Disordini in Spagna per l’arresto del rapper catalano Hasel

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17 febbraio: Proteste a Barcellona (Foto di Anna Tuccillo)

Pochi giorni dopo le elezioni in Catalogna, che hanno visto la schiacciante vittoria del partito indipendentista ERC (Esquerra Republicana), il 16 febbraio scorso la Catalogna è tornata al centro dell’attenzione per la vicenda del rapper Pablo Hasel. Hasel è un rapper catalano, condannato per numerosi tweet, per la precisione 64, scritti tra il 2014 e il 2016 e per alcuni versi delle sue canzoni, dove scherniva e attaccava non solo la famiglia reale spagnola, accusandola di essere criminale e mafiosa, ma anche agenti delle forze dell’ordine, definendoli “mercenari, torturatori ed assassini”. La sua canzone Juan Carlos el Bobòn, eliminando la “r” di Borbone in spagnolo assume il significato di “stupido, sciocco”. Hasel ha accusato la polizia di “torturare ed uccidere migranti e manifestanti” e tanto altro. L’Audiencia Nacional (Corte Suprema) dunque ha deciso di procedere e ha emanato l’ordine d’arresto per incitamento al terrorismo e ingiurie alla Corona. Secondo il procuratore Campos Navas, le parole utilizzate erano “del tutto impertinenti e innecessarie” per esprimere le idee del rapper.

Hasel, insieme a numerosi attivisti, martedì scorso, si è rinchiuso nell’Università di Lérida (Lleida, a 150 km da Barcellona), alzando barricate e raccontando attraverso lo smartphone la sua “resistenza” all’irruzione delle forze dell’ordine. Poi, i Mossos d’Esquadra, la polizia catalana, sono riusciti a superare le barricate e ad entrare nell’Università, arrestando il rapper, condannato a 9 mesi di detenzione e ad una multa di circa 30.000 euro.

Questa vicenda ha avuto un’enorme risonanza mediatica e ha suscitato un grande dibattito in merito alla “libertà d’espressione”. Moltissimi artisti, da Almodóvar a Trueba, hanno firmato un Manifesto in cui chiedono la scarcerazione del giovane rapper; perfino le forze politiche sono scese in campo per affrontare la delicata vicenda: il Presidente socialista Pedro Sànchez ha promesso una riforma del codice penale per depenalizzare i reati legati alla libertà d’espressione degli artisti, ed Amnesty International Spagna è intervenuta in merito “alla seria preoccupazione per la libertà d’espressione in Spagna”. Intanto, nella notte tra mercoledì e giovedì, a Barcellona e Madrid ci sono stati violentissimi scontri tra giovani manifestanti, scesi in piazza in favore di Hasel, e le forze dell’ordine. A Madrid, nella centralissima Puerta del Sol, le tensioni sono state così forti che ci sono state decine di feriti e una ragazza è tuttora in gravissime condizioni a causa dei proiettili di gomma sparati dalla polizia spagnola. Secondo fonti di Iridia, un’organizzazione catalana che si occupa di diritti umani, la ragazza avrebbe perso la vista: “Come diciamo da anni, le pallottole di gomma foam sono molto pericolose e possono causare gravi lesioni, perfino la morte”, affermano dall’organizzazione.

Insomma, ancora una volta, il dibattito sulla libertà d’espressione torna al centro della cronaca, in modo prepotente e violento. Appena un mese fa, dopo l’elezione di Joe Biden alla Casa Bianca e gli episodi di Capitol Hill, Facebook e Twitter avevano deciso di bloccare l’account di Donald Trump per incitamento all’odio, perpetrato sulle piattaforme social dall’ex-Presidente statunitense. Questa decisione destò non poche critiche tra l’opinione pubblica internazionale per la violazione della libertà d’espressione. In modo analogo, ma molto più grave per le conseguenze e le rivolte che ci sono state, il tema torna al centro del dibattito: la libertà d’espressione sui social media fino a che punto è tollerata? Dipende dal ruolo ricoperto dalla persona proprietaria dell’account o bisogna basarsi solo sulle parole utilizzate che fomentano il discorso d’odio? Il confine è molto labile, tra libertà d’espressione – diritto inviolabile e fondamentale in ogni democrazia degna di tale nome – e incitamento all’odio e alla violenza.

Sicuramente la situazione del rapper catalano ha riaperto la ferita della repressione “autoritaria” da parte del Governo spagnolo delle rivendicazioni di libertà, come quella dell’indipendenza catalana del 2017. Molti accusano la Spagna di essere una finta democrazia, dove il ruolo della Corona spagnola non è relegato solo ad un’immagine di mera rappresentanza dell’unità nazionale, ma anzi è fortemente autoritario. Dire questo significa essere parziali o sostenitori di un solo punto di vista. La Spagna è un Paese pluralista, si fonda sui valori della democrazia ed è guidato da un governo socialista-progressista. Sicuramente, però, non si possono ignorare le centinaia di giovani che sono scesi in piazza a protestare in favore della libertà d’espressione e contro la censura, e senza dubbio nel 2021 lascia attoniti assistere ad un arresto per opinioni scritte sui profili social. Non sarebbe il caso di riflettere sul risvolto politico di questa vicenda? Il rapper Hasel è stato imprigionato solo per i suoi eccessi verbali o in quanto sostenitore dell’indipendentismo catalano? Sia che si tratti di limitare la liberta d’espressione o di una diversa opinione politica, quest’episodio offusca l’immagine della Spagna così come siamo abituati a conoscerla.

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