La fuga di gas

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Il durian, conosciuto dagli asiatici come “re dei frutti” (Foto da Wikipedia Commons)

Al calar del sole, dopo una giornata trascorsa tra nevrotici e bisognosi, mi accingo con mia moglie, con pacchi e borsoni della spesa, a prendere l’ascensore, quando una puzza di gas terribile ci sovrasta e ci accompagna fino al quindicesimo piano, creando in noi non poche preoccupazioni. Infatti, abitando in un grattacielo, non posso fare a meno di ripensare a immagini catastrofiche di un coinvolgente vecchio film degli anni ‘70: L’inferno di cristallo. Dopo un po’ mia nipote, che abita più sotto, ci telefona e ci esorta a scendere perché si sospetta una forte fuga di gas. In fretta e in furia mi rivesto tra le urla di mia moglie che mi incita a fare presto.

Non trovo le chiavi. Controllo le luci e scendo. Una folla di persone ai piedi della torre è tutta impegnata a chiamare i soccorsi. Niente, il 113 non risponde, il 112 nemmeno, il 115 non ne parliamo nemmeno. “Chiamiamo la vigilanza interna”, esclamo, “che a loro può darsi che rispondono”. Dopo poco ecco arrivare la guardia giurata della GESECEDI. Dal monoposto elettrico, bianco e blu, scende a fatica un giovanotto di 2 metri, forse qualcosa in più, della serie sorpresa kinder, che guardandoci con sospetto, dall’alto in basso, dopo aver raccolto le informazioni necessarie, si avvicina alle scale e con nostra meraviglia, subito chiama i rinforzi. Nel frattempo ecco piombare tra di noi un inquilino dell’undicesimo piano. Agitato e con la bimba in braccio ci urla: “Fate presto la fuga viene dal mio pianerottolo, presto prima che qualcuno muoia asfissiato”. La vigilanza, ormai diventata squadra, si muove all’unisono verso l’ascensore. Passano alcuni minuti ed ecco spuntare dal viale i vigili del fuoco. Cinque vigili, guidati da un omone di mezza età, arrivano in fila indiana. Chiude la fila il più giovane, al quale tocca l’onere di portare a spalla un saccone, al cui interno non ci è dato sapere cosa ci sia. I pompieri sono scortati a loro volta dai vigilantes e tutti insieme, in pompa magna, si avventurano nell’androne.

Passa una ventina minuti e la squadra scende al completo sempre in fila e ci invita a salire in quanto hanno avuto modo di scoprire da dove veniva l’odore di gas, appunto dall’undicesimo piano da un appartamento abitato da una famiglia di asiatici. I vigili infatti sono entrati nella casa, hanno appurato che la puzza veniva da lì ed hanno chiuso il contatore del gas. Purtroppo in casa c’era ad accoglierli una signora anziana che poco ha capito di ciò che stava accadendo a causa della incomprensione della lingua.

Trascorsa un’altra ora abbondante un altro inquilino, appena rientrato in casa, accanto agli asiatici, spaventato dal forte odore di gas, avendo una bimba ancora lattante, richiama i vigili del fuoco. La nuova squadra composta da altri vigili bussa alla porta della famiglia cinese, ma stavolta apre un giovanotto, padrone del nostro idioma, che infuriato apre il frigorifero da dove esce una puzza assurda di butano, che inonda la casa e tutto il pianerottolo, penetrando perfino nel tessuto dei vestiti. Il giovane, alzando la voce, afferma che non si tratta di una fuga di gas ma dell’odore del durian, un particolare frutto dall’odore e dal sapore infernali, di cui gli asiatici sono ghiotti, misteri antropologici! Questo frutto, considerato il più puzzolente al mondo, ha spinto un team di scienziati di Singapore a mettere in piedi un vero studio per capire il perché di tale fetore, per individuane i geni deputati all’olezzo. Lo studio è stato pubblicato su Nature Genetics dal professore Bin Tean Teh e dal suo team, che ha dichiarato che l’odore del durian deriva da elementi volatili dello zolfo, caratteristici delle uova marce e odori simili a quello di cipolla e dello scalogno fritto.  Per noi da oggi, è semplicemente puzza di gas.

1 commento su “La fuga di gas”

  1. Maddalena Marselli

    Bellissimo racconto fra il paradosso la tragedia la realtá…dobbiamo tener conto del melting pot in cui viviamo

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