Salute: dalle promesse ai finanziamenti

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dipinto di natura morta
“Una mela al giorno…” di effezeta

Un buon sistema sanitario, in grado di soddisfare le esigenze della popolazione sia nella cura che nella prevenzione, non solo deve adeguarsi alle innovazioni tecnologiche ma deve essere esso stesso in grado di produrle. Un buon sistema si nutre di ricerca scientifica e i soldi spesi in questo ambito sono il migliore investimento possibile, che ripaga a volte in tempi brevi a volte in tempi più lunghi, ma non è mai uno spreco. La ricerca non va quindi vista in alternativa all’erogazione di prestazioni sanitarie, non sottrae risorse ma deve sempre avere come obiettivo la salvaguardia e il miglioramento della salute dei cittadini. Si può affermare, senza tema di smentita, che non c’è buona assistenza se non c’è una buona ricerca. Questo è forse il più grande nodo irrisolto del nostro Sistema Sanitario Nazionale, frammentato territorialmente e organizzativamente, dove non sempre funziona la reciproca comunicazione tra gli enti e le strutture di ricerca e di formazione, l’insieme complesso che si articola in ospedali, ambulatori, pronto soccorsi, case di cura e di degenza.

I progressi della medicina consentono oggi di offrire alle persone cure più efficaci, con il risultato di aumentare sia l’aspettativa di vita sia la buona qualità di vita. Questi risultati sono stati raggiunti con la continua evoluzione delle cure, possibile solo quando la ricerca di base arriva al paziente. La ricerca sanitaria si muove dal laboratorio, trasla al letto del paziente e, dall’osservazione dell’uomo, si sposta di nuovo al laboratorio. Questo tipo di ricerca bidirezionale è comunemente definito traslazionale. La ricerca biomedica (genomica, neuroscienze, oncologia molecolare ecc.) e l’innovazione tecnologica (diagnostica medica, biotecnologie, informatica sanitaria ecc.) stanno caratterizzando e trasformando profondamente i processi di cura e i servizi sanitari e, conseguentemente, le esigenze organizzative e operative dei moderni sistemi sanitari, con notevole impatto sia sulla salute sia sui costi.

È di questi giorni la notizia che il Ministero della Saluta ha messo a punto e pubblicato il 24 febbraio il Piano Operativo Salute. Approvato dal CIPE (Comitati interministeriale per la programmazione economica), il Piano è così descritto dall’autorità preposta: “Il ministero della Salute ha dato il via all’attuazione del Piano Operativo Salute (POS) con la pubblicazione dei primi quattro Avvisi per la selezione di progetti da finanziare con complessivi 200 milioni di euro nell’ambito delle politiche europee di sviluppo della coesione economica, sociale e territoriale e rimozione degli squilibri economici e sociali. Tra i risultati attesi dal Piano: comunità residenziali per gli anziani dotate di prodotti e servizi “intelligenti” grazie all’ICT; la mappatura delle alterazioni genomiche di patologie complesse ad elevato impatto come tumori, malattie del cuore e malattie del sistema nervoso per esempio Ictus, Alzheimer e Parkinson; Hub di ricerca clinica per lo sviluppo di terapie innovative”.

La cifra messa a disposizione è importante, 200 milioni di euro, e l’aver deciso di assegnare ben l’80% alle aree del Mezzogiorno è in linea con le direttive europee, già presenti nel processo unitario di programmazione strategica e operativa per il periodo 2014-2020.

Come si legge dal sito del Ministero: Il POS è articolato in cinque Traiettorie di sviluppo cui corrispondono specifici Avvisi pubblici nell’ambito delle relative Linee di azione Traiettoria 1 “Active & Healthy Ageing (invecchiamento attivo e sano, ndr) – Tecnologie per l’invecchiamento attivo e l’assistenza domiciliare”; Traiettoria 2 “eHealth, diagnostica avanzata, medical device e mini invasività”; Traiettoria 3 “Medicina rigenerativa, predittiva e personalizzata”; Traiettoria 4 “Biotecnologia, bioinformatica e sviluppo farmaceutico”; Traiettoria 5 “Nutraceutica, nutrigenomica e alimenti funzionali”.

Un ampio spettro quindi, ma tutte le “traiettorie” puntano a sviluppare una ricerca applicata al miglioramento dei sistemi di cura e ad attuare vere politiche di prevenzione.

Gli Avvisi sono rivolti alle Amministrazioni pubbliche, agli Enti del Servizio Sanitario Nazionale, agli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS), alle Università e agli Enti di ricerca pubblici. Una sfida, quindi, per quelle istituzioni meridionali.

Ora tocca ai nostri enti territoriali, dalle università alle aziende sanitarie, agli istituti di ricerca cogliere l’occasione affinché non un euro venga sprecato, ma sia investito per la ricerca, la salute e lo sviluppo. Le competenze per farlo ci sono, ma bisogna crederci acquisendo la consapevolezza che forse questo è il modo migliore per contribuire alla valorizzazione di un territorio che, nonostante il perpetuarsi di politiche di rapina che lo hanno deturpato, possiede ancora risorse straordinarie, ambientali e umane che meritano di essere salvaguardate e valorizzate nell’interesse dell’intera comunità nazionale e non solo.

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