraneo più esposti ai flussi, come Italia, Grecia ed appunto Spagna. Sembra che la distanza fisica tra Bruxelles e questi territori faccia dimenticare che stiamo parlando di esseri umani, non di semplici numeri da inserire nei database Eurodac per il rimpatrio. E forse l’immagine di Luna è stata così attaccata perché ha messo molti di fronte al proprio fallimento e soprattutto di fronte alla propria grande mancanza di empatia, oltre che alla poca conoscenza del soccorso umanitario.

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