100 ore di lavoro settimanali e ritmi asfissianti: la protesta in Goldman Sachs

tempo di lettura: 3 minuti
Foto da www.pixabay.com

Solo pochi giorni fa dalla Spagna è arrivata una ventata di speranza con il progetto pilota sulla settimana lavorativa di 4 giorni per un totale di 32 ore a settimana. Poco dopo, oltreoceano, è arrivata invece una richiesta surreale da parte dei dipendenti della famosissima banca Goldman Sachs: “Fateci lavorare solo 80 ore a settimana”. Quello che a primo impatto può sembrare uno scherzo, in verità è solo il risultato dell’esasperazione che regna tra i profili più junior della banca statunitense. Tredici dipendenti hanno presentato una denuncia formale (con tanto di presentazione power point e grafici annessi) in cui rilevavano la propria media settimanale di lavoro, di circa 98 ore. Come è comprensibile, questo ha sollevato un polverone mediatico cui il colosso finanziario sta provando a mettere una pezza.

Si denunciano turni di lavoro massacranti di circa 100 ore a settimana, poche ore di sonno a notte, pressioni da parte dei manager senior e serie ripercussioni sulla salute fisica ma soprattutto psicologica dei lavoratori: il 77% di costoro ritiene di essere stato vittima di abusi professionali. Questi giovani, spesso assunti appena terminati gli studi nelle più prestigiose università statunitensi, hanno denunciato un carico di lavoro sproporzionato al proprio ruolo e dei turni di lavoro disumani. Questa denuncia non ha lasciato impassibili i top manager di Goldman Sachs, che hanno deciso di avviare un’indagine interna per poter far luce sulla vicenda ed ascoltare le richieste dei lavoratori, dichiarando: “Riconosciamo che i nostri team sono molto impegnati perché il business sta andando bene e i volumi di affari sono a livelli storicamente elevati”.

Sembra paradossale che in un mondo globalizzato con precise e rigide regole, con standard internazionali che regolamentano certi settori, come quello sanitario (e lo stiamo vedendo con l’OMS o l’EMA) manchi una corretta regolamentazione del lavoro a livello universale. O meglio sulla carta magari si. Naturalmente quello di Goldman Sachs non è il primo né l’ultimo caso di sfruttamento lavorativo, se pensiamo che proprio il 22 marzo si è tenuto qui in Italia lo sciopero dei dipendenti Amazon, che chiedono maggiori garanzie e diritti nei propri contratti di lavoro, in particolare i dipendenti dei magazzini e i rider che si occupano delle consegne. I colossi della finanza, dell’e-commerce e le grandi multinazionali si trovano spesso al centro di scandali di questo tipo, senza contare le condizioni lavorative nei Paesi del Sud-est asiatico dove molte di queste compagnie delocalizzano la produzione per tagliare i costi della manodopera.

Dunque ben vengano le proteste, chi si ribella alle dinamiche dominanti dei mercati e della finanza incontrollata. É inaccettabile assumere giovani analisti e farli lavorare con turni massacranti dalle 9 fino alle 5 del mattino dopo, con solo quattro o cinque ore di sonno a notte. E bisogna lanciare l’allarme prima di non accorgerci più di niente, di assuefarci completamente a straordinari non pagati, stage con un rimborso spese di poche centinaia di euro al mese, turni che si prolungano ben oltre l’orario di lavoro, senza diritti, senza ferie, senza week-end liberi. Qualsiasi lavoro non vale la salute fisica e psicologica di un essere umano. Un dipendente di Goldman Sachs al primo anno guadagna circa 91 mila dollari, anche se per il tenore di vita di New York non si può dire che si arricchisce. Sorprende dunque che i 13 analisti di Goldman Sachs, che hanno dato il via a questa protesta, abbiano un salario più che dignitoso? La risposta dev’essere: No. Nonostante lo stipendio ben al di sopra della media, c’è un limite a tutto. Bisognerebbe ripensare il modello di sviluppo, capendo che, se l’evoluzione dell’essere umano e della società sta passando per alcune tappe fondamentali e rivoluzionarie, questo dev’essere accompagnato allo stesso modo dalla crescita del benessere individuale e collettivo. Lavorare per vivere, non vivere per lavorare. Riusciremo in questa ardua impresa? Se la Spagna ci prova, speriamo che anche negli Stati Uniti questo modello, direi spesso schiavista di lavoro, venga del tutto abbandonato. E speriamo anche che i giovani dipendenti di Goldman Sachs arriveranno non ad avere 80 ore di lavoro a settimana come hanno chiesto, ma quelle consone a poter vivere in modo normale, avendo il tempo di mangiare, fare una doccia o una passeggiata, dormire. Ricordandoci che la dignità e la vita di un essere umano non possono e non devono mai avere un prezzo.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Torna su