Senza gioco di squadra non si ottengono risultati

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Correre avanti senza considerare la posizione dell’avversario, magari anticipando il passaggio del proprio compagno di squadra, nel gioco del calcio è considerata una infrazione che blocca il gioco e annulla l’eventuale goal scaturito dall’azione di gioco così viziata. Come dire: l’intuizione solitaria del fuoriclasse non premia, anzi penalizza la squadra.

La democrazia e la politica sono sistemi, insiemi di regole, che funzionano quando sono dinamici, quando ci sono ritmo e armonia, quando alimentano il confronto tra le parti e così, a volte, permettono il raggiungimento di nuovi e più avanzati equilibri. Tutto per rendere possibile la civile convivenza tra gli esseri umani.

Indubbio è che, nei suoi discorsi al Senato e alla Camera dei Deputati, il Presidente Draghi abbia mostrato tutta la sua esperienza, politica e finanziaria, e capacità persuasiva di presentarsi come uomo super partes, caratteristiche che nella sua lunga carriera lo hanno portato a svolgere incarichi di mediatore tra colossali interessi finanziari ed economico-industriali. Certo non gli riesce difficile in un Parlamento con questi politici: è il bomber, il numero 10, al suo confronto gli altri sembrano giocatori di squadre di serie B.

Per certi versi i suoi progetti sembrano visionari, come visionari sono quei capitalisti che credono di possedere la chiave per la risoluzione dei problemi dell’umanità. Il suo è stato definito un discorso di alto profilo. A noi è apparso un modo colto per mettere insieme cento e più anni di teorie economiche, che non sempre hanno contribuito alla salvaguardia del pianeta e dei suoi abitanti: Joseph Schumpeter, John Maynard Keynes, John Richard Hicks e una rivisitazione ecologica dell’economia del benessere. Salvare tutti, o quasi: il problema rimane come garantire innovazione, sviluppo e benessere senza distruggere risorse naturali e umane.

Una sintesi, quella di Draghi, a tratti rocambolesca, tanto da rischiare di apparire poco credibile, non rispondente alla necessità di una incisiva azione di trasformazione del sistema. Poi ci sono i musei dove la Cultura verrà mostrata alla gente e, se possibile, perché compatibile e conveniente, se ne ricaverà anche qualche soldo. Tutto già visto, ascoltato e subìto.

Insomma un discorso che, se lo si potesse rappresentare con un grafico, avrebbe tante “curve”, care a certi economisti, con picchi verso l’alto e verso il basso molto pronunciati.

È fin troppo chiaro chi nel suo Governo prenderà le vere decisioni e quali criteri adotterà. Tutti devono essere aiutati e sostenuti, ma dovranno essere prese delle decisioni perché non tutte le aziende potranno o dovranno essere salvate, dice Draghi. E chi compila la lista di quelle fondamentali e di quelle che bene o male possono essere sacrificate? I tecnopolitici presenti nel suo Governo? Nel Parlamento troverà interlocutori credibili? Difficilmente, se riascoltiamo le dichiarazioni di voto. Ha citato l’importanza dell’interlocuzione con le forze sociali. Ma poi nel suo Governo ci sono Brunetta e Franceschini, maestri di “sconcertazione”, che hanno sistematicamente lavorato per lo svuotamento del ruolo delle organizzazioni sindacali, esse stesse ormai da anni alle prese con una crisi organizzativa, di identità e di proposta politica, schiacciate come sono nella gestione delle mille emergenze e incapaci di rinnovarsi.

Quelle che abbiamo ascoltato in questi giorni sono parole che lasciano intendere grandi svolte e cambiamenti. L’affermazione del Presidente “il tempo del potere può essere sprecato anche nella sola preoccupazione di conservarlo” è stata interpretata come una esplicita critica al Governo che lo ha preceduto. Forse queste erano le intenzioni ma nel senso di Giulio Andreotti, “il potere logora chi non ce l’ha”. E il potere che rappresenta Draghi è tale e tanto forte e consolidato che non può essere confrontato con chi alla guida del governo ci è arrivato sostenuto da un movimento politico giovane, inesperto e confuso.

Draghi ci ha sollecitato ad esercitare la capacità critica per entrare nel merito delle scelte che si faranno. È questo un impegno civile dal quale non ci sottrarremo soprattutto in questa fase di scarsa e debole rappresentanza politica.

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